CARLO A. MARTIGLI.
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La follia di Adolfo.
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2016 Mondadori Electa, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Toscana, 1911. Adolfo, il folle, il dongiovanni,  il cadetto di una nobile famiglia rispettosa delle regole e amante del buon cibo. Ed  proprio dai manicaretti che cucina Finimola, la cuoca di famiglia, e dalla sua corpulenta avvenenza, che inizia la saga dei Martigli. Dalla guerra di Libia agli amori, dai matrimoni alle piccole pazzie quotidiane, gli episodi familiari si snodano leggeri e profondi conditi dai sapori di una terra sanguigna, vivace e saporita come i suoi personaggi. Adolfo, il cui nome significa nobile lupo, conduce le danze, pi da pecora nera che da capobranco, trascinando in un vortice da tragicommedia perfino i suoi discendenti, come lautore del romanzo, che porta nascostamente il suo stesso nome.
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L'AUTORE.
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CARLO A. MARTIGLI, toscano, maestro del thriller storico con i best seller internazionali 999 LUltimo Custode, LEretico, La Congiura dei Potenti e La Scelta di Sigmund, vive e lavora a Genova. Se con il nome di Johnny Rosso ha scritto oltre venti romanzi horror per ragazzi, da ex dirigente di banca ha prodotto alcuni saggi in cui svela le oscure trame del potere finanziario. In questo romanzo, la toscanit di Martigli esplode con tutta la vitalit e lironia tipica della sua terra.
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A Sofia e Paolo.
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Tutti coloro che scrivono sono un po matti.
Il punto  rendere interessante questa follia
(Franois Truffaut).
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Prologo.
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DICIOTTO anni e tre mesi, finalmente avevo la patente di guida. Uso ancora la stessa, rosa e sfilacciata, che prima o poi sar sostituita da un pezzo di plastica, ma quando sar il momento dichiarer di averla persa, per non consegnarla. Perch quella foto spillata sopra, da bravo ragazzo, dai lineamenti quasi delicati,  un falso clamoroso. Da quella fotografia nessuno potrebbe infatti immaginare quale coacervo di pulsioni sessuali, ideologiche, familiari e letterarie si agitassero allora dentro di me. E che a volte si mescolavano tra loro, come i quattro formaggi di una pizza, facendomi innamorare di una pasionaria politica senza famiglia o dandomi brividi di ebbrezza alcolica nel leggere Eros e civilt di Marcuse.
In quella foto sembro un piluccatore di filetti di sogliole alla mugnaia, mentre in realt spolpavo le bistecche alla fiorentina scalfendo losso con i denti fino al bianco. Insomma, se pure rifiutavo lutilizzo delle armi nella lotta politica, dentro ero fondamentalmente un pericoloso e violento contestatore. Con unaggravante che mi rendeva ancora pi focoso, allo stesso modo in cui un ex fumatore  il peggior nemico di chi fuma. Nei miei lombi scorreva infatti un po di sangue blu, retaggio di una nobilt contadina, tradizionale, di bocca buona e di altrettanto appetito, con un gran senso dellonore e della giustizia. Un nobile sovversivo, insomma, la peggior specie. In quegli anni, oltretutto, ero venuto piano piano a conoscenza della storia di famiglia, del suo lento cammino verso la gloria fino al precipitoso decadimento ordito da alcuni traditori, membri dello stesso clan.  possibile, quindi, che il lievito che aveva fatto crescere lardimento, la rabbia e la passione rivoluzionaria fosse proprio composto dai funghi e dai batteri della vendetta per i soprusi subiti.
Con la forza della patente, quindi, quasi fosse il lasciapassare del conte di Montecristo, eccomi in viaggio, con lauto paterna, verso Navacchio, dove da cinquecento anni si trovava la villa di famiglia che ormai apparteneva ad altri. Gelido come un gazpacho, che allora non sapevo fosse un piatto freddo di origine spagnola, ma immaginavo come un crudele gaucho argentino privo di emozioni, tirai uno stantuffo di bronzo infilato nel pilastro del cancello di ferro, e uno scampanio si diffuse per tutto il giardino.
Speravo che lo zio Giulio fosse ancora vivo, ed ero pronto a tutto, anche a fare la pip contro il muro di cinta se non mi avesse aperto. Avanz barcollando verso lingresso sulle grasse gambe, basso e con lo stomaco prominente, come era sempre stato: uno zero al confronto di suo fratello, mio nonno, Angiolo di nome e di fatto. Il ritratto sputato di Henry Fonda quando faceva quel sorriso strano strizzando gli occhi e piegando allinterno il labbro superiore. Per lo zio Giulio era vivo, mentre mio nonno era morto da quindici anni.
Non fui pi conte di Montecristo, ma Amleto, pronto a dare allo zio usurpatore la lezione che si era meritata. Dal volgare giardino, con il ghiaino rumoroso e qualche roseto abbandonato, entrai nella villa e mi diressi nel salone, dove un tempo si realizzavano i pranzi di cui avevano narrato le cronache pisane e livornesi, una volta tanto daccordo. Spostai il grande tavolo da dieci posti, lo spinsi verso il camino e da un chiodo di ferro battuto staccai lo stemma di famiglia. Uno scudo con tre artigli dargento in campo doro. Tre artigli, quelli che aveva usato un certo Paolo, nella met del Trecento, dando vita al cognome Martigli, il patronimico.
Che cosa fai?, mi chiese lo zio, con uno stupore misto ad apprensione.
Riprendo ci che  mio, risposi indifferente.
Cos, con il pi prezioso oggetto del mondo sul divano posteriore dellauto, me ne tornai a Livorno, felice e trionfale epilogo di una storia iniziata esattamente settantanni prima.

I.

NEL NOVEMBRE del 1911 la guerra italo-turca era iniziata da un paio di mesi, e tra i coscritti ufficiali venne richiamato alle armi il livornese Pietro Martigli, in qualit di capitano, anche se di militare conosceva soltanto il saluto delle reclute quando venivano congedate, la mano sinistra sullavambraccio destro.
Una strage di tordi, colombacci e fagiani preannunci la festa di commiato che il podest di Navacchio gli aveva organizzato con tanto di banda e un rinfresco in villa, naturalmente a spese della famiglia Martigli.
Per alcuni giorni dalle grate della cantina continu a salire il fetore della cacciagione appesa per il collo: quando questo si fosse staccato dal corpo, la carne avrebbe raggiunto la perfetta frollatura. Frotte di gatti si accostavano, molti arrivando a coda dritta. Nella miracolosa speranza che le basse finestrelle si aprissero, e gli uccelli morti volassero loro in bocca, attendevano seduti il miracolo con stoica pazienza. Ogni due o tre ore Finimola scendeva in cantina a controllare e raccogliere gli uccelli caduti dal laccio prima che vi si avventassero sopra i topi. Finimola era la cuoca, un donnone a forma di uovo con i capelli neri schiacciati sulla testa e con una riga nel mezzo, e che camminava ondeggiando a causa del grasso nelle cosce. Si chiamava cos perch alla nascita della dodicesima femmina il padre non ne pot pi. Voleva un maschio. Dopo essere passato per lanagrafe comunale per darle quella nemesi di nome, si diceva fosse partito per lArgentina senza nemmeno tornare a casa dalla moglie e dalle altre undici figlie.
Finimola si comportava da padrona con tutti, perch in casa Martigli avere in mano le chiavi della cantina significava avere quelle del potere. La temevano le serve, le cameriere e in parte pure il contabile, Don Nando, un siciliano trapiantato in Toscana per sfuggire a una faida familiare di cui nessuno aveva mai osato informarsi. E lui, che faceva il misterioso, probabilmente non conosceva neanche le origini di quellantica contesa. Magro come unacciuga, portava con distinzione un paio di baffetti allumbertina che ogni giorno impiastricciava di sego. Quando i fattori venivano a fare i conti, prima di andare da Don Nando, passavano per dalla cucina, portando un omaggio a Finimola. Poteva essere un giovane porcello, due capponi, una forma di pecorino stagionato o perfino una boccetta di prezioso aceto balsamico, appena spillato dalla settima botte, la pi piccola, e vecchio dai sette ai cento anni. I nobili e i ricchi ne usavano mettere qualche goccia sul gelato alla crema, o sul sorbetto di limone. Si diceva che avesse persino qualit taumaturgiche, contro lanemia, la malinconia e la bile nera: balsamico, appunto.
Non era obbligo lomaggio, ma guai ad arrivare a mani vuote: Finimola era capace di appioppare loro delle mestolate sulle mani. Scherzando, certo, per facevano male sulle nocche, soprattutto dinverno.
Lunico con cui si dimostrava dolce e premurosa era il fratello minore di Pietro, Adolfo, detto il pazzo. Brillante, sicuro di s, viziato fino allosso, non aveva mai combinato niente nella sua vita e ora, alla soglia dei trentanni, aveva deciso di fare limpresario teatrale. La passione di Finimola per Adolfo aveva unorigine ben precisa, che tutti conoscevano, ma facevano finta di niente. Lei lo aveva iniziato, poco pi che tredicenne, ai misteri del sesso, facendogli da nave scuola, come si diceva a quei tempi. Questo il segreto di Pulcinella che aleggiava nella casa e che intristiva Don Nando, innamorato di Finimola.
Il giorno prima dellevento, tutti gli uccelli erano stati spennati, eviscerati e messi in una bagna daceto, che levava appena il gusto della bestia, poco gradito alle signore. La ribollita, che a chiamarla zuppa Finimola si arrabbiava, era gi cotta con il cavolo nero e la cicerchia, e aspettava solo la seconda fiammata, altrimenti non si poteva chiamare ribollita. Servirla prima della caccia era la su morte, perch faceva bene, riempiva la pancia e cos avanzava pi carne.
Messo al corrente da qualche spia della canonica, il Messaggero Toscano, giornale dispirazione cattolica, non perse loccasione di prendere in giro lavvenimento e soprattutto il pranzo. Nellarticolo in seconda pagina si stigmatizzava la strage di pennuti, si augurava che le libagioni non portassero disordini, si ricordava che la gola, ovvero lingordigia dei piaceri della tavola, era uno dei sette vizi capitali e che chi vi partecipasse commetteva peccato mortale. La vignetta che accompagnava larticolo mostrava un gruppo di grassi animali che ne mangiavano altri, e sintitolava Massoni a banchetto.
Pietro Martigli, infatti, anticlericale e mazziniano, non solo non nascondeva la sua appartenenza alla massoneria, ma si fregiava pubblicamente del titolo di maestro venerabile. Quello che per fece piangere Finimola fu la rappresentazione di una scrofa che assisteva soddisfatta al banchetto, vestita di un grembiule e un cappello da cuoco, e con in mano una grande forchetta e un cucchiaione. Quando Don Nando prov a consolarla, lei gli si gir contro, investendolo di male parole: come aveva osato pensare che quel maiale fosse proprio lei?
Questo spezz definitivamente il cuore al contabile, che dette le dimissioni e se ne and via qualche giorno dopo. La sua precipitosa fuga caus purtroppo una serie interminabile di guai non solo a Pietro, ma anche a tutti i suoi discendenti, me compreso.  proprio vero che un battito dali di una farfalla a Livorno pu provocare, in un insieme di strane concatenazioni, la caduta della Torre Pendente a Pisa. Ma al di l delle speranze dei labronici, pu davvero accadere e, nel mio caso, accadde.

II.

IL GIORNO prima di partire per Genova, dove lo attendeva lincrociatore ausiliario Citt di Siracusa, in procinto di salpare per la Libia, Pietro Martigli si rec a Livorno per un secondo e pi regale pranzo di addio a palazzo de Larderel, dal vecchio Florestano, gi amico di suo padre. Il de, con tanto di patente di nobilt, era stato un dono di Leopoldo II di Toscana al nonno dellanfitrione, Franois Jacques Larderel, un semplice soldato di Napoleone che prima dei trentanni era riuscito a mettere a punto un sistema per sfruttare i soffioni boraciferi di Montecerboli. Dal suo cognome questa localit prese poi il nome di Larderello, come ancora oggi  conosciuta.
Il palazzo livornese della famiglia, in via dei Condotti, rappresentava allepoca quanto di pi grande e lussuoso si potesse immaginare. Da un portone di bronzo sulla facciata neoclassica, sovrastata da una metopa copiata dal Partenone, si entrava in un androne faraonico, sempre accolti da un lacch che annunciava lospite al maggiordomo. Se il primo era gradito, il secondo lo precedeva lungo uno scalone che si sdoppiava sotto lo sguardo severo di due statue imponenti poste in due nicchie. Il bisnonno le aveva battezzate con due nomignoli.
Ciao camicia, diceva quando prendevano lo scalone di destra per andare nello studio e passavano sotto lo sguardo imbronciato di Niccol Machiavelli.
Ciao culo, sussurrava quando invece salivano per quello di sinistra che portava al salone rosso, dove si ricevevano gli ospiti importanti e che era adiacente alla gran sala da ballo ricca di stucchi dorati sui muri verde pisello. Il culo era rivolto a Dante Allighieri, con due elle, come stava scritto alla base della statua, perch con quel dito puntato verso se stesso, quasi a dire guardatemi bene sono proprio io, aveva unaria troppo supponente e arrogante, e al mio bisnonno non andava gi.
Pietro salutava i due toscani di gesso con quel tanto di voce che il maggiordomo potesse sentire, ma dovesse fingere di non aver udito: il bisnonno era infatti convinto che nel suo intimo si divertisse anche lui. Il motivo per cui avesse battezzato quelle statue in quel modo era noto solo allamico Piero Ginori Conti, genero di Florestano, e nessuna nota del suo diario semiserio lo svela. Piero condivideva altri segreti del bisnonno, come quello di sostenere con aria del tutto seria che Larderel fosse il nome francese del lardo, e per tale motivi, a ogni desinare, colazione e pranzo fosse obbligo in quella casa mangiarlo su fette abbrustolite di pane, appena profumate daglio fresco, quasi fosse una cerimonia. Letimologia poteva essere corretta, ma non lusanza, anche se Florestano soffriva di gotta, tipico male da eccesso di carni grasse e rosse.
Tu sei marchese, ripeteva spesso Pietro allamico, ma decaduto, perch non soffri di podagra. Se cos fosse te ne staresti tutto il giorno con il piede sul cuscino, con lalluce gonfio, e qui strizzava locchio, a fartelo coccolare dalle serve.
Quella sera Florestano aveva dato ordine che tutta la cena fosse a tema arabeggiante, per abituare il suo ospite ai cibi che avrebbe trovato in Libia, come pronunci nel brindisi augurale. Quando gli ospiti, una decina in tutto, si sedettero a tavola, entr il maggiordomo con un turbante in testa, che con il frac lo faceva assomigliare a un ragi indiano. Sembra che Pietro avesse labitudine di esagerare, pi per divertire se stesso e gli altri che non per vanagloria, una sorta di Mnchhausen della tavola. Quello che scrisse super tuttavia la sua pur straordinaria immaginazione, quindi doveva esserci qualche cosa di vero.
Ogni piatto di portata veniva annunciato dal maggiordomo in un arabo probabilmente maccheronico, ma tanto nessuno lo conosceva. La cena inizi male e fin peggio. Quando arriv una ciotola di una minestra rossa, Pietro cominci a sorbirla in allegria, anche se la trov particolarmente saporita, forse troppo. Solo dopo averla finita si accorse che si trattava di una salsa piccante a base di peperoncino, da versare sul couscous di pesce.
Le code di pecora arrosto ricoperte da una glassa verde lasciarono tutti perplessi, compreso Florestano, che la scans e cominci a innervosirsi: lidea della cena mediorientale era stata unidiozia.
Furono servite erbe di ogni genere, condite con miscellanee di spezie che al palato degli ospiti risultarono del tutto improbabili: cumino, menta, sommacco, timo e sesamo. Perfino del preziosissimo zafferano, quello rosso per, precis impropriamente il povero Florestano, sempre pi afflitto. Quando il maggiordomo annunci il kk, si sollev un mormorio ironico che per lievit in grida di approvazione quando si rivel essere un banale ma saporito cacciucco. Tuttavia, ci che spense definitivamente il sorriso dalle labbra del bisnonno fu larrivo inaspettato del fratello minore, Adolfo, detto il pazzo.

III.

FECE il suo ingresso nella sala da pranzo, invano rincorso dal maggiordomo, sfoderando uno di quei sorrisi che tanto piacevano alle donne. Chioma corvina spettinata, cappello sulle ventitr, scarpe lucide a specchio e le immancabili morbide ghette di pelle, chiuse con bottoncini di madreperla, che si faceva realizzare dal ciabattino Mannucci, mastro pellaio, come era scritto fuori della bottega. Con un ampio gesto del braccio, Adolfo si tolse il cappello, che appese a una sedia, e i guanti, che sinfil nella tasca della marsina. La portava sia di giorno sia di sera, a indicare il suo stato di nullafacente.
Prese quindi una sedia, e la spinse tra il vecchio Giustignani e il giovane Scaramang, venuto apposta da Trieste. A tavola si fece silenzio e i baffi a punta del nobile Orlando fremettero, ma De Larderel gli poggi una mano sul braccio e fece cenno a uno dei camerieri di aggiungere un piatto. Al bisnonno Pietro si imporporarono le guance. Era la sua festa daddio, o piuttosto di arrivederci ai suoi vecchi amici, perch di morire in guerra non ci pensava proprio. Alla comparsa inaspettata del fratello minore lo stomaco gli si chiuse a riccio, mentre gi pregustava larrivo dei famosi tordi con la stessa devozione con cui i suoi concittadini aspettavano l8 settembre per celebrare la Madonna di Montenero. Daltra parte, sul braccio destro del sacro dipinto della Madonna stessa  raffigurato un uccellino a becco aperto, che pare proprio un tordo che zirla, secondo lopinione del bisnonno. Il quale non mancava di ricordarlo tutte le volte che, nelle principali feste comandate, incontrava il buon vescovo Giani.
Ti rester sul gozzo, prima o poi, massone di un miscredente, gli ripeteva fingendo di dargli una manata.
Detto da un vescovo ebreo, sono sicuro che non accadr, gli rispondeva il bisnonno, e si scansava.
Insomma, il tordo era un suo chiodo fisso oltre a rappresentare un motivo di continua ilarit tra lui e il Ginori, ogni volta che ricordavano un episodio accaduto qualche anno prima.
Nella villa di questultimo, a Lucca, erano stati appena serviti dei tordi in casseruola. Quelli ripieni di fegato, cuore e di un cubetto di lardo, con le olive e le bacche di ginepro, ma senza il pomodoro, che levava in parte lacuto odore di selvatico che tanto piaceva ai due commensali. Parlavano di caccia, e se fosse pi saporita la carne di lepre o quella di cinghiale. Se Ginori manteneva un contegno allinglese, storcendo appena il labbro superiore, il bisnonno era uso accompagnare le sue tesi con un ampio gesticolare delle mani. E per essere pi libero nei movimenti, spesso posava sul piatto le pesanti posate dargento che in casa Ginori erano dobbligo. Il valletto, da dietro, piombava allora alla sua sinistra, e gli toglieva il piatto, pieno o vuoto che fosse.
Quella volta nel piatto cera un tordo, lultimo di sei della dozzina che si erano divisi. La scena si svolse in un attimo: la mano del cameriere si era appena sollevata dalla tavola con il piatto incriminato tra le dita. Con la velocit del lampo e molto prima che il pensiero inducesse lazione, il bisnonno piant la forchetta sul palmo della mano del malcapitato.
Molla il tordo, fu la frase che grid quasi, nonostante leducazione.
Mi scusi, replic il valletto, mettendo un tovagliolo sulla ferita perch sarebbe stato sconveniente mostrare del sangue a tavola, se non quello gocciolante da una tagliata cotta sul sale grosso e guarnita di rosmarino, rucola e granelli di pepe nero. Senza pomodoro e senza aglio.
Molla il tordo, per Piero e Pietro, da quel giorno era diventata una specie di parola dordine, o per farli ridere quando si doveva stare seri, come a teatro o in chiesa, o per non lasciare che qualcun altro si appropriasse di una conversazione o di un argomento al quale erano interessati. Ma per Pietro, comunque, il tordo rappresentava soprattutto la pi alta espressione di libidine culinaria, la baiadera con la quale condividere le pi alte vette del piacere, gustandone ogni singolo attimo e sperando che il tempo non dovesse mai finire, nellestasi del godimento. E nellattimo che precedeva lentrata del vero uccello del paradiso, era arrivato Adolfo a guastare tutto, e forse a pretendere di mangiare anche una parte di quelli che gli spettavano come ospite donore. A conferma, nel silenzio della tavolata, risuonarono, ostiche alle sue orecchie, le prime parole di Adolfo.
Allora? Niente tordi? Non ditemi che sono arrivato in ritardo.
Il vecchio Florestano de Larderel annu pi volte, paziente, e gli fece cenno di sedersi, anche se Adolfo lo aveva gi fatto. Era abituato alle intemperanze della sua nuova seconda moglie, molto pi giovane di lui, e del fratello che si era portato in casa. Fissato con le cravatte enormi, alla moda turca, dai disegni sgargianti che asseriva riproducessero i fasti di lussureggianti harem, lo avrebbe spedito volentieri in Turchia a sue spese. Anche se cera la guerra, anzi, a maggior ragione. Bastava che si levasse di torno, oltretutto gli sarebbe costato meno.
Grazie, marchese, rispose Adolfo,  sempre un piacere essere ospite a casa sua. Ma non vedo sua moglie, n tantomeno altre donne, a questo desco. Perci libiamo alla loro assenza, gioia e tormento per noi poveri uomini.
Tracann come fosse acqua un intero calice dal bevante stretto, adatto a degustare un Brunello Paccagnini, che lanno precedente aveva vinto un premio allEsposizione franco-italiana di Roma. Un vino scuro, da assaporare meditando sulla densa bruma che al mattino presto ricopre i colli senesi, nascondendo agli occhi la base dei cipressi. Un vino da oltre venticinque lire la bottiglia, inferiore per prezzo solo al Barolo dei Falletto, che raggiungeva anche le quaranta lire, a seconda delle annate.
Adolfo si pul la bocca, lasciando sul tovagliolo una chiazza rosa.
So che non si dovrebbe bere in tal modo, ma avevo sete, signori miei. Lo stesso avviene quando  da lungo che non fornichiamo. La prima  di sfogo, la seconda  di piacere. Anche se, per questultima piacevole attivit, non posso lamentarmi.
A starlo a sentire ci si sarebbe persi nei suoi voli pindarici, ripieni di donne, soprattutto. Non mancavano neanche riflessioni filosofiche, sulla vita in generale, sullinutilit della stessa, sulle illusioni della religione. Tuttavia, appena la discussione su quei temi portava a discorsi veramente seri, Adolfo deviava improvvisamente con un lazzo o una parolaccia.
E se non riportava allo scherzo largomento, prendeva guanti e cappello e adduceva la scusa di un appuntamento galante, che stava quasi per dimenticarsi, con una signora, il cui marito si trovava in viaggio. Per rispetto si accompagnava infatti solo a quelle sposate, in quanto per quelle ancora nubili si doveva presupporre la verginit, a meno che non facessero il mestiere. Che se ne andasse sempre a donne poteva anche essere vero, data la sua nomea di dongiovanni, ma in altri casi era stato visto passeggiare solitario sulla spianata davanti al gigantesco Palace Hotel, un tempo vanto della citt e allepoca gi in fase decadente.
Al tramonto, quando sullacqua appena increspata di riflessi cristallini il rosso e il giallo si confondevano come su una foglia dacero in autunno, si infilava degli occhiali scuri e fissava il sole nella sua lenta caduta. A un pescatore di polpi, con cui aveva quasi fatto amicizia, confess che aspettava di vedere lultimo raggio, un lampo, tra lazzurro e il verdastro, che durava solo una frazione di secondo, prima che il disco dorato si spegnesse nel mare. Laveva visto per caso, una sola volta, e costringeva il pescatore ad attenderne lapparizione con lui. E mentre laltro si copriva la fronte con la mano, Adolfo dimprovviso lo scuoteva.
Allora, lo hai visto?.
No signore, mi  scappato, rispondeva laltro gettando il berretto a terra.
Resterai sempre un ignorante, finch non vedrai il raggio. Quello ti apre la testa, ti illumina e te la riempie di cose intelligenti. Cos finalmente prenderai pi polpi. Sei contento?.
In realt non lo aveva visto neanche lui, ma si divertiva a scherzare. Poi gli dava un soldo e cambiava discorso.
Una volta tuttavia pretese di essere invitato a casa sua, perch gli aveva detto che sua moglie avrebbe preparato il polpo briao, ubriaco in livornese. A lungo raccont quella sera alle donne che frequentava, che squittivano di raccapriccio e spesso gli si buttavano tra le braccia per essere consolate.
Vidi la donna afferrare il polpo per i tentacoli, come fossero un mazzetto di crisantemi, e sbattergli la testa sul tavolo di marmo, fino a ucciderlo. Quindi, dopo averlo deterso con lacqua dal sangue, con la sola forza delle mani gli estrasse il dente a uncino. E infine, mio Dio, mi vengono i brividi solo al ricordo, dopo avergli spazzolato la pelle viscida con un panno sporco, gli cav gli occhi e gli estrasse le viscere.
A quel punto alcune donne svenivano e quando si riavevano, il calore dei baci di Adolfo e la sua foga impedivano ogni resistenza. Ma se restavano vigili e attente, lui sapeva gi che, dopo, la soddisfazione carnale sarebbe stata ancora pi prepotente.
Con un coltellaccio sezionava il polpo in pezzi di diversa misura, i pi grandi per mangiarli da soli, i pi piccoli da mettere nella pasta. Dopo aver aggiunto nella casseruola aglio e prezzemolo e vino rosso in quantit, ne saggiava la cottura infilando i rebbi nella carne, finch non fosse del tutto morbida. Come la tua, amor mio, concludeva sempre.
Questo era Adolfo, e molto altro ancora, e i commensali evitarono di dargli corda, riprendendo i conversari sui pi disparati argomenti, lasciando che, nel caso, i suoi restassero soliloqui.

IV.

UNA SETTIMANA pi tardi, la notte prima della partenza, Pietro non riusc quasi a dormire. Lasciare la conduzione dellazienda agricola senza la supervisione di un fedele contabile come Nando, lo preoccupava molto di pi che non trovarsi davanti ai cannoni dei mammalucchi, comerano chiamate in spregio le milizie turche. Aveva visionato diversi candidati, ma nessuno sembrava possedere i requisiti necessari. Persone anche competenti, ma tutte con quellaria untuosa e adulatrice che significava infedelt di fondo, non appena se ne fosse andato. Non potendo lasciare la gestione alla moglie, in quanto donna, o al fratello, in quanto scriteriato, si era alla fine deciso ad affidarsi a tale Marinucci, giovane di studio dello studio notarile Della Seta. Glabro, silenzioso, scapolo ed esperto di contabilit, gli era sembrata la scelta meno peggiore. Con laiuto dello stesso notaio, Marinucci sarebbe stato in grado di badare ai conti dellazienda e soprattutto di tenere a freno le richieste economiche del fratello.
La mattina, ancora assonnato, ricevette i freddi saluti della moglie Rosa, che la sera prima gli aveva perfino rifiutato il favore coniugale. Non gli aveva perdonato la partenza, bench non fosse una scelta del marito, come questi le aveva invano spiegato. I figli, Angiolo e Giulio, si presentarono uno dietro laltro e baciarono la mano del babbo, come era stato loro insegnato. Pietro invece li abbracci entrambi, dopo quel gesto dovuto, perch mostrare i sentimenti era considerato diseducativo, ma in unoccasione come quella si poteva certamente trasgredire. E sua moglie glielo permise con unocchiata accondiscendente.
Davanti allingresso della villa, mentre Pietro e Adolfo finivano di caricare i bagagli sulla nuova automobile, una White Motor arrivata pochi mesi prima nientemeno che dagli Stati Uniti, Finimola si present con un pacchetto in mano.
Signor Pietro, disse cercando di trattenere le lacrime, un pasticcio.
Che cosa hai combinato Finimola? Scusa, ma non  il momento.
No, lo corresse la cuoca, le ho preparato un pasticcio di fegato di cinghiale. Da portar via, se avesse fame durante il viaggio.
Quello con il lardo e il formaggio?.
S, e le uova, il marsala, la cipolla, il basilico, lalloro, il rosmarino, la maggiorana, lo scalogno.
Se non lavesse fermata, Finimola sarebbe andata avanti a descrivergli ingredienti e preparazione, e Pietro sarebbe rimasto ad ascoltarla, pregustando grazie alla memoria il futuro assaggio. Ma se avesse perso limbarco, sarebbe stato dichiarato disertore e condannato a morte. Anche se quel pasticcio valeva una vita intera.
Grazie, Finimola.  il pi bel regalo che mi potessi fare.
Lei sinchin e dette unocchiata ad Adolfo, che prima aveva tenuto in braccio e poi tra le gambe. La confidenza tra i due faceva scandalo, ma solo tra i pochi forestieri ospiti in villa: in tutta Navacchio, invece, nessuno ignorava quella storia.
E tu guida con giudizio, gli disse puntandogli il dito contro. Questi aggeggi moderni sono opera del diavolo. Se succede qualche cosa al padrone, non osare tornare.
Adolfo le fece una linguaccia e con la manovella avvi il motore a vapore. Aveva insistito fino allo sfinimento affinch il fratello comprasse unauto ad acqua. Lacqua  pulita come i pensieri di una vergine, diceva, mentre la benzina puzza come una fabbrica di solventi chimici. Aveva ragione, anche se, secondo Pietro, aveva poca o nessuna esperienza in entrambi i campi.
Dopo meno di due ore di viaggio, arrivarono a Livorno e si fermarono sul molo dove troneggiava il Duca degli Abruzzi, sintende il piroscafo. Mentre Pietro teneva stretto al braccio il pacchetto di Finimola, Adolfo pens a scaricare i bagagli, a presentare i documenti del fratello al picchetto di guardia alla passerella degli ufficiali, e a presentarsi a una giovane signora che nascondeva le lacrime sotto un ombrellino di pizzo bianco e un cappello di taffet. Fece tutto alla svelta, come se non vedesse lora di liberarsi del fratello. Ma prima di salire, trascurando la signora che ormai si stava allontanando e pi di una volta si era girata verso di lui, ignorando il marito a bordo, abbracci il fratello. E lo strinse cos forte che per un momento Pietro pens che gli volesse davvero bene, e dovette trattenere la commozione che gli era salita fino in gola.
Ci vedremo presto, gli disse, staccandosi. E mi raccomando, comportati bene. Ora sei tu il capo della famiglia.
No, rispose Adolfo, quello sarai sempre tu. Senza di te non esiste famiglia.
Aspett di vederlo salire, sotto il fischio del guardiamarina che annunciava la presenza di un nuovo ufficiale. A lui non sarebbe mai capitato, al massimo gli avrebbe fischiato dietro un poliziotto. Quella era la vita. Bastava nascere primo o secondo e tutto cambiava: al primo figlio onori e oneri, al secondo la libert di fare come gli pareva. Se si era ricchi, beninteso. I figli dei carbonai o degli operai, invece, erano tutti uguali, e il destino se lo trovavano cucito sulla pelle, infame per tutti. Solo pochi fortunati riuscivano a strapparselo di dosso. Meglio per lui.
Una nuvola di vapore segn la partenza del piroscafo: in lontananza aveva notato quellombrellino bianco e, come lo raggiunse, gli si mise dietro, rispettandone il passo, con lauto che sbuffava. Solo quando la donna si gir per la terza volta e accenn un sorriso, la sorpass e tir il freno, porgendole la mano per invitarla a salire.
Ho lasciato mio fratello, disse mentre lauto scivolava tra le carrozze e le biciclette.  partito al posto mio per la guerra a causa di una mia vecchia ferita alla testa. E voi?.
Mio marito, non doveva per via dellet avanzata, ma  andato volontario.
Io non lavrei mai fatto, al posto suo.
Lauto si ferm allo Chalet Alhambra, davanti al mare e poco dopo lippodromo. Ritrovo della nobilt, se qualcuno del popolo si azzardava a chiedere un caff, glielo preparavano con i fondi, pessimo, per evitare che ritornasse. I fiori ormai ingialliti del pitosforo emanavano un odore mielato, pronubo ai discorsi sulla vita e sullamore. Il tiepido settembre e un sorbetto di mele verdi bagnato da un bicchierino di Cointreau, e guarnito con una stecca di cannella, petali di rosa e frutta candita, fecero il resto. Ma gi Adolfo pensava a una conquista che di primo acchito gli pareva assurda e improbabile, e proprio per questo gli scaten la fantasia.

V.

LE PRIME lettere dal fronte arrivarono poche settimane dopo larrivo a Tripoli, che il contingente italiano aveva occupato senza incontrare quasi alcuna resistenza. A corredo dei suoi scarni scritti, le buste contenevano delle foto, scattate con una fotocamera Kodak a soffietto, che Pietro si era comprato prima di partire, insieme a una ventina di costosi rulli, i primi in commercio. Fino allarrivo della successiva, la missiva veniva letta dalla moglie ogni sera, davanti al camino, per fare apprendere ai figli la nobile importanza di combattere per la patria.
Le uniche note nostalgiche, che passavano senza problemi la censura militare, riguardavano il cibo. Alla mensa ufficiali la pasta era finita dopo pochi giorni, e i cuochi italiani erano stati costretti a inventarsi delle piadine di farina tagliate a strisce e condite con il sugo. Sembravano per vermi da pesca, anzich spaghetti. Angiolo e Giulio si divertivano a osservare la faccia schifata di Finimola, che a volte si faceva il segno della croce con un mestolo in mano, mentre ascoltava in silenzio.
Fossi andata con il padrone, os dire una volta, ora non soffrirebbe la fame.
Tu pensa ad Adolfo, gli rispose gelida Rosa, che non aveva mai digerito la scandalosa connivenza della cuoca con suo cognato, e ringrazia il cielo che non ti posso licenziare.
Fu quella la seconda volta che Finimola pens seriamente di andarsene. Con i risparmi avrebbe potuto perfino comprarsi una trattoria e fare finalmente la padrona, ma quella dei Martigli era sempre stata la sua casa. E poi provava troppo rispetto per padron Pietro, e voleva troppo bene al signorino, come chiamava Adolfo in presenza di estranei. Cos quando seppe che per il giorno di Natale il signorino aveva intenzione di recarsi a Roma, e per la prima volta, in tanti anni, non ci sarebbe stato un uomo in casa per le feste, massima sfortuna, decise di tentarlo per la gola, dato che la carne ormai era roba antica.
Secondo le ferree indicazioni di Rosa, alla Vigilia avevano mangiato tutti di magro: filetti di baccal con patate, profumati di pecorino grattugiato e cosparsi di pepe nero. In questa solenne occasione, Pietro pretendeva invece come antipasto una salsiccia di maiale, per protesta contro il papa. Ma nel portare in tavola i ricciarelli preparati con le sue mani, Rosa aveva annunciato che lindomani il pranzo sarebbe stato a base di pasticcio di piccioni.
Con una sorpresa, aveva aggiunto, ma solo se il signorino resta a pranzo.
Era il piatto preferito di Adolfo, che da piccino gli aveva addirittura procurato unindigestione. Se suo fratello non gli avesse ficcato le dita in bocca per farlo vomitare, avrebbe perfino potuto morire, cos aveva detto il medico, lodando lallora giovane Pietro. Cos Adolfo decise di partire il giorno successivo per non perdersi il pasticcio.
Si svegli di notte, Finimola, per preparare quella prelibatezza, cui avrebbe aggiunto la sorpresa: un tartufo che aveva comprato dallo speziale con i propri risparmi. Nero, pi delicato del bianco, dal piglio pi deciso, che avrebbe potuto sovrastare il profumo del pasticcio. Il nero lo avrebbe invece esaltato.
Alle tre di notte era gi in cucina, e mescol la farina con del burro freddo conservato nella ghiacciaia, sale e acqua, fino a ottenere una pasta morbida e omogenea. Doveva riposare per almeno due ore, forse tre. Trit quindi del lardo con la mezzaluna e vi aggiunse pinoli, gherigli di noce, pepe nero e zenzero in abbondanza. Dopo aver svuotato i piccioni delle interiora e averli salati dentro e fuori, vi infil quel composto. Mise i piccioni in due casseruole che poggi sulla grande stufa a legna.
Per non morire di caldo si avvolse la testa con un panno bagnato e lasci che le bestie sfrigolassero nellolio per un quarto dora, aggiungendo di continuo del vino rosso, i cui fumi le davano gi alla testa. Verso lalba stese la sfoglia e vi avvolse i piccioni a uno a uno, riponendoli nella teglia con altro olio e aggiungendo del vino. Alle undici avrebbe infilato le teglie nel forno di ferro, davanti al camino, in modo che per luna fossero pronti, non appena tutti fossero tornati dalla messa. E a quel punto, solo in tavola, avrebbe tagliuzzato il tartufo a freddo, a scaglie sottili, e, come da tradizione natalizia, si sarebbe seduta a tavola con i padroni.
Ma quando i sarcofagi dei piccioni stavano cominciando a indorarsi e la carrozza era pronta per portare la famiglia a messa, il campanaccio suon pi volte, con rudezza. Il postino in divisa da soldato fece il saluto militare e consegn a Rosa una lettera con il sigillo del comando tripolitano. Lei la apr e sbianc.
Durante una missione esplorativa, il plotone comandato dal capitano Pietro dei Martigli non era rientrato e tutti i componenti erano dati per dispersi, lui compreso.
Da quel momento Rosa decret unora di preghiere al giorno alla Madonna di Montenero, per invocare la grazia del ritorno del marito, e nessuno avrebbe mangiato pi carne, domestici compresi. Finimola lasci bruciare i piccioni fino a che si ridussero in carbone, e quella fu la sua preghiera, mentre Adolfo baci tutti e and a Pisa a prendere il primo treno per Roma.

VI.

LA RAGIONE di tanta fretta di partire, dissuasa solo in parte dal pasticcio di Finimola, era dovuta alla rappresentazione del Ballo Excelsior al Teatro Adriano di Roma. Se pure era rimasto sinceramente addolorato dalla notizia della scomparsa del fratello, Adolfo riteneva che ora, come non mai, assistere a quello spettacolo fosse quasi un modo di rendere omaggio a Pietro.
Pi volte aveva infatti espresso il desiderio di andare a vedere il Ballo Excelsior, raffigurazione scenica della fede massonica, dove la Luce e la Civilt vincevano sulloscurantismo. Roma sarebbe stata il luogo perfetto, per poi magari finire sotto le finestre del papa a fare baldoria. Con questa scusa nel cuore, alla quale aveva finito per credere, dette concretezza al progetto di una conquista che da tempo lo angustiava e per la quale il piacere di nuove donne andava sempre pi scemando.
Arrivato alla stazione Termini, prese alloggio al vicino Hotel Quirinale, dove cen rigorosamente a ostriche e champagne, che durante la notte gli procurarono una spiacevole diarrea. Il giorno successivo si fece scarrozzare per Roma da un vecchio land, e pranz in una trattoria del centro, dove ordin i rigatoni alla pagliata. Non li aveva mai assaggiati, ma al primo boccone chiam la cuoca e, dietro una cospicua mancia, annot la ricetta per Finimola.
 semplice, gli disse la donna con un inchino, si taglia la pagliata in salsiccette, con aglio tritato, prezzemolo e rosmarino, e si fa cuocere, ma poco, con noce moscata, sale e pepe. Quando i rigatoni sono pronti, ma belli al dente, si mescola il tutto e ci si mette sopra il pecorino, quello nostro, per. E buon appetito.
Fatti due passi per digerire e dopo essersi pulito la bocca e lo stomaco con un bicchierino di assenzio consumato al Caff Greco, chiam una carrozza. Al botteghino del teatro tir fuori con nonchalance venti lire per un biglietto centrale di terza fila, la migliore. Si sistem cos, con vari sorrisi e saluti, tra nobili e banchieri, dove riteneva fosse giusto sedere. E soprattutto poter osservare da vicino Adele Riviera, la pi bella, la pi affascinante, la pi sensuale sciantosa che avesse mai visto, e che aveva una piccola parte in quel folgorante ultramoderno spettacolo. Altre erano le regine del variet, ma dopo averla vista nuda, in una fotografia, coperta solo di alcuni boa di struzzo, Adolfo aveva deciso che quella sarebbe stata la donna della sua vita.
Finiti gli undici quadri del Ballo, tra i fischi di ammirazione del loggione e gli applausi calorosi della platea, usc fuori a comprare due dozzine di rose e rientr subito, dirigendosi verso i camerini. Si ritrov ultimo di una gran fila di gentiluomini, e si mise in coda. Il suo mazzo era il pi appariscente, ma not che gli altri erano accompagnati da pacchetti preziosamente incartati. Gioielli, senza dubbio, ma non si perse danimo. Quando fu il suo turno, Adele Riviera, seduta su una poltrona di vimini con un neglig di seta che le ricopriva appena le gambe, gli fece un sorriso forzato. La cameriera prese i fiori e li poggi su una sedia, con malagrazia.
Signora Riviera, sono il conte Adolfo dei Martigli, disse baciandole la mano.
Splendidi fiori, conte, rispose la donna con aria stanca, e ora, se mi vuole scusare.
Oltre alla mia personale ammirazione, le lascio il mio biglietto, Adolfo non batt ciglio. Il Regio Teatro Goldoni di Livorno sarebbe lieto di averla suo ospite per una serata di canto. Il suo onorario, signora?.
Abituata ai complimenti sperticati, alle dichiarazioni di amore eterno, ai regali interessati, ai ricatti morali di improbabili suicidi, davanti a quella gentile ma fredda professionalit la donna rimase favorevolmente colpita. Adolfo not lo sguardo interessato ma non avido, e si congratul con se stesso.
Cinquemila lire, per una serata, azzard la donna.
Oltre lospitalit, naturalmente.
Naturalmente.
Nessuno di quei gioielli era riuscito a ottenere le grazie di Adele Riviera n tantomeno il suo indirizzo, che Adolfo infil svelto nella tasca della marsina. Quale bizzarro folletto gli avesse suggerito quella proposta del tutto campata per aria, lo avrebbe analizzato pi avanti. Ora si trattava di tirare le briglie, ma con delicatezza.
Se lo desidera, potremmo discutere i particolari della serata questa sera, a cena, beninteso se non  troppo stanca.
Seduto sul land, Adolfo non riusciva a trattenere un sorriso di soddisfazione. Anche se la serata non si fosse conclusa come in genere accadeva con le sue conquiste, Adele aveva scelto lui. Vestita di un abito bianco con polsini e colletto di pizzo, quando si lev la stola di cincill per sedersi a tavola, dincanto cess il brusio del ristorante dellHotel Quirinale.
Era tardi e il matre si scus per i pochi piatti che avevano a disposizione: tagliolini allastice e limone, fois gras, fegato alla veneziana. Sui dolci proponeva invece una vasta scelta, cos come sui vini e sugli champagne. Adolfo scelse per entrambi i primi due piatti che gli vennero in mente.
Dimenticavo, il matre torn sui suoi passi, abbiamo anche dellottimo filetto alla ruchetta selvaggia, linsalata preferita dagli antichi romani. Il grande Columella asseriva che leruca eccita a Venere i mariti pigri.
La mattina successiva, nel vedere Adele, nuda, nel suo letto, Adolfo scopr di essere innamorato. Ma anche senza soldi. E quando dalla carrozza davanti allalbergo lei li lanci un bacio, lui si affrett a firmare due cambiali a trenta giorni davanti al direttore del Quirinale. Una per il capitale e laltra per gli interessi. Il quasi notaio Marinucci avrebbe provveduto a onorarle, anche in assenza del fratello: Parigi valeva bene una messa.

VII.

DAL FRONTE ancora nessuna notizia. Accompagnata dal vecchio amico Florestano de Larderel, lunico di cui si fidasse a causa dellet avanzata, Rosa si fece presentare ai comandi militari di Livorno e di Pisa. Con lamenti e con minacce riusc a far pervenire una sua lettera addirittura al colonnello Armando Diaz, del 93 Reggimento fanteria, diretto superiore di suo marito e impegnato nelle operazioni di guerra. Diaz le rispose di suo pugno che nulla sarebbe stato trascurato pur di riportare a casa leroico capitano Pietro dei Martigli.
Sulla parola eroico, Rosa storse il naso: probabilmente i militari rispondevano a tutte le mogli e le madri allo stesso modo; tutti diventavano eroi nella stupida epica della guerra.
Con lassenza di Pietro, i digiuni andarono avanti nella sempre pi triste villa di Navacchio, provocando i primi screzi in famiglia. Mentre Angiolo rispettava con onore limpegno preso da sua madre, non appena poteva Giulio si strafogava di bocconcini di cinghiale fritti e di ciccioli di maiale che rubava dal droghiere, il quale faceva finta di non vedere. Lo fece per presente a Finimola, che sald il conto e minacci Giulio di rivelare tutto alla padrona se non avesse smesso. Nonostante i suoi quindici anni il ragazzo si mise a piangere e promise che non lavrebbe mai pi fatto. Poi, la sera, si gett tra le braccia della madre.
Ho visto Finimola che mangiava una salsiccia, le disse, ma non dirle che sono stato io a scoprirlo, altrimenti potrebbe vendicarsi.
Rosa gli credette, credeva a tutto quello che le raccontava Giulio. Perch le somigliava, in parte anche fisicamente, per quella sua facciotta tonda, ma soprattutto nellanimo, chiuso, timido forse e molto timoroso di Dio. Se avesse sentito le risate della lavandaia ogni volta che lavava le mutande appiccicose di Giulio, forse avrebbe cambiato idea.
Angiolo, pi vecchio di due anni, conosceva bene le pratiche del fratello e a volte lo prendeva in giro, avvisandolo che di l a qualche anno sarebbe diventato cieco o precocemente demente, se non avesse smesso.
Infatti, nonostante quello che proclamava il libro di educazione religiosa di sua madre, non ci credeva veramente, e si confid con lo zio Adolfo, una sera che rimasero da soli nella sala da pranzo. I ceppi di quercia, ancora inumiditi dalle piogge che non cessavano, scoppiettavano nel grande camino. Al suo interno ci si poteva cuocere un cervo intero o un cinghiale, ma da tempo quelluso culinario era stato bandito: in compenso riscaldava come e pi di una stufa, arrossando i volti.
La masturbazione, gli sussurr Adolfo,  un dono di Dio, non dare retta ai preti.  un gesto consolatorio quando manca la donna.
Allora tu, ammicc Angiolo, non ti masturbi mai.
Il bicchiere di cognac pass rapido dalle mani dello zio a quelle del nipote, che ne tracann un sorso come fosse acqua. Non ne aveva mai bevuto prima: sent quindi bruciare prima lo stomaco e poi le orecchie, mentre un flusso di aria calda che proveniva dallinterno lo bagn di sudore. Alla fine, una sensazione che con il passare dei minuti diventava sempre pi piacevole.
Hai sentito che differenza rispetto al vino?, Adolfo sembr cambiare discorso.
Accidenti, s, ma a te non fa nessun effetto?.
Ci sono abituato. Vedi, a proposito di quello che mi hai chiesto: per quanto ne so, la differenza tra il vino e il cognac  la stessa che esiste tra la tua mano e quella di una donna. Anche se un ottimo vino  meglio di un pessimo cognac. Per il calore che ti d questultimo  incomparabile. Daltra parte che cosa pensi che faccia pi male allo stomaco, il vino o il cognac?.
Non saprei, zio.
Il cognac. Per cui masturbati, Angiolo, e soprattutto non provare sensi di colpa. Quelli li hanno inventati i preti. Hanno creato linferno per chi commette peccati mortali, e poi la confessione per liberarsi da quegli stessi peccati. Una genialata, credi a me, e non a loro.
Aveva gi sentito esprimere quel genere di concetto dalla bocca di suo padre, e gli piacque che fosse stato fatto proprio anche da suo zio. Non lo ammirava, ma a volte si chiedeva se fosse pi giusta la vita secondo il padre, dedita al lavoro e alla famiglia, in rigoroso ordine, o secondo lo zio. Fatta di attimi, di irresponsabilit e di egoismo. La risposta era ovvia, ma ad Angiolo sarebbe piaciuto innestare un ramoscello di zio Adolfo nella pianta di suo padre. Forse i frutti sarebbero stati non meno sani e robusti, e di sicuro un po pi gustosi. Adolfo, dal canto suo, amava e invidiava quel nipote, al quale avrebbe voluto assomigliare nella sua giovent. Di converso, e senza sentirsi in colpa, mal sopportava Giulio, la sua petulanza, quel suo fare untuoso che con lo stile della famiglia, nel bene e nel male, non aveva niente a che fare. Se non avesse messo la mano sul fuoco sullintegrit virginale, sullautocommiserazione e sullalgido comportamento della cognata, Giulio avrebbe potuto essere frutto di un corno.
Si divert cos a immaginare quali uomini sarebbero stati capaci di conquistare il corpo e lanima di Rosa. And in cucina e prese dei pinoli e delluvetta pescati dai barattoli di vetro e li vers, per s e per Angiolo, in una scodella. Pronubi a tali riflessioni infil il seme della pigna, la parte maschile rigida ed eretta, nellacino secco e umido le cui grinzosit erano il perfetto sembiante della parte femminile. Mentre giocava con i sembianti del sesso, pi ci pensava, pi riteneva il parroco lunico uomo che, per assurdo, avrebbe potuto possedere sua cognata, magari in un accesso destasi in grado di coinvolgere entrambi.
Perch sorridi, zio?.
Un giorno te lo dir, non adesso. Stavo pensando a una donna.
In fondo non ment.

VIII.

SI ERANO seduti allinterno del Caff Italia su invito di Adolfo, che preferiva quel bar tranquillo allatmosfera cupa dello studio Della Seta. Il quasi notaio Marinucci non si scompose quando gli fu esposto il problema, anzi, una smorfia della bocca mentre assaggiava il caff sembr quasi un accenno di sorriso. Lesposizione dei fatti, limpegno cambiario con lHotel Quirinale, era stata accompagnata da una dovizia di menzogne che avevano avuto il compito di dimostrare lineluttabilit dellobbligo. Dei ladri erano penetrati in camera e avevo rubato dei soldi, molto facilmente la cameriera al piano, ma era una disgraziata, vedova con sei figli a carico. Denunciarla sarebbe stata la sua rovina. E un incontro importante, a Livorno, poteva rivelarsi di l a poco un ottimo affare, ma era dovuto entrare in relazione con una persona influente e, come si sa, queste faccende hanno il loro costo.
Questultimo argomento era in effetti una bugia in forma di verit, perch tutto ruotava intorno ad Adele Riviera e alla sua folle idea di offrirle di cantare al Goldoni, manco ne fosse il proprietario, o un impresario, o almeno un delegato del podest.
Capisco, continuava a dire Marinucci, come una litania.
Al terzo caff e al secondo diplomatico di pasta sfoglia con polvere di mandorle, con lo zucchero a velo che sulla giacca di Marinucci dava pi lidea di forfora, Adolfo piant per terra il bastone di malacca.
Mi fa piacere che capisca, ma come si fa a risolvere questo problema? Se mio fratello fosse qui,  chiaro, tutto sarebbe gi stato risolto.
Non ne dubito, rispose Marinucci, suo fratello le vuole molto bene, le  proprio affezionato e non permetterebbe mai che le capitasse qualche cosa di brutto, non  vero?.
Assolutamente s.
La schiena di Marinucci si pieg ancora di pi, mentre la mano destra si avvicinava allultima fetta di dolce rimasta sul vassoio, un babb, fatto secondo la ricetta napoletana dei proprietari del Caff Italia. Adolfo gli prese il polso e imped lassalto a quella squisitezza che aveva ordinato e non ancora assaggiato. Nessuno gli avrebbe portato via quellimpasto che stava a crescere anche una notte intera, che poi si inzuppava di rum e uno sciroppo dacqua e zucchero, e veniva alla fine guarnito di scorzette di limone. Se la port alla bocca e le dette un morso, senza usare coltello e forchetta, tanto per marchiarla: Marinucci era fregato, ma se avesse rifiutato di aiutarlo, lui lo sarebbe stato ancora di pi.
Lei mi capisce, disse deluso il quasi notaio, abbiamo lobbligo di rendicontare ogni singolo soldo, ogni spesa e non siamo liberi di utilizzare i fondi di suo fratello Pietro per altro che non sia lo stretto necessario.
Ma il mio  un caso necessario!, protest Adolfo. Se le cambiali mi fossero protestate, rischierei perfino la prigione. Per non parlare dellonore della famiglia.
Sarebbe un vero disastro, comment laltro.
Il sego teneva fermi sul cranio i lunghi ma radi capelli di Marinucci, anche quando starnut, come avvenne dopo aver accettato una presa di tabacco da Adolfo. Pulitosi il naso, cominci a scuotere la testa. Lapprensione di Adolfo sal in modo vertiginoso, mentre la sua sicumera si rifugiava nella pancia che brontol con vigore. Poi il movimento della testa di Marinucci cambi, da diniego in assenso, mentre le labbra si stringevano a tagliola.
Forse una soluzione ci sarebbe, disse quasi sottovoce. Ci sono brave persone che, per amicizia mia e rispetto nei confronti del vostro nome, sarebbero disposte ad aiutarla. In fondo che cosa sono poche migliaia di lire per un gentiluomo come lei? Quando il signor Pietro torner, troveremo il modo di risolvere tutto. E se non dovesse tornare, che Dio ci scampi, lei avr beni in abbondanza per poter restituire il favore.
Non tenne il conto di quante cambiali firm a favore di persone sconosciute, con lunico pensiero che non solo aveva saldato il conto dellHotel Quirinale, ma che poteva usufruire di altro contante per tremila lire. Con una parte di quei soldi avrebbe convinto il cavalier Fabbri, proprietario del Regio Teatro Goldoni, a entrare in societ con lui per organizzare lo spettacolo con Adele Riviera. E con lincasso, non solo avrebbe estinto il debito con gli amici di Marinucci, ma avrebbe offerto alla donna un viaggio romantico con lOrient Express, da Parigi a Varna, la perla del Mar Nero. Proseguire fino a Istanbul, con la guerra in corso con i mammalucchi, non sarebbe stato ragionevole, per due italiani.
La giornata era tiepida, nonostante la stagione, e Adolfo indoss il pesante impermeabile di pelle, la cuffia marrone e inforc gli occhialoni da guida. Una sciarpa davanti alla bocca per non ingoiare troppa polvere e la White Motor varc i cancelli della villa. Ogni volta che aumentava landatura, il motore a vapore emetteva una specie di sibilo e Adolfo si divertiva ad accelerare ogni volta che intravedeva una ragazza sul ciglio della strada.
Si ferm cos a parlare con una che portava sulla testa un cesto enorme pieno di mele e dopo averla accompagnata fino alla fattoria, gliele compr tutte. Quando seppe che il padre era un loro fittavolo, si mangi le mani. A parte la decima sulla frutta, che era dovuta, non avrebbe potuto provarci con la figlia.
Fai quello che ti pare ma lascia stare le donne dei nostri contadini, gli aveva ordinato anni prima Pietro. Non voglio grane con loro, e soprattutto non  giusto che ti approfitti della loro condizione.
Aveva sempre obbedito, tranne una sola volta, quando la giovane moglie del Cavallini gli aveva mostrato come si faceva la mozzarella. Era arrivato di mattina, per riscuotere laffitto, ma il marito era gi partito per la fiera di San Miniato. La donna stava mungendo la bufala, e la vista delle mani che strizzavano i capezzoli facendo uscire gli schizzi di latte gli aveva rimescolato il sangue. Laveva quindi aiutata ad aggiungere al latte appena munto il caglio di vitello e del latte bollente. E lei girava e girava con il ruotolo quella massa, fino a che si ruppe la cagliata che avevano estratto insieme, ridendo.
Nella pausa necessaria allacidificazione con il siero, avevano parlato a lungo e Adolfo aveva goduto del modo con cui la donna sgranava gli occhi alle sue avventure in un mondo a lei sconosciuto. Passate tre o quattro ore, durante le quali si erano rifocillati di pane e salame, laveva quindi aiutata a mettere la pasta in un tino di legno. E mentre lui reggeva la lucida massa globosa, lei, con lindice e il pollice, ne mozzava delle porzioni. Era gi in camicia, sudato, ma quel lavoro manuale aveva quasi deviato Adolfo dal desiderio, da quanto si era divertito. Quando per la pentola con il siero le si rovesci addosso per sbaglio bagnandole tutta la camicetta, le mozzarelle diventarono il suo seno e non pot fare a meno di provare a morderglielo piano, gustandone il sapore.
Due giorni dopo il contadino si present a Pietro, pregandolo, ma con fare deciso, di firmare la ricevuta dellaffitto, anche se non aveva portato il denaro.
Ho gi pagato in mozzarelle, gli disse. Quelle di mia moglie, e pure per i prossimi due mesi. Lo chieda a suo fratello, che lo sa bene.
Posteggiata lauto davanti al Regio Teatro, dopo aver buttato sul sedile posteriore impermeabile, cuffia e occhiali Adolfo si diresse nel foyer. Gli specchi dorati riflettevano la sua immagine, ma fu lespressione del custode a farlo fermare, e si guard. Dove non si era protetto dalla polvere, era ammantato da un alone nero, quasi si fosse dipinto per un ballo in maschera. Ma non aveva importanza, anzi ancora meglio: era il segno distintivo degli automobilisti, dei nuovi eroi della strada, degli uomini del futuro che avrebbero avuto in mano le chiavi della vita e del potere. Aveva letto qualcosa di quello che stava nascendo: il futurismo, cos si chiamava. E gli sembrava una cosa meravigliosa, proprio come Adele Riviera. E sporco comera e fiero, entr quindi gi trionfante nellufficio del cavalier Fabbri.

IX.

UOMO imponente, di educazione plebea, dai baffetti appena rasati, Timoteo Fabbri aveva contribuito, da par suo, alla decadenza dei teatri concorrenti, il San Marco, il Rossini e perfino quello degli Avvalorati, che pure era un gioiello. Il suo motto era dare al pubblico ci che voleva e a un prezzo che potesse pagare. Laltro suo principio era che, bello o brutto, uno spettacolo doveva piacere. Il resto non gli interessava. Opere, riviste, concerti: non esisteva un vero programma. Limportante era pubblicizzare levento e invitare i capoclaque: dieci lire a serata e decretavano il trionfo della rappresentazione. Quando li spediva negli altri teatri, erano invece incaricati di fischiare, protestare, tossire forte e infine ridere a squarciagola nei momenti drammatici. Oltre a tirare uova marce e pomodori alle signore impellicciate che si recavano alle prime.
Nel momento in cui gli si present davanti quel giovane uomo con lo sguardo illuminato, da buon conoscitore dellanimo umano, pens che fosse o un millantatore o un pollo da spennare. La nobilt che esibiva nel biglietto da visita non era sufficiente, visti i tempi.
Non so se posso aiutarla, gli disse accendendosi un sigaro e senza offrirlo al suo interlocutore, conosco la sciantosa,  bella e brava, ma i tempi sono difficili, il pubblico  esigente e le spese sono tante. Io potrei metterle il teatro a disposizione, ma lei quanto penserebbe di investire in questo spettacolo?.
Cinquemila lire, rispose di botto Adolfo.
In realt del prestito degli amici del Marinucci gliene erano rimaste solo duemila, ma se la rappresentazione avesse avuto successo, ne avrebbe guadagnate almeno il doppio. Lo sbuffo del sigaro di Fabbri gli arriv dritto sugli occhi, facendolo lacrimare.
Come faccio a sapere che lei dispone di una tale somma?.
Il mio nome non  sufficiente? Per sua conoscenza, dispongo di notevoli entrate, oltre allamicizia dei conti Ginori e dei marchesi de Larderel.
Giovanotto, si spazient Fabbri, io sono figlio di un carrettiere. Se avessi dato retta alla parola, anzich ai denari, la mia faccia sarebbe pi sporca della sua. E non della polvere della strada, ma di carbone. Questi, strusci insieme pollice e indice, sono oggi i miei genitori, e a loro devo obbedienza. Quindi?.
A malincuore Adolfo tir fuori dalla tasca della giacca un rotolo di banconote. Ebbe un attimo di esitazione, che fu cancellato dal ricordo dei gemiti di Adele, e pos il denaro sul tavolo.
Millecinquecento lire, disse e accavall le gambe appoggiandosi allo schienale della poltroncina, un anticipo. Senza garanzie. Tra una settimana avr il resto. Con questi pagher la signora Riviera, e faremo a mezzo del prezzo del biglietto.
I soldi sparirono nel cassetto di Fabbri, e poco dopo se ne and anche Adolfo, soddisfatto del buon affare concluso. Al cavaliere non rest che aprire le braccia e alzare gli occhi al soffitto. Annot quindi su un quaderno nero di passare in SantAntonio per accendere un cero davanti al quadro di San Genesio, protettore dei teatri. Un cliente al mese come Adolfo dei Martigli, e si sarebbe potuto comprare tutti gli altri teatri, per poi abbatterli.
La rappresentazione venne fissata per il primo di marzo, e Adele Riviera sarebbe dovuta arrivare da Roma con il treno il giorno prima, il 29 febbraio. Finimola espresse le sue preoccupazioni, perch lultimo giorno di febbraio di un anno bisestile portava decisamente male. Nonostante venisse presa in giro, decise di proteggere Adolfo dalla sfortuna che sottintendeva quellincontro. Si industri cos a pensare a qualche pietanza che la potesse scacciare. Melagrane e lenticchie erano da scartarsi. Le seconde perch significavano denari e di questo non ce nera bisogno, le prime perch portavano fertilit, e Dio ce ne scampasse se mai al signorino fosse capitato di fare una frittata con quella cantante.
Ecco, proprio la frittata: le uova scacciavano la malasorte e se unite allaglio, che proteggeva dagli spiriti maligni, il talismano avrebbe funzionato. Ma se avesse portato in tavola le uova sode allaglio, anche se con le acciughine e i capperi, avrebbero tutti storto il naso, persino il buon Angiolo. Di unire i due ingredienti allarista di maiale manco a parlarne, perch vigeva ancora in casa quel benedetto ordine di donna Rosa di non mangiar carne per implorare il ritorno di padron Pietro, di cui al momento non si avevano notizie. Lunica possibilit era di abbinare aglio e uova al pesce, che pure detestava. Chiese un po in giro e si decise. Si fece portare da Adolfo a Livorno, in via del Fiore, nella drogheria del Ciabattari, per acquistare del pregiato salmone affumicato.
Ma deve puzzare in questo modo?, chiese alzando il mento.
Il commesso tir fuori un coltellaccio, ne tagli una fettina e gliela porse. Finimola fece una faccia schifata, ma accett lomaggio di quel ragazzo sorridente. Una volta in bocca, tuttavia, dopo averlo masticato appena, la puzza divent profumo, e le scapp di urinare. Le succedeva sempre quando si emozionava, che fosse cibo o amore.
Un chilo, disse, ballando sulle gambe, ma fatemi andare al gabinetto, senn me la faccio addosso.
Cos, il 28 febbraio, port in tavola un pesce finto, con il bianco giallo delle uova, il rosso del salmone e il verde del prezzemolo e dellerba cipollina. Vi aggiunse un po daglio spremuto, per essere sicura che la malasorte fosse scacciata dalla casa. Sul pesce tricolore piant una bandierina dellItalia.
In omaggio al padrone, perch ritorni presto, disse sinceramente.
Fu un trionfo. E perfino quel perfido di Giulio le fece i complimenti. Adolfo la baci, la ringrazi e quindi part per Livorno, dove, per il giorno dopo, aveva preparato unaccoglienza spettacolare per la sua Adele. Senza badare a spese, perch Marinucci e i suoi amici gli avevano promesso tutto il loro appoggio, sapendo quanto fosse innamorato e garantendo anche loro che laffare risultava di primordine.

X.

PALAZZO de Larderel si trovava vicino al Cisternone, limponente costruzione classicheggiante che conteneva la pi importante riserva dacqua di Livorno. Da l si apriva il viale degli Acquedotti, largo come una piazza, che portava alla stazione ferroviaria. Quasi due chilometri di alberi e giardini, che in primavera e autunno si abbellivano di mille colori. Chi era stato a Parigi diceva che quel viale non aveva nulla da invidiare ai Campi Elisi. In pi, la nuova stazione, inaugurata solo un paio danni prima alla presenza del re, ma senza la rappresentanza del comune di Pisa, che si era roso per linvidia, era pi bella dellArco di Trionfo.
Il vecchio Florestano si era alla fine piegato alle preghiere di Adolfo affinch la sciantosa potesse essere ospite nel suo palazzo, a condizione per che non dormissero insieme. Quando se lo vide arrivare trafelato, la mattina del 29, alle otto del mattino, mentre ancora stava facendo colazione in vestaglia, fu sul punto di cambiare idea.
Che cosa ci fai qui, Adolfo? Non trovi sia un po presto per presentarti a casa mia? Da quanto ne so la signora arriva alle due, e i treni, grazie a Dio, non sono mai in anticipo, come certi signori.
Senza aspettare di essere invitato, Adolfo si sedette davanti a lui, e prese una brioche dal cestino, addentandola come se non mangiasse da giorni. Considerava Florestano quasi un vecchio zio, un po burbero, ma che in fondo gli voleva bene. Quello, invece, lo sopportava solo per via dellamicizia con Pietro.
Quando la vedrai, rimarrai sorpreso, marchese.
Sono gi sorpreso dalla tua intrusione.
 bella come il sole e morbida come linterno di questo croissant.
Adolfo, sei pregato di non abusare della mia pazienza.
Posso avere un po di t? Stai bevendo il darjeeling, vero? Sento quel lieve profumo di moscato.  inebriante. Comunque volevo chiederti se mi puoi prestare due valletti, solo per un paio dore, mi devono aiutare a controllare che ogni cosa sia a posto.
Poco prima di mezzogiorno, tutto era pronto. Una carrozza scoperta, con un tiro a sei, sostava davanti alla stazione. I ragazzi le giravano intorno e ogni tanto Adolfo lanciava loro delle monetine. Ma anche passanti e viaggiatori si fermavano a guardare le tre pariglie di cavalli bianchi e i finimenti doro che luccicavano sulle fiancate. Che aspettasse un importante diplomatico o addirittura un membro della famiglia reale non vi era dubbio: e se non fosse stato per quel giovane uomo sorridente, che distribuiva monete come fossero caramelle, si sarebbe potuto pensare anche a un funerale di prima classe.
Quello che tuttavia stupiva maggiormente erano i tre carri che la precedevano, sui quali erano impilate cataste di petali di fiori, giunti la notte prima dal Ponente ligure. Ogni tanto una leggera folata di vento, sempre presente a Livorno, ne faceva cadere qualcuno che colorava il selciato.
Alluna e trenta Adolfo scese dalla carrozza, portandosi dietro due degli uomini che stavano sopra i carri dei petali: ciascuno di loro ne reggeva una cassetta piena. Con uno sparato bianco sulla marsina nera, e unespressione estatica sul viso, scese il sottopasso e si ferm sulla pensilina. Mancavano cinque minuti alle due quando il capostazione gli si avvicin, guardando lorologio che aveva appeso al taschino. Adolfo fece altrettanto.
 in attesa o deve partire?, gli chiese gentilmente il capostazione.
Perch? Il treno  in ritardo?.
Nossignore. Era solo per rassicurarla. Il treno sta per arrivare.
E cos fu. Neanche cinque minuti dopo la locomotiva entr fischiando alla stazione di Livorno.
Come le dicevo, la Regina  arrivata in orario, disse soddisfatto il capostazione.
Adolfo lo guard, meravigliato che la notizia dellarrivo di Adele Riviera fosse gi di dominio pubblico.
La Regina, prosegu quello, la nuova locomotiva della Breda. Un capolavoro, in servizio da un mese, mai un minuto di ritardo.
Come vide la sua amante gi affacciata al finestrino, Adolfo si premur di aiutarla a scendere e le offr il braccio. Un facchino li seguiva con il baule di scena e quattro valige, mentre due uomini li precedevano spandendo petali di fiori davanti a loro. Davanti alla carrozza lei non pot trattenere un gridolino di ammirazione, e lasci che Adolfo la baciasse sulla spalla. E quando i cavalli si mossero, preceduti dai due carri che gettavano sulla strada montagne di petali, a vedere il volto estasiato della donna, Adolfo si godette il suo trionfo.
Da una cassetta metallica tir fuori una bottiglia di Mumm, immersa nel ghiaccio, e due coppe, che ne avrebbero esaltato il sapore e il perlage. Solo i bifolchi usavano per lo champagne la flte che ne incatenava il forte afrore, sensuale e vitale. Da una valigetta di pelle estrasse invece dei piatti su cui poggi delle crespelle salate. Su queste spalm della panna acida e con assoluta nonchalance, usando un cucchiaino di madreperla, vi distese sopra delle uova di caviale, che Adele non aveva mai visto in vita sua. Nemmeno Adolfo. Erano grosse e di color nocciola chiaro, proprio con una punta di odore che ricordava il frutto. Aveva dovuto anticipare i soldi al droghiere Ciabattari, perch gli facesse avere quel tipo di caviale, lOssietra, il pi costoso. Anche se, allassaggio, gli avrebbe preferito il classico Beluga grigio.
Non sapeva bene nemmeno lui quanto tutto questo gli fosse costato, perch ormai gli bastava firmare le cambiali in bianco, e Marinucci provvedeva a tutto. Avrebbe dovuto fargli un regalo per lessere cos servizievole. Mentre la carrozza andava, gi pensava che avrebbe girato lItalia con Adele, facendola esibire nei pi importanti teatri, il Bellini di Napoli, il Dal Verme di Milano, il Carignano di Torino, frequentato dalla famiglia reale, e in cui magari avrebbe presentato Adele a Vittorio Emanuele. E con gli incassi sarebbe diventato ricco, di una sua ricchezza propria, non delle briciole che gli concedeva il fratello. Sempre che fosse tornato. Adele lo avrebbe quindi amato tutta la vita, e forse avrebbero perfino avuto dei figli.
Giunti davanti a palazzo de Larderel, lultima cascata di petali fu rovesciata davanti al portone, sotto lo sguardo perplesso del maggiordomo di casa.
Il giorno successivo, il quotidiano Il Telegrafo, che i vecchi labronici continuavano a chiamare Gazzetta Livornese, usc con due articoli sulla nota cantante, sconosciuta ai pi. Nel primo si ricordava la premire al Regio Teatro Goldoni, ma era stato pagato da Adolfo. Il secondo si intitolava Stravaganze di milionari. Vi era riportata con ironia la folle impresa di Adolfo, che era andato a prendere la sciantosa Adele Riviera e aveva tappezzato di petali di fiori tutto il viale degli Acquedotti, acciocch la polvere della strada non le imbrattasse il vestito, come venne scritto testualmente.
Quando Rosa lesse larticolo, manc poco che svenisse. Adolfo sarebbe stato la rovina del buon nome della famiglia. E in pi non si capacitava da dove provenisse tutto quel denaro. Anche se donna, era lunica in grado di combatterlo.

XI.

IL BIGLIETTO dingresso al Goldoni costava quindici lire: un prezzo abbastanza popolare. Daltra parte al cavalier Fabbri interessava soltanto riempire il teatro e farsi pubblicit. Il guadagno era gi stato abbondantemente garantito dalle cinquemila lire del munifico Adolfo, che le aveva subito versate, il quale avrebbe per di pi pagato direttamente la cantante. Fatti suoi: anche se per ipotesi vi fosse stato il tutto esaurito, lincasso totale non avrebbe superato le tremila lire. E a ciascuno sarebbe andata la met. Aveva ragione la Gazzetta: stravaganze di milionari.
Non solo non ci fu il tutto esaurito, ma Adele stecc in un paio di occasioni, che Adolfo, da dietro le quinte, non percep. Godette invece ignaro dei fragorosi applausi e dei potenti fischi di ammirazione quando, alla fine dello spettacolo, la donna si present in vestaglia, mostrando le gambe. Non sapeva che sarebbe stata lultima volta che gliele avrebbe viste.
Non appena ebbe lassegno in mano, oltre a una collana doro che aveva acquistato in contanti dai fornitori della Regia Accademia navale, Baquis e Faldini, Adele lament unimprovvisa quanto fastidiosa emicrania. Dovuta, spieg, allo stress dello spettacolo e al forte vento.
 il maledetto libeccio, durer tre giorni, si dispiacque Adolfo. Devi avere pazienza, amore mio. Dir al valletto di prepararti una camomilla. A domattina.
Le baci la mano, e anche questa fu lultima volta. Il giorno dopo, infatti, pensando di lasciarla dormire fino a tardi, si present a palazzo de Larderel intorno a mezzogiorno. La signora era partita la mattina presto, rifer il maggiordomo, per Roma, con tutti i bagagli appresso. Tra laltro aveva lasciato da pagare la carrozza che laveva portata alla stazione, conto che sua signoria il marchese Florestano non aveva alcuna intenzione di onorare.
La grande delusione lo port, nei giorni successivi, a frequentare con assiduit il salotto del barone Herbert von Beneckendorff, proprietario di unala intera del palazzo in stile palladiano in quel dellArdenza. Vi si giocava forte, a poker e a baccar, e Adolfo vi si immerse con la disperazione di chi non ha niente da perdere, e invece perse molto, tutto a credito. E allalba, il pi delle volte ubriaco di champagne, si rifugiava a dormire qualche ora nel vicino bordello, svegliandosi la mattina accanto a una donna sconosciuta e con il portafoglio svuotato dogni biglietto.
Quando a met mese si ripresent a Navacchio, si gett ai piedi della cognata. La barba lunga, la marsina sporca e le scarpe senza il tacco: non sembrava pi lui, n nellaspetto n nello spirito.
Dov lauto, zio?, chiese Giulio con un sorriso maligno. Ho visto che sei arrivato su un carro di buoi.
Adolfo si mise a piangere, e tra i singhiozzi confess a Rosa di averla perduta al gioco. La reazione della cognata lo commosse. Invece di rimproverarlo, gli carezz la testa e gli ordin di fare un bagno caldo, e solo allora di ripresentarsi da lei. Ne avrebbero riparlato con comodo, a tavola, ma non in quello stato.
E che non si intrattenesse con Finimola con discorsi che non la riguardavano, che doveva ancora preparare il pranzo. La quale, tutta in agitazione per il ritorno a casa del signorino, entr nel panico. Fece bruciare laglio, si tagli un dito mentre affettava insieme la scarola e lo scalogno, si dimentic di salare la pasta, e tra i filetti di triglia che aveva gettato in padella caddero dei pezzi di lisca che, tra le lacrime, non riusc a trovare. Gi odiava il pesce, ma quando le veniva male lo detestava ancora di pi, quasi lo facesse apposta a umiliarla.
Nuota nellacqua nellolio e nel vino, cos conciato io ti cucino, ora sei morto, tu pesce marino, crepa nellacqua nellolio e nel vino.
Con questa frase scaramantica, che ricordava le tre fasi della cottura del pesce, Finimola cercava di scacciare la iattura che era convinta fosse insita nella preparazione del pesce. Nonostante lavesse recitata per tre volte, il risultato fu comunque pessimo: le penne scotte, le spine in gola e un sentore di aglio fritto che dalla cucina era arrivato fino in sala da pranzo.
In questa occasione, tuttavia, Rosa non manifest alcuna irritazione, erano altre le cose cui pensare. Non appena fu finita, in silenzio, la frittata di uova di quaglia con spinaci e porro, Rosa fece trillare il campanello, invitando Finimola a servire dolce e caff e a ritirarsi nella sua stanza: a lavare i piatti ci avrebbe pensato pi tardi.
Ora che siamo soli, desidero conoscere la provenienza di tutto il denaro che sei andato sperperando in questo periodo, e se vengo a sapere che hai derubato la famiglia, ti mando in prigione.
Mamma, azzard Angiolo, se vuoi che usciamo anche noi.
No, tu e Giulio restate qui. Siete abbastanza grandi per sapere.
Mentre Angiolo chin lo sguardo, Giulio sorrise con soddisfazione. Adolfo, come ebbe finito di sorseggiare il caff, scosse pi volte la testa. Fece quindi un gran respiro e lanci uno sguardo feroce a Giulio, che disserr subito le braccia e si mise a giocare con una forchetta.
Sul mio onore, disse Adolfo, non ho toccato un centesimo di mio fratello.
Bene, concluse Rosa, andremo insieme dal notaio e vedremo se confermer quanto hai appena giurato di fronte a me e ai tuoi nipoti.
Il colloquio con Marinucci si risolse in un nulla di fatto. Questi neg di aver mai concesso una sola lira del patrimonio di famiglia al signor Adolfo, e i conti lo dimostravano senza ombra di dubbio, come anche la signora poteva constatare. Anzi, dedotte le spese correnti, il patrimonio si era leggermente incrementato grazie ad alcuni accorti investimenti, tra cui la conversione dei buoni del tesoro ordinari in quelli straordinari per lo sforzo bellico.
Sperando, osserv infine Marinucci, che questi servano anche a propiziare il ritorno del conte Pietro.
Persino il notaio Della Seta conferm tutto quanto, rinnovando la fiducia nel giovane del suo studio. Il quale, nel congedarsi, strinse un po troppo forte la mano di Adolfo e gli sorrise complice.
Qualche giorno dopo il telefono squill e Finimola pass il ricevitore ad Adolfo, che ascolt, non disse una parola, sbianc e usc di corsa. Gli amici di Marinucci pareva pretendessero il pagamento di alcune cambiali in scadenza, per un importo che lasci Adolfo del tutto basito.
In una bettola fuori Pisa, dove doveva incontrarli per chiarire, si trov invece circondato da gente sconosciuta, che disse di aver rilevato le sue cambiali. Uno di loro ostentava una pistola al fianco e un altro giocherellava con un tirapugni. Larroganza iniziale gli fin nelle mutande e dovette fare ricorso a tutta la sua forza per evitare di evacuare alla loro presenza. Dopo aver firmato degli altri impegni, senza nemmeno guardare che cosa stesse firmando, and di corsa al gabinetto, dove vomit nella turca e si liber lintestino con violenza. Torn in villa e si mise a letto, vestito, ma prima che facesse sera, le urla di Rosa lo spinsero ad affacciarsi dalla sua camera.

XII.

OLTRE a quelli di Rosa, gi nel salotto risuonavano anche gli strilli acuti di Finimola, e il cuore di Adolfo si mise a battere allimpazzata. E gli si spezz in due quando si aggiunsero i singhiozzi di Angiolo e di Giulio. E seppe cos quello che aveva sempre temuto e nascosto a se stesso: era arrivata la notizia che Pietro era morto. Mille volte meglio se fosse capitato a lui, cos avrebbe finalmente smesso di provocare disastri, uno dopo laltro, per colpa sua e soltanto sua, dei suoi vizi e della sua stupidit. Ma quel Dio che faceva e disfaceva senza alcuna ragione, calpestando i sentimenti umani e ridendo delle disgrazie dei suoi figli, aveva deciso altrimenti.
Se ora voleva vivere e non porre fine con onore alla sua vita dissoluta e inutile, doveva prendere il posto di Adolfo, con tutte le responsabilit. Non sarebbe stato facile, ma ci sarebbe riuscito, per lamore dei suoi nipoti e per il nome della famiglia. Quanto ai debiti, in qualche modo avrebbe provveduto. Adesso che la sorte aveva affondato il suo colpo peggiore, le cose potevano solo migliorare: era matematico.
Per un istante gli balen in mente che al fratello del morto toccava in moglie la vedova, ma subito scacci quel pensiero. Non era il momento, e poi Rosa non gli piaceva, oltre a essere, se pur di poco, pi vecchia di lui. Inoltre Pietro non si era mai espresso sullargomento sesso nei riguardi di sua moglie, e nelle rare confidenze aveva solo parlato delle sue qualit morali. E quando si parla di queste, vuol dire che a letto si provano poche soddisfazioni.
Scese le scale lentamente, cos come si doveva, e si avvicin a sua cognata che, stranamente, rideva e piangeva al tempo stesso.
 vivo!, grid la donna. Pietro  vivo, ed  sulla via del ritorno!.
A bocca aperta e con la pelle doca che gli correva lungo le braccia, il collo e le orecchie, Adolfo si lasci cadere su una poltrona.
Come? Quando?, riusc solo a dire. E sta bene?.
Benissimo, rispose Rosa, riprendendo in parte il suo contegno, da quanto scrive. Ci racconter tutto al suo arrivo. Dice che sbarcher a Napoli con il Newa, un piroscafo sequestrato ai turchi. Prender un treno e arriver qui. Ha aggiunto anche che per lui la guerra  finita.
Babbo  ferito? chiese Angiolo.
No, rispose la donna detergendosi il viso con un fazzoletto di pizzo, per ha scritto proprio cos, guerra finita. Bene, il suo posto  qui, e Dio sa quanto ce ne sia bisogno, concluse guardando Adolfo.
Su questultima frase cal il silenzio, che Finimola giudic del tutto fuori luogo.
Evviva, grid alzando linseparabile mestolo di legno. Allora da domani carne a volont!.
La premiata macelleria Da Lello fu la prima a beneficiare dellannunciato ritorno del conte Pietro, miracolosamente scampato alla furia dei seguaci di Maometto, come don Roberto ebbe a dire nellomelia la domenica successiva.
Un uomo dedito alla famiglia, ai suoi doveri di padre e di marito. E prima che il gallo canti tre volte, sono sicuro che lo accoglieremo tra di noi, tra le nostre care pecorelle. Perch lo Spirito Santo che ha vegliato su di lui e gli ha salvato la vita, lo ricondurr nel gregge del Signore.
Amen, disse Rosa a voce alta.
Stai fresco, sussurr Adolfo ad Angiolo, piuttosto Pietro si farebbe musulmano.
La primavera mostrava gi il suo carattere brillante, e rallegrava lo spirito. Cos, dopo la fioritura dei mandorli, la prima domenica di aprile arrivarono a Navacchio i poeti di strada, come da tradizione. Dovevano improvvisare almeno una quartina su un tema scelto dal podest, che per avesse a che fare con la mandorla.
Il figlio del primo cittadino, che si vantava di andare al liceo, sugger al padre il mito di Acamante e Fllide, spiegando come si trattasse di una giovane morta di crepacuore perch non vide tornare il suo amato dalla guerra di Troia. La dea Atena, commossa, la trasform appunto in un mandorlo, e quando Acamante seppe della sua fine, abbracci lalbero che improvvisamente fior.
Pur essendo il nome dei due amanti sconosciuto ai poeti, la gara fu vivace e appassionante, anche se nessuno os inventarsi una rima con Fllide. Diverso sarebbe stato se fosse stata Fillde. Pi facile quella con Acamante, e fu usato ansante, aitante, arrogante e, da pi duno, il classico amante, che fu valutato troppo facile. Fu forse con il verso guerra di Troia impostora e negromante che i vecchi del paese aggiudicarono la vittoria a uno di Titignano, un certo Garzella, che di nome faceva Nedo, un vedovo con sette figlie, tutte da maritare. La pi bella era Neva, dai capelli rosso fuoco, due occhi azzurri e un minuscolo naso, del tutto sproporzionato rispetto alle sue forme opime.
Alla premiazione, che consistette nellassegnazione di un prosciutto intero, sei galline e un gallo, Angiolo fece di tutto per farsi notare dalla giovane, che non manc di apprezzare quel fisico asciutto, il sorriso sincero e, non ultimo, una naturale eleganza. Quando per seppe chi fosse quel ragazzo, e come appartenesse a una famiglia tanto nobile e ricca, alz le spalle. Se fosse stato un contadino o un bottegaio, ci avrebbe quasi fatto un pensierino sopra, ma con quello l le differenze sociali erano troppe.
Due giorni dopo Pietro telefon da Napoli. La mattina seguente avrebbe preso il treno per Roma e quindi quello per Pisa e sarebbe arrivato nel pomeriggio alle cinque e un quarto. Sarebbe stato opportuno che Adolfo lo venisse a prendere in stazione con lauto. Rosa non ebbe il coraggio di dirgli che non avrebbe pi potuto contare sulla White Motor. Finimola decise allora che quella dellindomani sarebbe stata la pi bella cena che avesse mai preparato.
Tutti erano andati alla stazione di Pisa ad accogliere padron Pietro, e quel pomeriggio Finimola era rimasta da sola in casa, a parte la servit che in cucina non osava entrare, e la sguattera, che le obbediva come fosse un cagnolino. Gli ingredienti erano gi stati acquistati, e aveva osato alzare il capo nei confronti della padrona, quando questa sembrava le lesinasse le lire per quella cena.
Io credo che il signor Pietro se lo meriti, signora, con tutto il rispetto per lei.
Rosa, che da quando il padrone era partito per la guerra era diventata un po taccagna e risparmiosa, aveva ceduto con una smorfia, tirando fuori i soldi dal borsellino. Sui due tavoli di marmo della cucina Finimola poteva ora osservare la schiera di ortolani ancora da svuotare, mezza forma di pecorino, un petto di lepre, il fegato doca, le prugne secche, il vin santo, le chicche di marzapane e le mandorle sgusciate per i cantucci, che genovesi e pratesi si vantavano davere inventato. Ma come li faceva lei, usando lolio al posto del burro, erano unaltra cosa. Prima di sera, i crostoni di pane erano stati abbrustoliti appena, pronti per appoggiarci sopra le fettine di fegato doca, gi spruzzate di pepe bianco. Pochi minuti in forno e sarebbero state pronte da servire. Facile come bere un sorso di vino, ma le cose pi semplici spesso sono le pi buone.
Gli ortolani, che la sguattera aveva spiumato a dovere, erano gi stati riempiti con dei fegatini di pollo, coniglio e cinghiale, con laggiunta di fichi secchi, e infilati negli spiedini nel camino. Sotto, la leccarda era pronta a raccogliere il grasso con cui sarebbero stati spennellati durante la cottura. Nel forno gi cuoceva il timballo di riso, roba da ricchi, e la farcia di rag di lepre e pecorino, che allultimo avrebbe dovuto filare, mandava un tale odorino che lo stomaco di Finimola brontolava come un tuono lontano.
E tu non ridere, diceva alla sguattera ogni volta che il rumore copriva lo sfrigolio degli uccellini, donna grassa vuol dir salute, concludeva toccandosi la pancia.
Quando il campanaccio scampan, le venne una vampata di calore e due lacrime le scesero sulle guance, rigandole il volto affumicato: il padrone era tornato.

XIII.

SEDUTO a capotavola, Pietro parl poco e, di conseguenza, la conversazione langu, a parte qualche tentativo di uscita spiritosa da parte di Adolfo, che sorrideva a tutti. Che Giulio non parlasse era normale perch, di fronte al cibo, aggroppava la schiena e, se avesse potuto, avrebbe infilato la testa nel piatto. Angiolo, seduto alla destra del padre, rispettava il suo silenzio, anche se avrebbe avuto una voglia matta di raccontargli di quella ragazza di Titignano che aveva conosciuto, la penultima di sette sorelle. Le dita di Rosa, infine, che fuoriuscivano diafane dai lunghi mezzi guanti di merletto nero, si erano pi volte posate sulla mano di suo marito, che non aveva fatto cenno di gradire. Per cui, dopo un po, si erano ritirate come le corna della lumaca.
Buonissimo, eccezionale, saporito come non mai.
Abituata ai mugolii di piacere del suo padrone, i complimenti verbali che Finimola ricevette, e che pure le parvero sinceri, la angustiarono. Qualcosa non andava, quello non era il padrone che era partito, allegro, burbero se si voleva, e pieno di vita. Aveva dentro la parte bella del signorino Adolfo, e pure lui non sembrava lo stesso. Era come se in aria volasse un moscone, con il suo fastidioso ronzio, e che tutti facessero finta di niente, pronti per a scattare allimprovviso e ghermirlo, nel momento in cui si fosse poggiato sicuro di s su qualche avanzo di cibo.
Sono fottuto, dichiar nel silenzio Pietro, sono fottuto, ripet.
Mentre Giulio scoppiava a ridere, Rosa lasci cadere la forchetta sul piatto, con un suono pi acuto e stridente di qualunque rimprovero per il poco consono vocabolo, che solo raramente aveva sentito uscire dalla bocca del marito. La punta delle orecchie di Adolfo cominci a bruciare quando suo fratello gli piant gli occhi addosso.
Sono fottuto, ripet Pietro, incurante del tremolio sulle labbra della moglie, e ora ve ne spiego il motivo.
Credo sia meglio che i ragazzi escano, sugger Rosa.
Il tono era quello di una madre superiora di fronte al vescovo venuto a trovarla: sottomissione, ma fermezza.
Nemmeno per idea, devono sapere chi sono, chi hanno per padre.
Rinfrancato dalle parole del fratello, che non era fottuto per colpa sua, Adolfo prese la parola.
Pietro, tu sei un ottimo padre, un marito perfetto e un fratello che tutti vorrebbero avere.
Grazie, Adolfo, peccato che per qualcuno io sia invece un mestatore, un insubordinato e un cacasotto!.
Pietro, ti prego, intervenne Rosa, la cuoca di l ci pu sentire.
E allora che senta, senza origliare. Vieni, Finimola, tanto lo so che sei dietro la porta. Vieni, voglio che ascolti anche tu, voglio che tutti sappiano la verit, prima che venga fuori e qualcuno la distorca.
Limprecazione che segu quelle parole lasci di sasso i maschi presenti e Rosa si copr il volto con le mani, mentre Finimola entr in punta di piedi nella sala da pranzo, mettendosi a sedere defilata, su una sedia accanto al grande camino. Guard lo stemma di famiglia e si fece il segno della croce.
Tutte storie la notizia della sua scomparsa, di cui aveva saputo solo da pochi giorni. E Pietro aveva perfino dovuto ringraziare il suo comandante per il favore che gli aveva fatto di spargere quella falsa notizia. Non era mai stato disperso n era caduto prigioniero nelle mani dei turchi.
Magari lo fossi stato, esclam durante una pausa di quel discorso concitato. Forse avrei scoperto dei galantuomini, invece che delle maledette iene.  la prima volta che vado in guerra, perch mi ci hanno chiamato, ma per Dio sar anche lultima.
Babbo, lo interruppe Angiolo, ma dove sei stato allora in questi mesi?.
In prigione!.
Lo sguardo di Rosa si perse nel vuoto, quindi abbass la testa e si copr di nuovo il volto con le mani.
Oh, Dio, che vergogna!, esclam, in prigione.
Fece per alzarsi da tavola, ma Pietro batt il pugno sulla tavola, facendo sobbalzare le posate e i presenti.
Stai seduta, donna, e ascoltami. Ascoltatemi tutti, perch mi devo liberare lo stomaco da questo peso. La vergogna per, quella s, non riguarda me, ma altri. E non mi interrompere, per.
Non fin limprecazione, che lasci sospesa per aria, come una mannaia sulla testa della moglie, che incroci le dita a guisa di preghiera, lo sguardo sul crocifisso che a suo tempo aveva preteso fosse messo accanto allo stemma, come protezione.
Sorseggiando dei piccoli sorsi di un vecchio Madeira, che Finimola si era premurata di portare a tavola per i suoi effetti calmieranti, Pietro inizi a raccontare.
Sapete, quando siamo partiti, nei primi giorni di guerra, che poi guerra non era, ma piccole scaramucce, tutti cantavano come idioti Tripoli bel suol damore, come se andassero a una scampagnata. E proprio a Tripoli si vedevano pi grammofoni che moschetti, ma soprattutto si sentiva gracchiare quella stupida canzone a ogni ora del giorno e della notte. Senza saperne il significato, ovviamente, serano messi a cantarla pure i libici, tanto era orecchiabile.
Adolfo intervenne canticchiandone una strofa. Un bel militare voleva da me un s per qualcosa, sapete com. Gli dissi ridendo Tu avrai quel che vuoi, ma prima, birbante, vai a Tripoli, e poi.
Vedo che di tutta la canzone, gli rispose il fratello, sei preparato su ci che ti interessa maggiormente. E ti ringrazio per il contributo, ma permettimi di continuare. Grazie. Adolfo si zitt. In tutta questa atmosfera ridanciana, tra noi militari, la parola dordine, anche per me che stavo nelle retrovie, era tuttavia quella di finirla al pi presto, con tutti i mezzi. Ebbene, passi per il gettare delle munizioni da un aereo, che sarebbe gi una totale mancanza di onore, se in guerra si pu parlare donore. Ma quando mi arriv lordine di far preparare delle bombe a mano ripiene di schifezze chimiche, mi rifiutati di procedere, e mi rivolsi direttamente al generale Caneva, denunciando il mio comandante.
Caneva?, lo interruppe Angiolo, proprio lui?.
Sissignore, e lui mi lod, al telefono, e interruppe loperazione. Per quel bastardo di colonnello, che dovette obbedire, mi fece mettere in prigione per insubordinazione. Per farla breve, mi hanno anche congedato con disonore. Ma per salvare la reputazione, grazie sempre a Caneva, hanno fatto credere che fossi disperso in chiss Dio quale missione. E solo perch volevo che si rispettasse il trattato di Bruxelles, che tutti hanno firmato, ma quando fa comodo tutti si dimenticano.
Inzupp gli ultimi due cantucci rimasti in tavola nel Madeira, un gesto volgare secondo Rosa, sublime secondo lui, tir fuori un sottile Trabucco e lo accese con un accendino con un simbolo militare. Nel giro di due zaffate guard tutti negli occhi, a uno a uno.
Beh, nessuno ha niente da dire?.
Segu il silenzio, fino a che Finimola, dal fondo della sala, alz la mano, come a scuola. A un cenno di Pietro si alz e si pul le mani nel grembiule.
Io sono contenta che sia tornato, disse, e si rimise a sedere.
Sotto gli occhi esterrefatti della moglie, Pietro si alz a sua volta, and verso Finimola e per la prima volta labbracci e la baci sulle guance diventate porporine.

XIV.

LESTATE era alle porte e si annunciava con un gran fragore, tra brevi temporali e schiarite improvvise, seguite da un caldo quasi afoso, e i campi di grano sembravano gi maturi. Gli alberi erano carichi di frutta e le vacche gonfie di latte, con gran soddisfazione dei vitelli e degli allevatori, in grado di pagare con la dovuta regolarit il conte Pietro. Il quale, a parte i giorni in cui si chiudeva nello studio a fare i conti e a scrivere il diario della sua vita, girava per la propriet con il calesse.
Vi aveva attaccato un puledro di due anni, un appaloosa leopardato, di cui si era innamorato un paio di settimane prima al mercato di Fucecchio. Gli dissero che era orfano, figlio di genitori americani, affogati nel disastro del Titanic, qualche settimana prima, ma tir lo stesso sul prezzo fino ad accordarsi.
Non aveva riacquistato la macchina, perch con tutte le versioni che gli erano state date sulla sua scomparsa, ancora non aveva capito se era stata colpa dei ladri, di un incidente, della guida spericolata di Adolfo o di tutti questi fattori messi insieme. Avrebbe aspettato e la verit, a suo tempo, sarebbe venuta a galla, come la merda. A essere sincero con se stesso, era anche un modo e una scusa per non comprarla pi. Per andar lontano cerano i treni, per vicino il cavallo e una societ che si fosse fondata sullautomobile sarebbe stata destinata a morire presto.
Tra le cose da chiarire cera anche quellatteggiamento sempre pi untuoso del Marinucci, quel suo voler dire certe cose, cos gli era sembrato, ma senza dirle.
Al saldo estivo, quando si dovevano pagare i contributi e incassare i crediti dei fittavoli, ne avrebbe parlato con il notaio Della Seta: i conti risultavano in ordine, ma gli avrebbe chiesto di cambiargli contabile, perch Marinucci gli dava sui nervi.
Ripens con nostalgia a Don Nando: magari, scrivendogli, sarebbe ritornato e magari ancora avrebbe anche sposato Finimola, se quella testa di legno gli avesse solo mostrato un minimo di considerazione. Mille volte glielo aveva detto, scherzando, ma seriamente, che sarebbe stato pi che contento del loro matrimonio.
Tremila lire di dote, porca miseria, te li do io! Ma perch non lo vuoi sposare, Finimola?.
Perch non mi piace, era la sua solita risposta.
Ma ti vuole bene,  perfino innamorato di te, me lo ha detto un sacco di volte, e ti vuole pure in moglie. Che cosa vuoi di pi dalla vita?.
Non aggiunse mai quello che pensava veramente: che era davvero fortunata ad aver trovato un bravuomo che la volesse sposare nonostante let e la stazza, per non dire del carattere.
Io sto bene cos, questa  come se fosse casa mia, e poi a certe cose non mi sento pronta.
Certe cose le aveva per insegnate ad Adolfo, un po come mamma, come maestra e come amante, e questo affetto laveva condizionata per tutta la vita. Cos, quale ultimo tentativo, Pietro scrisse una lettera al ragioniere Nando Puglisi di Militello. Senza dimenticare di apporre bene in vista sulla busta il Don prima del nome:
Caro Don Nando,
qui si sente la vostra mancanza, da parte di tutti, Finimola compresa. Sono rientrato dalla guerra e ho ripreso in mano i conti, e tutto sembra a posto. Ma ho un presentimento, e avrei bisogno della vostra esperienza o per scrollarmelo di dosso o per capire se  o meno fondato. Per farla breve, se ritornaste, vi potrei offrire il trenta per cento in pi della paga. Quanto a Finimola, ci metterei del mio per convincerla. Resto in attesa di vostre nuove e come si dice nel vostro paese, baciamo le mani.
Conte Pietro Martigli
In poche righe gli aveva detto tutto, perch le lettere, se sono lunghe, o  roba da innamorati o da perdigiorno. In pi, quella chiusa con il riferimento alle usanze siciliane gli parve adatta: rispettosa e spiritosa. Cinque giorni dopo gli arriv la risposta, per telegrafo: No grazie, rispettosamente, Nando Puglisi.
Cinque parole, la tariffa minima dei telegrammi. Era sempre stato oculato, Don Nando, e lo conferm anche in questa occasione. Non gli rimaneva quindi che andare da Della Seta, ma lidea di doversi mettere a discutere con quello che era stato il fidato notaio di suo padre, gli dava allo stomaco. Per cui ordin, anzi preg Finimola di preparargli per cena un semplice brodino.
Ha mica la febbre, signor Pietro?.
Perch, per bere il brodo occorre stare male?.
Per quanto la conosco, s. E se non  di pancia allora lo  di testa. Perch non se ne va un po a Pisa a divertirsi?.
Grazie, Finimola, ci penser, ma per adesso mi basta il brodo.
Con questo caldo?.
E allora fallo freddo.
Nella dispensa Finimola and a prendere il cappone cui aveva tirato il collo il giorno prima e lo butt in una pentola dacqua bollente insieme a carote, sedano, cipolle e qualche rametto di prezzemolo. Per tre ore ne controll la cottura, mescolando e togliendo di tanto in tanto, con la ramina, il grasso e i pezzettini di carne che salivano a galla. Alla fine lo rigir tre volte nelle zuppiere che metteva sotto lacqua e allultimo, sulla superficie, si form un bello strato di grasso che ne protesse il sapore.
Ogni volta che negli anni successivi Pietro ripensava a quella sera, si pentiva di non aver dato retta a Finimola sul fatto di andare a Pisa. Perch quella sera, inspiegabilmente, gli ritorn il desiderio della moglie, contrappasso del cappone si disse pi volte. E, ancora pi stranamente, la donna lo ricevette con gioia e, forse per grazia di Dio o per dispetto di qualche spiritello, fu concepita Tecla, quando ormai sia lui sia Rosa ritenevano concluso il tempo di fare figli.
Aveva gi attaccato Birbo, il puledro appaloosa, al calesse, quando vide arrivare Adolfo, che aveva dormito chiss dove. Si nascondeva il volto con il bavero della camicia, mentre si teneva una mano sul fianco, come se gli dolesse, il che gli fece aguzzare ancora di pi la vista. Quando gli vide un labbro gonfio e un occhio pesto, ebbe la sensazione che questa volta non si trattasse di mariti n di corna. E ne ebbe compassione.
Sali, gli disse gentile, ce ne andiamo a bere un bicchiere di Albana fresco e si fa due chiacchiere, da fratelli.
Puzzava, Adolfo, come se se la fosse fatta addosso, e cos era. E quella macchia bianca sulla patta non era acqua n sudore. Quando gli sorrise grato, Pietro si accorse che gli mancava anche un dente.

XV.

LA VERGOGNA di farsi vedere in quello stato indusse Adolfo a sedersi nellangolo pi buio del caff della stazione, dove passava la tramvia a vapore per Pisa. Il luogo migliore per evitare di imbattersi in persone conosciute, e ove ognuno si faceva i fatti suoi. Pietro ordin i due Albana promessi e not con apprensione che Adolfo non si era nemmeno accorto quanto gli avesse sorriso e sgonnellato la cameriera che li aveva serviti.
Non si tratta di donne, vero?.
Lo sguardo di Adolfo si pos sulle mani di suo fratello, bianche come le sue, ma pi forti, di quelle capaci di una stretta decisa, anche se gentile. Un po come lui.
No, lhai gi capito, vero?.
Io non ho capito nulla, ma guardo mio fratello che  stato pestato da qualcuno. E ora, se non mi dici la verit, giuro su Iddio che ti lascio qui a pagare pure il conto.
Maledetto il giorno che sono nato, Pietro, la voce di Adolfo sal di tono. Mi hai fatto tu da babbo, che manco ho conosciuto, e da quando  morta la mamma non ho combinato che guai.
Lasciate due lire sul tavolo, Pietro prese sottobraccio suo fratello e uscirono. Si misero a camminare lungo i binari della tramvia, con il sole che picchiava sodo e la polvere del sentiero che si alzava a ogni loro passo. Lodore del fieno pungeva le narici.
Tu sei sempre stato un po bischero, disse Pietro, ma questo  il destino dei fratelli minori, che vedono il pi grande come un esempio da imitare, invece di scegliere la propria strada. E siccome le persone non sono mai uguali, alla fine si sbaglia. La colpa  anche mia, per proteggerti non ti ho mai dato quei calci in culo che ti avrebbero fatto bene. Ma ora parla, a tutto c rimedio.
Seduto su una pietra miliare, con la testa tra le mani, Adolfo inizi a raccontare, da quando si era innamorato della sciantosa che poi lo aveva mollato dopo essersi presi i soldi, allofferta di Marinucci, alle cambiali che in seguito erano finite in mano a non sapeva nemmeno lui chi fossero. Fino al giorno prima, quando si era trovato al Caff delle Stanze, a Pisa.
Sembravano quasi gentili, allinizio, e mi hanno detto che ora che eri tornato, si sarebbe trovata una soluzione, e siamo andati via in campagna, in casa di uno di loro. L mi hanno fatto una proposta, ma quando mi sono rifiutato, hanno cominciato a picchiarmi.
Ho capito, sei in mano agli strozzini, dunque. E quel porco di Marinucci! Lo sapevo io che cera qualche cosa che non andava in quello l. Maledetto lui e tutta la sua razza di usurai. Sepolcri imbiancati. Ma quanto gli devi? Denaro liquido non ce n tanto, ma le rendite sono buone.
Non lo so nemmeno io, Pietro, te lo giuro sulla testa dei miei nipoti, che gli voglio bene come a te.
Pietro gett la paglietta per terra e cominci a calpestarla fino a ridurla a brandelli. Alz quindi i pugni al cielo e si lanci in una serie di maledizioni fino a rimanere senza fiato. Si allarg il colletto della camicia, strappando il bottone e lacerando il tessuto. Rosso in viso e tappandosi la bocca per evitare di passare dagli improperi alle bestemmie, afferr Adolfo per le spalle.
Intanto lascia stare i figlioli, e ora si va a parlare con codesta gente. Ce lhanno loro la mia automobile, vero?.
No, quella lho persa al gioco.
Porco di un.
Quella sera, a casa, nessuno os parlare: la faccia del padrone di casa, a testa bassa e gli occhi sempre rivolti al piatto, restava quasi invisibile, ma per quel poco che si intravedeva, sembrava lespressione della Medusa del Caravaggio, di cui troneggiava una copia nel salotto.
Cos gli ospiti al terzo sguardo se ne vanno, diceva Pietro, con gran disappunto di Rosa, che durante lassenza del marito aveva girato il quadro con la faccia contro il muro.
Quasi tutti lasciarono nel piatto un avanzo di gnocchi, con il rag sul fondo, non osando nessuno fare la scarpetta. E Finimola, dopo aver rigovernato, se ne and nella sua stanza, al terzo piano, e si mise a piangere. Un po per le ferite sulla faccia del suo Adolfo e un po per latmosfera cupa che, da quando il padrone era partito per la guerra, non aveva pi lasciato quella casa. E ripens a Nando e alle sue profferte amorose: bischera tre volte a non aver accettato, a questora si sarebbe consolata con lui, anche se con quel caldo era pi facile che lavesse piuttosto buttato fuori dal letto.
Daltra parte ci sono due cose al mondo che non si possono comandare, il cuore e lintestino, ed entrambi le avevano detto di lasciar perdere.
Dove troviamo quella gente?, chiese dimprovviso Pietro.
Sempre al Caff delle Stanze, a Pisa.
Chiama il centralino, fatti dare il numero e telefona al Caff. Fatteli passare e di loro che ci si vede domani, per Dio. E non una parola di pi.
Non era la serata giusta per parlare di Neva, e solo pi tardi Angiolo se ne and nel salottino dove sua madre aveva gi cominciato a ricamare il nuovo corredino. In che modo facesse a sapere di essere di nuovo incinta era una sensazione miracolosa, come aveva detto al marito, che solo lei sapeva interpretare. Si inginocchi davanti a sua madre.
Mamma, mi vorrei sposare.
Rosa poggi il telaio e le forbici a cicogna sul divanetto e lasci che Angiolo le poggiasse il capo sulle ginocchia. Gli carezz i capelli, folti e neri, e gir pi volte il dito sulla ritrosa che aveva fin da quando era nato.
Sono gi stato a casa sua, e lei ha cucinato per me, anche se non  davvero come Finimola. Un rotolo di polenta farcito di formaggio e verdura che mi  rimasto sullo stomaco, rise. Per  allegra e divertente e va pure a scuola di scherma, a Pisa.
Ignor il sospiro di sua madre e prosegu.
Eravamo in nove, a tavola, con le sorelle e il padre vedovo, e lui non ha fatto altro che parlare di quanto siano poveri e di come non veda di buon occhio il matrimonio, viste le differenze. Ma a me non importa n della dote n di altro. E vorrei che il babbo gli parlasse, da uomo a uomo, per convincerlo che quando c lamore.
E anche lei, Rosa lo interruppe, ti vuole bene?.
S, mamma, me lo ha detto, ma non pu contraddire il padre.
Abbia pazienza per qualche tempo, finch le cose non si risolvano. Sono brutti momenti, lavrai capito. Ma vedrai che tuo padre sapr come sistemare tutto.
 per via di zio Adolfo, non  vero?.
Il pomeriggio successivo Pietro e Adolfo presero il tramvai a vapore per Pisa, in classe economica, tra contadini e bottegai. Sotto la giacca di velluto leggero, Pietro aveva nascosto la pistola di ordinanza, una Glisenti 1910, che aveva avuto in dotazione come ufficiale quando era partito per la guerra, e che non aveva mai sparato un colpo. Sul Lungarno si mise la pistola nella cintura dei pantaloni, bene in evidenza, e la gente che in quel momento usciva dal cinema Lumire, accanto al Caff delle Stanze, gli gir al largo.
Quando Adolfo vide arrivare dal lato opposto Piero Ginori Conti, spalleggiato da un paio di suoi operai, avrebbe abbracciato suo fratello se non si fosse vergognato. Piero e Pietro si abbracciarono, ed entrarono nel Caff a muso duro, seguiti dagli altri, Adolfo per ultimo.

XVI.

UNO dopo laltro gli avventori del Caff se ne uscirono alla chetichella, salvo un ufficiale di polizia in borghese che per la quarta volta si lesse le imprese della squadra italiana che aveva da poco vinto il Giro dItalia. Ci furono strette di mano da parte dei due gruppi, alle quali tuttavia non partecip Adolfo, relegato ai margini di un tavolo. I tre che si dichiaravano possessori delle sue cambiali, alla ferma richiesta di spiegazioni di Pietro, si mostrarono gentili e perfino educati. Pi volte furono pronunciate le parole onore, rispetto, decoro e poche volte cambiali e soldi, quasi fossero un aspetto secondario di tutta la vicenda.
A mano a mano che questa veniva dipanata, a Pietro sorse pi volte listinto di tirare fuori la pistola, non per puntarla contro i tre sedicenti gentiluomini, ma per sparare al fratello. Costoro si allontanarono con la promessa che il conte Pietro si sarebbe fatto vivo entro una settimana per giungere a un accordo: quale fosse, lo avrebbero saputo senza fallo nei termini stabiliti. Rimasti soli, Piero Ginori Conti mise un braccio sulla spalla di Pietro.
 un bel problema, amico mio. Il fatto che abbiano ceduto a loro volta le cambiali alla banca complica le cose, sono furbi. Se non paghi e ti rivolgi alla giustizia, forse mandi tutti in prigione, tuo fratello compreso per, e lo scandalo potrebbe procurarti altri guai. Se invece paghi, la dai vinta a questi delinquenti.
Trecentoventimila lire, Pietro continuava a scuotere la testa, ma come si pu essere cos imbecilli?.
Le praline di cioccolato al mascarpone, infagottate in pirottini argentati, erano gi terminate e Piero fece un gesto al cameriere di portarne ancora.
Ottime, comment. Le fa uno di Torino, un certo Salza. Se aprisse qui a Pisa farebbe fortuna.
Nonostante i pensieri gli si agitassero in testa come tordi incappati nel roccolo, Pietro ne assaggi uno, e lo grad con una smorfia eloquente.
C una terza soluzione, disse a mezza voce, quel tanto che Adolfo sentisse, lasciare che lo ammazzino di botte.
Oh, non lo faranno mai, ammicc Piero. Farlo soffrire s, ma ammazzarlo no. Lo strozzino deve tenerti per la gola e per le palle, senza farti morire, altrimenti addio debito. Deve succhiarti ogni goccia del tuo sangue, fino a che non sia tutto pagato. Solo allora ti prendono e ti buttano in Arno, legato e imbavagliato, dentro un sacco con le pietre dentro.
Vedo che te ne intendi, gli sussurr Pietro, ma non esagerare, perch altrimenti potrebbe pensare che scherziamo.
Io non scherzo affatto.
Non scherzava Piero, che aveva sperimentato sulla pelle sua e quella del suocero i maneggi di un direttore del Piccolo Credito Toscano. Persona rispettabile che frequentava il Circolo della Caccia, e in quello cacciava, s, ma i suoi clienti. Gli bastava la garanzia di una casa e prestava senza criterio. Poi, dimprovviso, reclamava la restituzione del debito, e di fronte alla disperazione del malcapitato, suggeriva di rivolgersi a delle brave persone che lo avrebbero aiutato, un gruppo di strozzini con cui era in combutta. La banca era quindi a posto, incassava i soldi e i conti tornavano. Ma chi aveva rilevato la garanzia vendeva la casa del poveraccio e lo gettava in strada. Alla fine il direttore si prendeva una fetta del malloppo. Da pochi mesi tuttavia era stato ammazzato con una fucilata in viso perch, si diceva, si era voluto mettere in proprio nel mercato dellusura. Quel bastardo di Marinucci sembrava essere stato pi furbo.
E allora, chiese Pietro, che cosa devo fare? Io non ho quei liquidi, ho le propriet, ma se le svendo  la fine per tutti.
I fratelli ti aiuteranno, ciascuno con del suo, io compreso, e senza interessi. E potrai cos vendere con calma. Ma vendi le case, non la terra, fidati del sole, della pioggia, dei frutti del suolo e degli animali, e non delle pigioni.
Le trattative con la banca andarono alle lunghe, ma alla fine laccordo fu raggiunto con uno sconto di quasi il dieci per cento. Pietro si rifiut di firmare cambiali e pretese un semplice contratto di impegno al pagamento, da firmarsi davanti al notaio, non certo Della Seta. Il colloquio con questultimo si svolse in un clima da incubo per entrambi. Lamicizia si strapp: Pietro lo accus senza mezzi termini di essersi messo in studio un malfattore che lo aveva rovinato, e quando il notaio si rese conto che aveva ragione, chiam il Marinucci nel suo studio.
Io volevo solo fare una cortesia al fratello di sua signoria, si difese, sono addolorato nel profondo di quanto  successo a mia insaputa.
Nel tuo profondo ci infilerei il mio bastone, ma non lo faccio solo perch so che ne proveresti piacere.
La capisco, signor conte, ma mi creda, sono davvero mortificato, disse il Marinucci, e si sforz di piangere.
Della Seta lo cacci via quella sera stessa, e si offr di provvedere alla stesura del contratto senza pretendere alcun pagamento. Di l a un paio di settimane, tuttavia, gli prese un affanno al cuore e mor con la testa sulla scrivania, in mezzo alle sue carte. Lo segu dopo poche settimane il vecchio marchese Ginori, anche se in circostanze meno drammatiche. Durante il funerale, mentre camminavano lenti dietro il pesante carro nero, trainato da quattro cavalli neri con pennacchi neri e un cocchiere vestito di nero, Piero si allontan dalla prima fila e raggiunse il suo amico Pietro.
Mio padre  morto sereno.
Sono contento per lui, rispose Pietro gravemente.
Tutti dovrebbero morire in questo modo.
Hai ragione.
Piero rallent landatura e lasci che gli invitati superassero entrambi, fino a che non si ritrov in coda a tutti.
 morto dimprovviso, nel suo letto, disse piano a Pietro.
Cos ho letto sul necrologio, non ha sofferto, almeno.
Tuttaltro, un colpo, e se n andato.
Sembrava sul punto di piangere, a testa bassa e con le labbra strette e Pietro gli poggi una mano sulla spalla. Un attimo dopo si accorse che quelli che sentiva non erano fremiti di lacrime. Piero allora si volt verso di lui.
Un colpo, ti ho detto, lultimo, ma tra le cosce della nuova cameriera.
I passanti che si levavano il cappello al passaggio del feretro, si commossero alla vista dei due amici che singhiozzavano abbracciati, con le lacrime agli occhi, e che invece cercavano disperatamente di trattenere le risa.

XVII.

CI VOLLE pi di un anno prima che Pietro riuscisse a vendere le case e gli appartamenti, tutte propriet che appartenevano alla famiglia da diverse generazioni. Il periodo non appariva favorevole: la paura del futuro incombeva sugli acquirenti e i prezzi degli immobili ne risentivano. Perch se nessuno parlava apertamente di guerra, e non vi erano in apparenza legittimi motivi per scatenarla, la sua ombra aleggiava nelle coscienze, come aria miasmatica. A ben guardare, non era tuttavia cosa campata in aria. In effetti, la Triplice Alleanza, firmata trentanni prima tra lItalia, limpero tedesco e quello asburgico, scricchiolava a causa dellavvicinamento dellItalia stessa alla Francia, impegnata nella Triplice Intesa. In pi, dopo la vittoriosa guerra contro la Turchia per il possesso della Cirenaica e della Tripolitania, le pretese nazionalistiche italiane sui territori confinanti con lAustria si erano ringalluzzite.
A tutto questo si aggiungeva la necessit di Pietro di realizzare rapidamente, per non approfittare troppo dellaiuto dei fratelli.
Io vi do il mattone, diceva agli acquirenti ogni volta che firmava un atto di vendita, e voi carta straccia. Dovreste essermi grati.
In un clima politico piuttosto difficile, Pietro si era ritrovato isolato tra i suoi stessi fratelli massoni. In una tornata di loggia si era infatti scagliato contro le rivendicazioni italiane sui territori del Veneto orientale, e aveva invano tentato di fare sottoscrivere un comunicato in cui si dichiarava che i fratelli di Pisa condannavano ogni forma di violenza, guerra compresa.
 una colossale idiozia, aveva tuonato dallo scranno di maestro, e va contro i nostri principi di libert, fratellanza e uguaglianza.
Parli come un cattolico, gli disse il Torreggiani, che pure era suo amico dai tempi della scuola.
Per unoffesa di quel genere poco manc che venissero alle mani. Con il cuore in gola e la penna tremolante, colpito da tale insulto, scrisse una lettera al Gran Maestro, lo scultore Ettore Ferrari, in cui dichiarava, con gran dolore, di essere costretto a mettersi temporaneamente in sonno per conflitti insanabili con la loggia di appartenenza. Ferrari non gli rispose mai.
Questo dissidio allinterno della loggia acceler ulteriormente la svendita degli immobili, in modo da restituire al pi presto ai fratelli che lo avevano aiutato le somme con le quali aveva rilevato dal Credito Toscano le cambiali di Adolfo.
Alla fine del 1913, di tutte le propriet non erano rimaste che le terre intorno a Navacchio, compresa la villa di famiglia e numerosi casolari. Trecento ettari coltivati tra mezzadri e dipendenti non erano pochi, ma Pietro mise tutti a stecchetto, in particolare Adolfo. E non gli rivolse una sola parola finch non ebbe pagato fino allultima lira. Quella sera and nello studio, prese tutte le cambiali e gli atti di vendita e li sbatt sul tavolo da pranzo.
Ecco, disse, dora in avanti dovremmo mangiare questi. Vi piacciono? Finimola, vieni! Tho portato la spesa per i prossimi anni.
Il tono di voce fece piangere sullistante la piccola Tecla. A Rosa tremarono le labbra per la rabbia, che cercava di reprimere, un sentimento nuovo per lei, che le era cresciuto dentro dalla nascita di Tecla. Fece cenno alla balia di portare via la bambina, ma Pietro, con il dito indice piegato allingi, le comand invece di restare seduta. Poi, stremato dalle grida che non cessavano, concesse alla donna di portarla via.
Ah, continu, manca della gente a tavola. Quel Marinucci, per esempio. Adolfo, gli vuoi telefonare per invitarlo? Con la consulenza che ci ha fornito,  il minimo che potremmo fare per ringraziarlo.
Mentre Adolfo, a occhi bassi, stava per rispondergli, incerto se quella fosse una vera domanda, e fosse quindi finito lostracismo del silenzio nei suoi confronti, Rosa si alz in piedi, puntando lindice contro suo marito. Non lo aveva mai fatto in tutta la sua vita.
Ora basta, Pietro! Non ho detto una parola quando hai voluto salvare tuo fratello dalla prigione. Labbiamo pagata tutti questa tua scelta, anche i ragazzi. Se siamo in rovina, dillo, una volta per tutte, altrimenti altrimenti sarebbe stato meglio se tu fossi morto in guerra!.
Scoppi a piangere e se ne and di sopra, sbattendo quasi contro Finimola che stava portando in tavola una frittata di pasta, ligia agli ordini del padrone, che aveva imposto di non buttare pi via gli avanzi. Era stata avara persino di parmigiano e di uova, e aveva usato solo mezza noce di burro. E lacqua con cui il giorno passato aveva bollito gli spaghetti, era servita per innaffiare lorto che aveva piantato qualche mese prima. Cavoli, lattuga e carote in particolare, in modo da averne a disposizione per tutto lanno.
Ah, Pietro guard con un mezzo sorriso i suoi figli, rimasti basiti, qui la truppa  diventata generale.
Questa volta fu Angiolo ad alzarsi in piedi.
Babbo, io mi sono diplomato, e ti sono grato perch mi mantieni alluniversit. Ma posso andare a lavorare e guadagnare per conto mio. Cos, magari, fece una pausa, potrei anche pensare a sposarmi.
Come si rimise a sedere, quasi fossero allievi in una classe, si alz Adolfo.
E io me ne vado, Pietro, cos non dar pi fastidio a nessuno. Piero Ginori mi ha trovato un impiego allHotel Metropole di Bellagio, sul lago di Como. Comincio il primo di marzo.
E perch ti sei rivolto a Piero e non a me?.
Perch mi vergognavo a chiederti ancora qualche cosa, e poi tu non mi parlavi. Piero  stato gentile, ma sono sicuro labbia fatto pi per te che per me, per fare in modo che mi levi di torno.
Da qualche tempo tutta la sua baldanza era sparita, insieme a quella decina di chili che, senza appesantirlo, lo facevano apparire pi gaudente. Con la sua magrezza, Pietro not la straordinaria somiglianza di suo fratello con Angiolo, e gli venne una fitta allo stomaco.
E tu che vuoi fare?, disse rivolto a Giulio. Andartene anche tu?.
Il giovane sollev la faccia, con la barba precoce che mascherava appena in parte il rossore delle guance. Inghiott con sforzo il boccone della frittata di pasta e dovette berci dietro un bicchiere dacqua per non soffocare.
Io no, babbo, io sto con te. Non ti lascer mai.
Spero di no, biascic Pietro senza farsi sentire.
Cose che si dicono da parte di un figlio che non sa quello che dice. Ci mancherebbe altro che vederlo mangiare in quel modo tutta la vita. Piuttosto meglio diventare vegetariani. Ora per doveva risolvere il problema con Rosa. Gli era piaciuta la reazione della donna, aveva dimostrato che sotto quellalgida ritualit dei gesti e quella stoica sopportazione dei suoi comandi, aveva carattere. Laveva sposata anche per quello, ma si era poi ritrovato una che aveva preso per missione la sottomissione.
Si compiacque per quel gioco di parole e in quel momento decise di smettere di lamentarsi. Aveva ragione Rosa a lagnarsi del suo atteggiamento: stava diventando un vecchio brontolone irascibile e permaloso invece del solito Pietro che rideva e scherzava con gli amici e i figli.
Tutto per colpa di Adolfo, ma anche quello era un disgraziato, gran minchione senza dubbio, e se era cos viziato lui ne aveva gran parte di responsabilit. Accidenti ai soldi: aveva perso la testa, non perch non potesse fare a meno di una rendita maggiore, ma perch, dopo aver ripianato i debiti, gli era venuta la paura di non riuscire pi a mantenere tutti. Fece uscire allora dal taschino della giacca un toscano, poi ci ripens e ne tir fuori un secondo e infine un terzo, e li offr a suo fratello e a suo figlio Angiolo.
Oggi  il 7 gennaio, e ci ricorderemo di questo giorno, perch da oggi cambia tutto.  finita.
Perfino Giulio lo guard con aria spaventata, la forchetta a mezzaria.
Intendo, Pietro si accese il sigaro e lanci due sbuffi in aria, godendosi quel momento di incertezza, che il passato  il passato e siamo di nuovo tutti uniti.
Scesa dalle scale in punta di piedi, mezza pentita per il suo sfogo di prima, Rosa sent le ultime parole del marito. Il quale, come la vide entrare in sala, le and incontro e labbracci. Al contatto con il suo petto, si sent rimescolare il sangue, come fossero ancora in luna di miele. E Finimola, che stava entrando con un ciambellone alle mele, secondo il principio del buono ma povero, a quella vista per poco non lo lasci cadere.
Dopo averlo poggiato in tavola, si mise quindi a piangere, mentre gli altri ridevano. Il pianto e il riso si confusero quindi per quasi unora, fino a che Pietro sugger di andare tutti a fare un riposino. E mentre saliva le scale con Rosa davanti, le tir una pacca sul sedere.
Quella sera Pietro, tutto soddisfatto, presa carta e penna, scrisse una breve lettera indirizzata alla Consulta Araldica, a Roma. In questa, oltre ai soliti iniziali convenevoli, dichiar che, a seguito di alcuni spiacevoli avvenimenti, riteneva giusto cancellarsi dallelenco della nobilt italiana. Di conseguenza, da quello stesso anno avrebbe cessato di pagare le relative tasse amministrative, requisito necessario per il mantenimento nellOrdine, prestigioso come una caccola nel naso, aveva sempre sostenuto, ma mai con lamico Piero.
I denari pi scemi mai spesi in vita mia, disse ad Adolfo, ci vuole proprio un bel cambio, ogni tanto, per godersi la vita. Tu diventerai direttore di quellalbergo e guadagnerai tanto da poterti permettere di restituirmi i soldi che mi hai fatto perdere. Scherzo minchione, aggiunse, per quando ti verr a trovare mi darai gratis la pi bella camera.
Due giorni dopo, Pietro si mise la giacca di velluto a coste e sopra si infil la mantella, rinunciando al cappotto di cammello con il bordo di lupo, giudicato inadatto alla situazione. Lasci perdere la lobbia e indoss un semplice berretto, anche se pur sempre di tweed, ma non ne aveva altri. Davanti allo specchio gli sembr di essere ringiovanito, come se la perdita del titolo e delle case gli avesse levato anche degli anni. Chiam Angiolo, che per era gi seduto con le calosce infilate e lombrello in mano, pronto ad affrontare la pioggia e le obiezioni di quello che sperava diventasse il suo futuro suocero. Adolfo li aspettava, seduto a cassetta sulla vecchia carrozza, con indosso il pastrano di suo padre.
Le sei sorelle di Neva stavano accalcate sulla porta della cucina, chi con le mani in grembo e chi tenendosi le guance, a parte Maria, lultima nata, che batteva nervosamente lo zoccolo sul pavimento. Pietro e Angiolo sedevano sullunico divanetto di casa, sorseggiando un caff allungato, che entrambi bevvero senza zucchero per non mettere nellimbarazzo il padrone di casa, tante volte mancasse. Dietro la seggiola su cui era seduto il padre, Neva gi lacrimava, anche se per il momento nessuno aveva detto una parola se non di benvenuto.
Bene, disse per primo Pietro dei Martigli.
Forse, replic Nedo Garzella.
Tacquero quindi entrambi per qualche minuto.
E allora? .
Non cho di dote.
Neva scoppi in singhiozzi.
Non ha importanza, gliela faccio io.
Allora  fatta.
Dopo di che Pietro si alz, si strinsero a vicenda le mani, anche Angiolo con Neva che continuava a piangere, e i due Martigli, padre e figlio, uscirono alla pioggia, che intanto aveva ceduto a un freddo nevischio. La temperatura si era abbassata di colpo, come quando cambia il vento. Ma Angiolo non sentiva il freddo, la richiesta era andata a buon fine e in quel momento era tutto ci che gli interessava avere dalla vita.
Ora avrebbe potuto frequentare Neva, beninteso sempre accompagnata da almeno due delle sorelle, baciarle quella bocca carnosa, cingerle la vita e poi tutto. Aveva giurato sul suo onore che fino al matrimonio si sarebbe comportato correttamente, e avrebbe mantenuto la promessa.
Tu sei contento, babbo?.
S, se tu lo sei. Quel cretino del mio comandante una volta mi disse che preferiva lAfrica perch lItalia era un paradiso, s, ma abitato da diavoli. Se quel Nedo  un diavolo,  proprio un buon diavolo.
Girato langolo, la carrozza sembrava sparita: se avesse avuto Adolfo tra le mani, Pietro lo avrebbe strozzato volentieri. Piccole stalattiti di ghiaccio pendevano dai cornicioni delle stalle, e a star fermi il gelo gi cominciava a insinuarsi nelle ossa. Decisero di girare intorno allisolato ma, fatta una trentina di passi, Angiolo intravide i contorni della carrozza grazie al vapore che usciva dalle froge di Birbo. Adolfo dormiva, in tutta evidenza, perch rimase sordo ai richiami del fratello. Ma quando questi lo tocc sulle spalle, curve come sotto il peso molesto di un basto, gli si afflosci tra le braccia.

XVIII.

LA POLMONITE  come uno squalo, e il suo pesce pilota  il raffreddore.
Alla fine della visita, il dottor Pareto aveva diagnosticato sia la malattia di Adolfo sia la sua causa. Lasciata la camera di Adolfo, che continuava a tossire e a tremare per la febbre, Pietro fece accomodare il suo vecchio amico nel suo studio. Sorseggiando un bicchierino di porto, il medico avanz lipotesi di una cura.
Consiglio di fargli assumere della salicina, per combattere linfiammazione ai polmoni. E dei massaggi al petto con olio di menta ed eucalipto non possono fargli che bene. Purtroppo lho visto indebolito, pi magro, sofferente, si sporse quindi verso Pietro. Non lho visitato dappertutto, ma non  che abbia minzioni frequenti, rossori e pruriti nelle parti intime, gonfiamenti dello scroto?.
Per Dio, lo scolo?, esclam Pietro. Non lo so, ma non so nemmeno come farei a saperlo! Per ti posso dire che per me sono mesi che non frequenta donne. Dopo che insomma, da un po di tempo.
Pareto annu pi volte, storcendo la bocca e toccandosi pi volte il naso. Gli capitava spesso di farlo ogni volta che aveva voglia di dire qualche cosa ma si peritava di farlo. Non solo lui, ma tutta Navacchio, Pisa e forse anche Livorno, sapeva quel che Pietro aveva nel gozzo. Tutti erano al corrente che Adolfo si vergognava a farsi vedere in giro dopo tutto quello che aveva combinato, e non tanto per i debiti, quanto per aver costretto suo fratello maggiore a vendere buona parte delle propriet. Forse la sua vera malattia era il disonore: nel salvarlo dalla galera, Pietro gli aveva levato una parte considerevole della sua dignit. Una scelta difficile.
Tenetelo al caldo, e mettetegli un prete vicino ai piedi. Non di notte, per: la scorsa settimana  morta una famiglia a Buti perch ha preso fuoco il letto e da questo tutta la casa. Dormivano, forse erano anche ubriachi, e ci metto pure il figliolo nella conta. Ne avevano uno solo per fortuna.
Nellaccompagnarlo alla porta, Pietro si tocc i testicoli. Ci sarebbe mancato pure che la villa fosse andata a fuoco, e poi allora veramente buonanotte al secchio.
Finimola non si accontent delle cure prescritte al suo pupillo, e non le bast nemmeno lautorizzazione di fargli i massaggi con gli oli profumati. Prov a insistere che del ghiaccio tritato messo sulla schiena con una coperta calda a sacco, avrebbe fatto guarire il signorino Adolfo nel giro di una giornata. Ma tale pratica le fu proibita dal padrone Pietro e dalla signora Rosa, una volta tanto daccordo su qualche cosa. Non si perse tuttavia danimo: di nascosto boll un pugno di semi di sesamo, che mescol a un cucchiaino di quelli di lino. E dopo avervi aggiunto sale e miele, costrinse Adolfo a bere pi volte al giorno quellintruglio, un rimedio formidabile per scacciare i demoni dai polmoni. Soprattutto se accompagnato da una litania in onore di san Mauro, che non solo sapeva vedere e combattere i demoni ma che era eccezionale per tutte le guarigioni da malattie.
San Mauro benedetto, io teco mi rimetto, stronca la bavosa, la malattia schifosa.
Non si seppe mai se fu merito della salicina o della preghiera a san Mauro che tosse e catarro diminuirono di intensit, ma purtuttavia Adolfo continuava a lamentarsi di un dolore alla schiena che non lo faceva stare quieto nemmeno sdraiato.
Non gli sar mica venuto il fuoco di SantAntonio?, ipotizz Finimola. Alla Teresa dei Ginori gli  venuto in due punti, dietro una scapola e su una gamba. Mi diceva che le pareva davere un serpente arrotolato sulla coscia che gliela stringeva e gliela bruciava, povera donna.
Nessuno le dette retta, e cos, massaggi a parte, la donna si occup a modo suo della salute di Adolfo. Dal momento che faceva fatica a mangiare e temendo che deperisse ulteriormente, tir il collo a una gallina, scelta tra le pi vecchie, che manco faceva pi le uova.
Povera bestia, disse alla sguattera mentre la spennava, pensa a far figli finch sei giovane, che dopo, se non sei pi buona, tireranno il collo anche a te.
Dopo averla svuotata per bene, e messo da parte il petto, butt il tutto in un pentolone ricolmo dacqua con ogni verdura che avesse a disposizione, e la lasci a sobbollire per quattro ore. Pi volte schium, pass quindi il brodo in un colino e dopo avervi aggiunto due chiare duovo per rinforzarlo, lo rimise al fuoco aggiungendovi del vino, che faceva sangue. Con il freddo del cortile la gelatina si form in fretta e la fetta che port ad Adolfo tremava e profumava.
Come una vergine al bagno, esclam soddisfatta Finimola, ma tu di queste cose che ne vuoi sapere? Ora mangia e poi dormi.
Due giorni dopo il dottor Pareto conferm la diagnosi di Finimola, e quando se ne fu andato, nonostante le sue rimostranze, Pietro le infil un biglietto da cinquanta lire nella tasca del grembiule.
Zitta e mosca, te li meriti pi di quel gufo con gli occhiali che mi ha chiesto il doppio per dire la stessa cosa.
Tre giorni a base di gelatina, di vino caldo con zucchero, cannella e pepe nero, e ad Adolfo spar il dolore. Chi ci rimise dalla guarigione dello zio fu invece Giulio, che attratto dal pentolino di vino caldo che emanava un profumo inebriante, di nascosto ne bevve tutto il contenuto. Lo trov in cantina Finimola, che era andata a prendere i ciccioli conservati nello strutto di maiale, con cui avrebbe dovuto preparare dei biscotti salati.
Si era rifugiato l non appena aveva cominciato a sentirsi male, e si era addormentato appoggiato alle scale e con la lingua di fuori. Senza tanto starci a pensare e sorda ai suoi lamenti, Finimola lo appoggi sui gradini a testa in gi, e non paga, gli infil due dita in bocca. Si scans giusto in tempo per evitare di sporcarsi con gli schizzi di vomito che parevano lanciati da una sistola. Presolo quindi per il colletto, lo riport in casa e lo trascin fino in camera da letto. Dalla cucina gli port quindi un intruglio di acqua salata, cavolo e banana, e si sedette sulla sponda del letto per essere sicura che le obbedisse.
Masticalo dodici volte prima di inghiottirlo, gli disse, e ti passer tutto, bischero dun figliolo.
Come Giulio lo assaggi, le restitu il bicchiere in malo modo.
Fa schifo, mi fa vomitare.
Bevilo, gli ordin, altrimenti racconto ogni cosa a tua madre!.
In realt Rosa si era gi accorta di tutto e stava per intervenire, quando aveva visto suo figlio trascinato in camera. Locchiata rassicurante di Finimola e gli strilli di Tecla che teneva in braccio, lavevano tuttavia convinta a far finta di niente. Giulio bevve fino allultima goccia, ma quando Finimola usc dalla stanza, nonostante si sentisse gi meglio, prese la sua vecchia bambola di pezza e le conficc uno spillone nel petto, giurando a se stesso che quando fosse diventato grande glielavrebbe fatta pagare.

XIX.

SE LA PRIMAVERA del 1914 tardava ad arrivare, non cos le cattive notizie. Angiolo tuttavia avrebbe sorriso anche di fronte allArno, che strarip in pi punti, e manc poco che annegasse tutta Pisa, come avevano sperato i livornesi. Neva lo faceva infatti ridere come mai in vita sua, cos come le battute del futuro suocero, che spesso parlava per proverbi. Quando si presentava la domenica troppo presto, lo guardava in tralice.
Bella cosa alzarsi presto, fare un po dacqua e tornare a letto. Ma a me tocca aprir la porta a uno che fa la gatta morta, anzi il gallo vivo!.
Ogni volta che, in sua presenza, Nedo guardava la sua figliola, sentenziava che grassezza era mezza bellezza. Faceva il finto tonto, secondo Angiolo, ma aveva il cervello sveglio come una faina. Daltra parte per tirare su da solo sette figlie senza che nessuna andasse da sola e ritornasse in due, come soleva dire, occorreva una mente corta e una mano lunga.
Mano lunga lo capisco, disse una volta Angiolo, con uno di quei sorrisi che piacevano anche al futuro suocero, ma mente corta che cosa sta a significare?.
Che non bisogna stare tanto a cincischiare sulle cose. O  bianco o  nero, perch il mondo  come un porto dove o piove o tira vento o suona a morto!.
Ogni tanto Angiolo riportava le frasi di Nedo Garzella a casa, come una volta, a pranzo, alla presenza di Piero Ginori.
Ha detto, rise, che se luomo non porr fine alla guerra, sar la guerra a porre fine alluomo.
Suo padre e Piero lo squadrarono seri, e Angiolo li guard a sua volta, senza comprendere.
Che cosa ho detto di male?, chiese.
Con il tovagliolo Piero si pul appena le labbra dal sugo dellarrosto e si lev quindi con lunghia del mignolo una fogliolina di rosmarino che gli era rimasta incastrata in un dente.
Ne stavo parlando prima con tuo padre, disse. Temo invece che si stia preparando una nuova guerra.
Ma non  possibile!, obiett Angiolo.
Lunica preoccupazione che in quel momento gli balen in testa fu che, se fosse stato vero, questo fatto avrebbe potuto allontanare il giorno delle nozze. O sarebbe successo anche di peggio, se fosse stato richiamato.
Non  possibile, ripet per rafforzarsi nellidea, lItalia  alleata con Germania e Austria, e i rapporti con la Francia e lInghilterra sono sempre migliori.
Appunto per questo. Per dirla come tuo suocero, non si possono servire due padroni.
Ma perfino il papa si  pronunciato contro la guerra!.
 vero, ma proprio perch la teme, rispose ancora Piero. Ha detto che le cose vanno male e che verr il guerrone. Bella espressione, da brividi. Non  solo questo, per. Pochi giorni fa ho ricevuto una visita da parte di un funzionario del governo, un uomo molto vicino a Giolitti. Mi ha suggerito di diversificare una parte della produzione in isolatori elettrici. Ha detto che ce ne sar un gran bisogno.
E a che cosa servono? .
A elettrificare steccati, confini, filo spinato. Non certo per impedire alle mucche di uscire dai recinti. Stanno solo aspettando che qualcuno dia fuoco alla miccia, ma sono gi daccordo tutti per fare la guerra.
Nello scuotere la testa, Angiolo guard il padre, sperando di leggergli sul viso la solita espressione scettica con quellaggruppare di labbra, accompagnata da unalzata di spalle. Ma non fu cos. Rosa si alz, chiamata dagli strilli di Tecla, e come si fu allontanata, Piero dette un pugno sul tavolo.
Accidenti a tutti i monarchi, russi, tedeschi, austriaci, inglesi, serbi, bulgari e romeni. E italiani, naturalmente. Sono tutti imparentati tra loro, tra zii e cugini. Ma che cosa gliene importa, a morire mica ci vanno loro. Solo la Francia ne  fuori, e guarda caso perch  repubblicana.
Non solo Angiolo non gli aveva mai sentito tirare fuori frasi del genere, che gli avrebbero valso larresto se le avessero sentite i carabinieri, ma non laveva mai nemmeno visto cos arrabbiato.
Piero, disse timidamente, sei diventato socialista? E tu sei pure marchese.
E con questo?, intervenne Pietro. Nella rivoluzione francese ci furono anche fior di giacobini tra la nobilt. Essere nobili non vuol mica dire essere minchioni per forza. Dico bene, Piero?.
Giuda dun Giuda, parli meglio di quel Mussolini l. Quasi quasi domani compro LAvanti! e te ne regalo una copia.
La questione fin in una risata tra i due amici e in una ferrea decisione da parte di Angiolo. Le potenze europee avrebbero anche potuto combattere tra loro, ma nessuna avrebbe avuto la meglio sul suo amore per Neva.
Leventualit di una guerra ebbe invece un effetto rigenerante sulla salute e sul morale di Adolfo. Nei giorni e nelle settimane seguenti, saccheggi la biblioteca di casa alla ricerca di libri di storia italiana. Sinfiamm in particolare nel leggere il pensiero di Cesare Balbo, tutto incentrato sullindipendenza del sacro suolo della patria calpestato per secoli dallo straniero. Si lasci crescere i capelli secondo la moda risorgimentale e compr perfino un paio di occhiali rotondi che conferirono al viso una certa aria intellettuale. Dimagr vistosamente, solo trascurando il cibo, nonostante le proteste e le preoccupazioni di Finimola, e non si present allHotel Metropole di Bellagio.
Il suo annuncio di essersi iscritto al Partito Nazionalista provoc un travaso di bile a Pietro, dovuto anche allentusiasmo petulante di Giulio e alla benevola e silenziosa approvazione di Rosa.
Ho deciso di arruolarmi, proclam infine a tavola, durante il pranzo.
Bravo, lItalia ha proprio bisogno di gente come te.
Senza cogliere il sarcasmo nelle parole di suo fratello, Adolfo continu a parlare con sempre pi fervore, agitando la forchetta per aria, sulla quale era infilzato un pezzo di torta di verdure, che vol per aria spiaccicandosi a terra.
Questa italietta meschina, pacifista e pantofolaia ha bisogno di nuovi nerbi e nuovi eroi.
Aveva imparato a memoria quelle parole, lette sullIdea Nazionale, che ormai comprava quotidianamente.
Sei grande, zio, disse Giulio. Se farai lufficiale potresti portare con te anche Angiolo.
Prima che questi potesse obiettare, si alz chiara la voce di Pietro, senza sollevare gli occhi dal piatto.
Ha parlato il genio della famiglia, sentenzi.
Fece quindi una pausa, incurante dello sguardo accigliato di sua moglie. Guai a toccarle Giulio. Era tuttaltro che una stupida, ma non riusciva a capacitarsi come non comprendesse che quel figliuolo, forse troppo viziato, aveva la facolt di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato.
Mi piacerebbe inoltre sapere, continu, come hanno fatto tante castronerie simili a entrare cos rapidamente in quel tuo cervello bacato.
Pietro, tu non capisci, si difese Adolfo. La nostra patria.
Non riusc a finire la frase che una manata di Pietro si abbatt sulla tavola, e Finimola rientr rapidamente in cucina con la zuppiera ricolma di vellutata di piselli, condita con solo olio e una spruzzata di pepe, senza dadini di prosciutto abbrustolito. Era venerd, e si mangiava di magro, secondo le rigorose indicazioni di Rosa. Un venerd che sarebbe rimasto nella storia di famiglia come quello di Passione, anche se Pasqua era passata da un pezzo. Da un silenzio gravido di attese, emerse quieta ma intensa la voce di Pietro.
Mi sono stufato, disse con quella calma che fece gelare il sangue a tutti. Stufato dei bischeri, delle fanfaronate, delle mancate promesse, delle figuracce con gli amici, delle idiozie, di non mangiare carne di venerd, di questa societ decadente senza pi valori, come lonore e il rispetto. Che si attacca alle parole quasi fossero pietre su cui costruire il futuro, che pensa che la guerra sia la soluzione ai problemi dellumanit. E di tutti gli imbecilli che pendono dalle labbra di chiunque dica una fesseria solo perch  diventata di moda. Dettata questa da chi ha linteresse che si diventi tutti sempre pi imbecilli. E dato che anchio non sono immune da questa sesquipedale ondata di idiozie, me ne andr a fare una girata con Birbo, che  un cavallo ma ha pi sale in zucca di molti di voi.
Ci detto prese la mantella e il cappello e usc di casa. Birbo comprese lo stato danimo del suo padrone e inizi un trotto, n lento n veloce, fatto di passi lunghi, quasi scivolasse sullo sterrato. Quellandatura morbida gli fece venire la voglia di andare al casino, ma pensando alle matrone volgari e imbellettate che lo avrebbero accolto con quei finti sorrisi sul volto, il desiderio si trasform in brividi di disgusto, e si mise a ridere di se stesso. Unamante, forse, sarebbe stata la soluzione, ma non ne aveva mai avuta una, e non avrebbe saputo da che parte cominciare. E chiedere ad Adolfo, lesperto in materia, neanche a parlarne. A quel punto si accorse che il cavallo lo aveva portato a Titignano, quasi senza accorgersene. Guard lora e decise di fare qualche cosa per Angiolo.

XX.

VUOLE sapere una cosa?, disse Nedo Garzella. Mi accorgo che sto diventando vecchio, e sa perch?.
Davanti allo sguardo interrogativo di Pietro, Nedo assunse unaria soddisfatta e con uno zolfanello si accese la pipa. Valeva la pena di festeggiare quella visita inaspettata.
Perch, continu, mi accorgo che conosco pi la gente che  morta di quella che  viva. A lei non succede?.
Pietro non ci aveva mai pensato, e fece un rapido conto, ma, di primo acchito, gli parve che erano ancora di pi le persone vive, anche se ne avrebbe ammazzate parecchie. A partire da quel Marinucci, che si diceva fosse andato a Pisa nello studio di un altro notaio. A fare nuovi danni, di sicuro, ma prima o poi glielavrebbe fatta pagare.
 vero, ment per gentilezza, mi sembra che siamo daccordo su molte cose. Allora, lei che ne dice? Posso chiamarla Nedo? Io sono Pietro, credo che a questo punto potremmo darci anche del tu.
Ci prover, ma per questo bisogna essere come allosteria e berci sopra un goccetto. Come si dice, il vino  la puppa dei vecchi.
Pietro non si sentiva vecchio, grazie anche allarrivo inaspettato di Tecla, e Nedo non doveva avere molti anni pi di lui. Ma le rughe gli avevano dato un aspetto di uomo anziano. Senza volerlo si tocc la faccia per sentire le sue. Fu Teresa, la maggiore, a portare un fiasco di vino gi aperto e due bicchieri. Con un leggero inchino gli vers da bere, e si ritir.
Vedi, signor Pietro, come sono brave le mie figlie. Femmine sane, come le vacche bianche, le migliori. Daltra parte, si batt il petto, la botte d il vino che ha.
Al terzo bicchiere, dopo aver fatto lelogio delle altre sei figlie, Nedo si sbotton il colletto della camicia.
Io faccio il contadino, ma non lo sono, perch sarei allevatore. Ho dovuto mettermi a lavorare la terra quando la mia povera moglie ci ha lasciato, saranno quindici anni. Le figlie mi danno una mano per quel che possono e tengono le galline, i conigli e, quando  stagione, le anatre.
Come vide la faccia interessata di Pietro al solo nominare le anatre, che conosceva pi che altro cotte al forno, con un po di rosmarino e le patate, Nedo spieg come faceva a catturarle.
Basta avere un recinto, lungo, ma non troppo, e un paio di femmine. Quando  stagione di migrazione, quelle selvatiche, soprattutto i maschi, a volte scendono, come si farebbe noi se avessimo le ali. Stanno l a fare i loro comodi, e poi vorrebbero ripartire, ma non hanno abbastanza spazio per pigliare la rincorsa e prendere il volo. Vieni a vedere, signor Pietro, ne ho giusto due.
Girarono dietro la casa, passando attraverso la legnaia, in mezzo alle gabbie dei conigli, grossi come lepri, tra cui una nidiata di neri con gli occhi rossi che sembravano partoriti dal diavolo. Il bicchiere di sangiovese in mano, Pietro non si cur di sporcarsi le scarpe, passando in mezzo al fango e allo sterco delle galline che razzolavano libere nel cortile. Una delle figlie, a piedi nudi, stava distribuendo loro una specie di pappone: avanzi, giustamente, in quella casa non si buttava via nulla.
In fondo allorto Pietro vide una recinzione metallica, stretta e lunga, ma non troppo, proprio come aveva detto Nedo. Riconobbe subito le anatre selvatiche pi grosse, con la testa di un verde cos acceso e lucente da sembrare dipinta. Non le aveva mai cacciate, preferendo uccellini e cinghiali, a volte daini e pi raramente cervi, ma solo quelli vecchi. Troppo facile sparare alle anatre: bastava mirare nel mucchio, con il fucile caricato a pallini, e qualcuna veniva di sicuro gi. Non era giusto.
Le due anatre selvatiche, spaventate alla vista di un intruso, iniziarono a battere le ali e a tentare invano di fuggire. Pietro rimase fermo a osservarle, ammirato dal funzionamento di quella trappola. Le mani in tasca, si guard la punta delle scarpe.
Pensavo a una cosa, sempre che tu sia daccordo. Il mio ragazzo freme,  giovane.
Quando lasino raglia forte, o  per amore o teme la morte. Con tutto il rispetto per il tuo Angiolo.
Pietro non pot fare a meno di ridere, quelluomo aveva la capacit di sintetizzare in un proverbio concetti per i quali molti avrebbero usato altisonanti paroloni, tanto formali quanto vuoti. Nedo gli piaceva.
In questo caso credo si tratti di amore, che ne dici di farli sposare prima che.
La faccia di Nedo si oscur e Pietro cap di essere stato frainteso.
No, continu, non intendevo quello, Angiolo non ne sarebbe mai capace, voglio dire, il suo amore  onesto.  che da certe notizie che ho saputo, ho paura che sia in arrivo una guerra.
Allora che si faccia. Domenica venite tutti a pranzo. Ti piace lanatra?.
Quando Pietro comunic la decisione, concordata con il futuro suocero, a parte il diretto interessato, la pi entusiasta fu Finimola, che si offr di preparare un dolce degno delloccasione. In qualche modo le fu spiegato che non si poteva esagerare, per non mettere quella semplice famiglia in imbarazzo, per cui Finimola si lasci convincere a preparare una semplice torta di mele. Cui per volle aggiungere del mascarpone e del croccante di mandorle, per renderla pi saporita e pi pesante da digerire.
Sulla Nazione di domenica, nellelzeviro del direttore Silvio Ghelli, Pietro lesse invece quanto ormai temeva: un attacco del tutto gratuito alle mire espansionistiche dellAustria sui Balcani. Come se la questione riguardasse da vicino lItalia e i suoi confini. S, la guerra si approssimava e il matrimonio di Angiolo e Neva si doveva fare al pi presto. Se poi avessero fatto un figlio al pi presto, prima che scoppiasse, magari non sarebbe stato richiamato. Chiuse il giornale poco prima che la carrozza si fermasse davanti alla casa dei Garzella, e sorrise.
Non comportarti come una signora, disse a una Rosa allibita, non vorrei che li mettessi in imbarazzo.
Lunica poltrona, davanti al camino, fu presa dassalto da Adolfo, che inizi la sua tiritera sulla necessit italiana di espandere i propri confini per la salvaguardia del sacro suolo patrio. Per essere gentile, come gli era stato raccomandato, chiese a Nedo che cosa ne pensasse della guerra.
Non sono istruito come voi, e non so che dirvi. Bisognerebbe lo chiedeste ai morti, che sono quelli che la conoscono bene.
Mentre le sorelle si davano da fare in cucina, aiutate da Rosa che si era offerta di dare loro una mano, Neva ancora non era apparsa e Angiolo continuava a guardare suo padre. Allannuncio di sedersi a tavola, lei finalmente apparve sulle scale e si ferm sullultimo gradino, per farsi guardare. Su una sottana di panno scuro indossava una blusa rosa di cotone dal collo alto, con le maniche a sbuffo e strette ai polsi. Angiolo la guardava come se gli fosse apparsa la Madonna di Montenero e anche Pietro lammir. Con quella pettinatura a chignon, dalla quale esplodevano piccoli ciuffi di capelli rossastri, gli ricord una creatura uscita da un quadro di Raffaello, ma non gli veniva in mente quale. Poi si dette una manata sulla fronte.
S, la Madonna della Seggiola!, esclam.
Per Dio!, gli fece eco Nedo.
Sei bellissima, le disse Angiolo, e la prese per mano, facendola accomodare sulla sedia accanto alla sua.
La zuppiera dei tortellini ripieni di anatra fu portata dalla maggiore delle sorelle, Vera, con molta attenzione, perch il brodo di anatra non straripasse. Fu poi seguita dallanatra, che trionf sulla tavola con un color brunito di terra e bronzo insieme. Appena il coltello affond, la carne si rivel cotta ma rossa come se fosse ancora viva. Sui lati del vassoio giacevano invece, quasi esangui per aver donato la loro maggiore consistenza, delle foglie di pancetta con cui la carne era stata ricoperta e delle patate arrosto, condite con prezzemolo tritato e tagliate tuttavia cos fini da crocchiare in bocca che era una piacere.
Lho lasciata un giorno in acqua, per spurgarla, annunci Vera. Lanatra, dico. Poi lho lardellata bene e spalmata di burro caldo.
Unica tra le sorelle che si permettesse di parlare senza essere interrogata, in cucina laveva fatta da padrona, dando perfino suggerimenti, che quasi sottintendevano degli ordini, alla stessa Rosa. La crostata di mele fu bagnata dal vin santo e il pranzo termin con Pietro e Nedo che andarono a prendersi il caff nellorto.
La giornata pulita, con il tepore non ancora diventato caldo, indulgeva allamicizia e Pietro tir fuori dalla tasca interna della giacca una bottiglietta di cognac, e la porse a Nedo. Da qualche tempo gli piaceva bagnarsi le labbra e sentire quel liquido forte scendere per la gola e riscaldargli lo stomaco. Come avere un amico a portata di mano con cui condividere momenti di solitudine ad altri di allegria.
Dopo la prima boccata, Nedo fece il gesto di berne unaltra e Pietro lo invit ad approfittarne ancora. Si sedettero a terra, sotto un ciliegio che gi mostrava i primi boccioli rosa.
Vedi Pietro, ora ti racconto come stanno le cose. Anche se sono le mie budella, sono contento che le figlie comincino ad andarsene via, perch sono un po stanco. Neva dar il via alle altre, questo lo so gi. Teresa  fidanzata di nascosto, anche se lei non sa che io lo so, e ha gi fatto la frittata. Ma lui  un uomo onesto e la sposer. Le altre hanno tutte dei ragazzi intorno, brava gente, contadini e bottegai di famiglia. Meno Renata, che a luglio partir per lAmerica, dove ho dei parenti. Vera ha invece scelto di restare zitella. Una santa: ha fatto da mamma alle altre, e lo far per me, quando non ce la far pi.
Gli occhi gli si inumidirono. Pietro tir un sorso e gli porse ancora da bere. Gli venne un dolore allo stomaco, perch non sarebbero mai stati amici, nessuno per colpa dellaltro. Troppo diversi, se pure in quel momento erano uniti come fratelli, con uno che parlava e laltro che ascoltava, e stranamente, laltro era lui. Al tempo stesso sent la voglia di ritornare al Circolo e di riprendere i contatti con Piero, che si erano un po allentati: di ritornare insomma a fare la vita che faceva prima. Ora invece si trovava tra due mondi diversi, e aveva sempre sostenuto che nel mezzo si trovavano i coglioni, e lui non voleva fare quella parte.
Domenica 28 giugno, allora, disse dun fiato. Penso io a tutto.
Chi pu faccia e chi non pu, che taccia, concluse Nedo.
Quella domenica lafa era penetrata perfino tra le pietre della chiesa.
Fa un caldo becco, disse Piero Ginori ad Angiolo, allingresso, per scaricare la tensione. Quindi tu puoi stare tranquillo.
Quando Rosa lasci il figlio davanti allaltare, Pietro si accorse che lei gli aveva sussurrato una frase allorecchio, che aveva lasciato scuro in volto Angiolo.
Che cosa gli hai detto?, le chiese quando prese posto nella prima panca, accanto a lui.
Segreti di madre.
Spero tu non gli abbia dato consigli per questa notte, donna.
A questo avrebbe dovuto pensare il padre, ma sono sicura che tu non lo abbia fatto.
Neva entr in chiesa poco dopo, a braccetto di Nedo, sovrastandolo di almeno mezzo palmo. Subito si lev un chiacchiericcio dalle comari che cercarono di guardarle le scarpe. Chiusa nelle stecche di balena e con labito bianco di sua madre che aveva allargato giusto sul petto, Neva pronunci i voti davanti al suo sposo. Piangendo come una fontana allelevazione e ridendo quando non riusc a infilargli lanello.
Alluscita dalla chiesa, sotto una pioggia di riso, con il sole ancora alto, nonostante la chiesa vicina avesse gi suonato il vespro, si not un insolito fermento, non certo dovuto al matrimonio. Fu Adolfo a portare la notizia: lodiato erede al trono austroungarico era stato assassinato giusto quella mattina.

XXI.

I DUE sposi passarono la loro prima notte nella villa di Navacchio. Si spogliarono entrambi dandosi le spalle e si infilarono nel letto. Lui con il pigiama nuovo, a righe blu, un regalo di sua madre. Lei con una camicia da notte lunga fino ai piedi con un pizzo a tombolo, sopra il petto, che finiva in una specie di gorgiera. Lo aveva realizzato cucendolo a delle pezze di lino grezzo del corredo di sua madre.
Allinizio nessuno dei due os nemmeno toccare laltro, non tanto per rompere quel dolce incantesimo ma proprio perch nessuno dei due avrebbe saputo da che parte cominciare. Il sapere di Neva nasceva tutto e soltanto da qualche discorso con Teresa e con qualche amica, e tutte giuravano che la conoscenza fosse per sentito dire e non per esperienza personale. Riguardo a Nedo, piuttosto che parlarle di certe cose, lavrebbe mandata a farsi monaca.
Lesperienza di Angiolo si limitava invece a due visite in un casino, consigliatogli in gran segreto dallo zio Adolfo, entrambe nel mese precedente le nozze, giusto per imparare qualche cosa che non fossero le solite immagini. Nella biblioteca aveva infatti trovato dei volumi di opere classiche, come il Fanny Hill di John Cleland e i Sonetti lussuriosi dellAretino, tutti illustrati da un certo Paul Avril. Certo era che gli uomini sembravano tutti dei viziosi allupati e le donne puttane senza scrupoli.
Questi libretti interessanti si trovavano ben nascosti dietro due modesti volumi dellAriosto e del Petrarca e uno pi voluminoso, con le lettere di Mozart alla sorella: suo padre si era probabilmente convinto che nessuno sarebbe andato a leggere quei tomi antiquati e allapparenza noiosi e non avrebbe cos scoperto gli altri. Le figure non lasciavano proprio niente allimmaginazione, tra penetrazioni singole e multiple, cunnilingui, frustate e fellatio. Prima di sposarsi avrebbe dovuto imparare la differenza tra la teoria e la pratica: questo il suggerimento dello zio.
Da quellesperienza era rimasto pi perplesso che soddisfatto, anche se, entrambe le volte, la ragazza era stata prodiga di consigli e di pazienza. Contro le sue aspettative, Neva non accus per nulla quel dolore iniziale che la cocotte gli aveva anticipato che avrebbe provato, aggiungendo peraltro di non preoccuparsi. Anzi, fin dal momento in cui la strinse tra le braccia, inizi a lanciare dei gridolini di piacere e Angiolo consum in fretta, tra il piacere e la vergogna che i loro maneggi fossero uditi nel resto della casa.
Chi prov ad ascoltarli e a guardarli dal buco della serratura fu il solito Giulio. Fu preso per un orecchio dal padre e chiuso a chiave in camera sua.
Nato da n cane!, gli disse il babbo. Domani senza cena, che  lunica cosa che capisci.
Per dispetto nei suoi confronti, e anche di Dio che non gli aveva impedito quella punizione, si masturb due volte. E senza andare a prendere quei volumetti di cui aveva scoperto lesistenza ancor prima di Angiolo.
La mattina dopo i due sposi partirono per Venezia, dove Pietro aveva prenotato loro una stanza per una settimana allHotel Royal Danieli. Alle rimostranze di Rosa per una spesa cos alta, in un momento dove era opportuno pensare al futuro, Pietro fu irremovibile.
Ci si marita una sola volta, e se  per questo,  anche troppo.
Durante il viaggio, parl pi la moglie del marito, gi facendo prevedere quale sarebbe stato landazzo del matrimonio. Ma entrambi gustarono fino allultima briciola la pagnotta con luvetta secca e i gherigli di noce, la frittata di erbe di campo e quattro uova sode. Il tutto confezionato da Finimola in un corbello di vimini, e protetto dalle mosche da un tovagliolo bianco, di quelli grandi che nelle colazioni sui prati servono finanche da tovaglia.
Ad Angiolo fece impressione pi lessere registrati come il signore e la signora Martigli che non latrio sontuoso del Danieli, che si diceva fosse la copia della sala regale del Topkapi, il palazzo del sultano turco. Ma dato che agli stranieri ne era impedito laccesso, nessuno avrebbe potuto dire se fosse vero o meno.
La finestra della camera dava sulla Riva degli Schiavoni, con vista sul campanile di San Marco a sinistra e la basilica di Santa Maria della Salute sulla destra. Lo sguardo, tuttavia, and oltre, perdendosi verso alcune isole di cui gli sposi ignoravano il nome. Il caldo ne offuscava i confini, e le rendeva quasi navicelle sospese sul mare.
Ecco, disse Neva, io credo che il bene sia un po come quelle isole. Sembrano lontane, ma se allunghi la mano le puoi toccare.
Il giorno successivo Angiolo la port alla famosa Biennale, da poco aperta, ma dopo qualche giro Neva si mostr pi che annoiata e cominci a fargli le moine, per convincerlo a tornare in albergo.
Fammi prima vedere se trovo quel pittore amico del babbo, che gli ha fatto dei favori, e magari ti far anche un ritratto. Poi si rientra.
Quando Neva vide il marito avvicinarsi sorridente a un omaccio grosso e scarmigliato, le venne un colpo. Quello era capace di tirare fuori un coltello, mica il pennello. Le sorrise con aria da furbo e dietro le insistenze di Angiolo, acconsent a ritrarla.
Ma chi  quello?, chiese quando lo salutarono con il rotolo del dipinto in mano al marito.  di Livorno? Perch ha laria di un delinquente.
Ma no, te lho detto, il babbo lha aiutato tante volte. La famiglia lavorava per i principi Borbone, a Viareggio, ma da quando il padre  stato licenziato, sono caduti in rovina. Si chiama Viani Lorenzo.
Neva alz le spalle e fece per agguantare il ritratto, ma Angiolo se lo mise dietro le spalle.
Perch non me lo fai vedere?.
Non so se ti piacer.
Poco dopo la donna sgran gli occhi e atteggi la bocca in una smorfia: non contenta fece anche le corna al foglio.
Quello  matto! Lhai visto? Sembro morta. Oh, Angiolino, ti prego buttalo via che mi fa impressione.
In effetti, con quelle macchie nere intorno agli occhi, il colorito tortora del viso e la bocca semi aperta senza denti, Angiolo non pot darle torto: quel carboncino era una vera porcheria. Al diavolo larte, Neva si meritava di pi. E anche lui: dei quattro giorni di lusso ne aveva sprecato gi uno. Cos, quando lei si volle concedere un bagno caldo con i sali profumati, si diresse alla reception con unidea in testa.
Ci potrebbe cambiare la stanza, per favore?.
Limpiegato, abituato ai capricci della clientela, si apr alla sua richiesta con il volto corrucciato, pronto a scusarsi.
Mi dispiace, signore, che cosa c che non va nella camera? Le assicuro che  una delle migliori, per vista e spaziosit.
No, no,  tutto perfetto. Ne vorremmo per una sul retro, anche pi piccola.
Di richieste stravaganti laddetto al ricevimento ne aveva un corbello pieno e forse, un giorno, le avrebbe raccolte in un libriccino. Come quella volta in cui il poeta Gabriele DAnnunzio aveva preteso di farsi portare una bara in camera per trovare maggiore ispirazione per un suo romanzo. Sfoder tuttavia unaria di circostanza, convinto di trovarsi davanti a un mentecatto.
Non sono sicuro di avere ben compreso, signore.
 semplice: mio padre ha pagato per quattro giorni, ma con una stanza pi modesta, magari riusciamo a starci qualche giorno di pi. Siamo in viaggio di nozze.
Il direttore dellhotel lasci loro la medesima stanza e concesse gratuitamente altri tre giorni alla giovane coppia.

XXII.

TECLA stava sempre di pi con la balia, e Rosa sembrava fosse sempre pi distratta. Usciva spesso, a volte con aria cupa, e non sempre si faceva accompagnare dalla cameriera. Quellestate era cominciata bene, con il matrimonio di Angiolo, ma il caldo sempre pi torrido, quale non si era mai sentito prima, andava di pari passo con la crescente preoccupazione da parte di Pietro per il comportamento di sua moglie. Pi volte le aveva chiesto: Dove vai? Vuoi che ti accompagni?.
Le risposte della moglie erano sempre gentili ma generiche, se non sfuggenti: roba di donne, dalla sarta, a trovare unamica e via dicendo. Per orgoglio e puntiglio non aveva mai insistito oltre. Daltra parte, lui non dava mai spiegazioni sulle sue uscite, e gli scocciava fare la parte del marito geloso o padrone.
In situazioni estranee alla famiglia, quella vaghezza di risposte avrebbe indotto a pensare a una relazione clandestina. Se un amico gli avesse confidato un simile modo di fare della consorte, avrebbe pensato male. Ma non nel caso di Rosa. Era pur vero che le corna sono un peso cos leggero che tutte le possono vedere ma nessuno se le sente addosso. Non nel caso di Rosa, per. Non lei.
Al trambusto interno si aggiungeva per Pietro la mancanza di Angiolo, che aveva trovato casa proprio a Titignano, un modesto villino di fronte allabitazione del suocero. Non lavrebbe mai creduto, ma sembrava ne sentisse la mancanza molto pi di Rosa. Era una sensazione strana, quasi fisica, come se fosse monco, come se se ne fosse andata una parte di lui. Angiolo era il suo arto fantasma, e non per il legame di sangue, che pure contava, ma per quellamore che si cresce di pari passo con la stima. Lamore per suo figlio era un pezzo di carne viva che gli era stata strappata. Giusto cos tuttavia: i figli hanno lobbligo di andarsene e ai genitori spetta il diritto di soffrire.
E se allinterno della villa di Navacchio si viveva in quellatmosfera, ancora peggio era quella generale, pregna di attese, tutte negative, che arrivarono puntualmente un mese dopo lattentato di Sarajevo. Linnesco di quella miccia era durato un mese esatto, e tutti i giornali, da quel fatidico 29 luglio in poi, successivo allultimatum dellAustria alla Serbia, titolavano le prime pagine su chi ogni giorno dichiarava la guerra a chi. La Germania alla Russia e alla Francia, lInghilterra allAustria e via cos, in un turbinio di dichiarazioni marziali e contrastanti.
Su una cosa per tutti concordavano: che la truppa sarebbe tornata a casa prima che cadessero le foglie. Ciascuno dei belligeranti, nella sua incosciente idiozia o in perfetta malafede, era convinto, o sosteneva, di vincere, e pure alla svelta. Daltra parte non era mai esistito che qualcuno cominciasse una guerra gi pensando di perderla. E qui lavevano cominciata tutti.
Ma se uno dichiara la guerra a un altro e questo non la accetta, che cosa succede, si fa la pace?.
Quella che Adolfo prese per una battuta di Finimola, e che liquid con una risata, lasci invece perplesso Pietro. In fin dei conti, per combattere, come per fare lamore, occorreva essere in due. Altrimenti era violenza, ma forse la guerra non era altro. Laveva vissuta, in Tripolitania, e a chi lo accusava di essere un pacifista, rispondeva che non era vero, era semplicemente contro qualsiasi guerra. Alle prossime elezioni giur a se stesso che avrebbe votato socialista, gli unici che parevano contrari alle mattanze dei popoli.
Per il principio di consolazione, in base al quale a ogni calcio nel sedere che la vita ti dava dovevi rispondere dandoti una carezza, Pietro aveva ripreso a frequentare il Circolo della Nobilt. Nessuno si era permesso di obiettare che in teoria non ne faceva pi parte.
Ci voleva proprio un Princip per ammazzare un granduca, ironizz Piero Ginori.
Ritrovare il vecchio amico era stato come infilare un paio di calosce sotto la neve: non ti riparano dal freddo ma evitano che ti si ghiaccino i piedi bagnati.
Che cosa vuoi dire?, gli chiese Pietro.
Non ti ricordi? Lattentatore del granduca Ferdinando si chiama, o si chiamava se non lhanno gi fatto fuori, Gavrilo Princip, non  buffo?.
Beato te che hai voglia di scherzare. Io invece sono preoccupato per Rosa.
In realt voleva dire Angiolo, ma se ne vergogn. Sono le madri che si preoccupano dei figli, e i mariti, al massimo, per le mogli. Ma non era del tutto una menzogna: latteggiamento di sua moglie era davvero un mistero. Quando Piero alz un sopracciglio e pos il giornale sulle ginocchia, Pietro alz a sua volta le spalle.
Pensi di essere becco?.
Non dire stupidaggini, tutto, ma non quello.
Spende troppo? Come ti vanno gli affari?.
Ma no, Rosa  fin troppo parsimoniosa. E le terre rendono, anche se non come prima. Faccio un po fatica a seguire lamministrazione, per me la cavo.
Allora giochiamo a scacchi, sugger Piero.
Il cavallo avanz di sbieco pronto a sacrificarsi se la regina avversaria avesse preferito la sua alla propria morte, ma in questo caso era gi evidente che lalleanza tra lumile pedone e la veloce torre avrebbe messo sotto scacco matto il re. Nellaltro caso, ormai protetto solo da un alfiere, lunico rimasto fedele, sarebbe stata solo questione di tempo. Lindice di Pietro spinse quindi a terra il proprio re. Negli scacchi valeva ancora lonore del suicidio, che si concedeva a chi  prossimo a perdere, senza infliggere la sconfitta.
Credo sia la terza volta in tutta la mia vita che ti batto, disse Piero offrendo allamico un robusto Santa Clara. Sputa il rospo, fratello.
Lo sbuffo del sigaro disegn in aria una voluta quasi femminile, il fantasma di una flessuosa danzatrice. Pietro la segu con lo sguardo finch non si dissolse. Lo avrebbe sputato volentieri, dopo averne ingoiati tanti.
 solo questione di tempo. Lo so, lItalia entrer in guerra e richiameranno Angiolo.
Perch non lo mandi in Inghilterra?.
Pietro picchi tre volte il sigaro sul portacenere e guard in tralice il suo amico.
E bravo, cos non lo vedo pi, disse piano prima di alzare la voce. Ma porca di una vacca gravida! Rosa sembra fuori di testa, manco si occupa di Tecla, Giulio smania che dice vuole sposarsi pure lui. La sola che non mi d preoccupazioni  Finimola.
Santa donna, chios Piero. E brava. Se non fossi mio amico te lavrei gi portata via. Se penso a quando sono venuto laltra sera e con gli avanzi del bollito ha fatto lo stiracchio con le uova di tuo suocero, ancora calde del culo della gallina e sbattute con il parmigiano. Ma come fa a inventarsi le cose in questo modo? Scusami, mi sono lasciato andare. Per non hai nominato Adolfo, non mi dire che il calesse si  rimesso in carreggiata.
Prima ancora che la risposta, nata nel cervello sotto forma di imprecazione, arrivasse alla bocca, un valletto si present davanti a Pietro, con una busta chiusa adagiata su un vassoio dargento. Lui la apr e se la mise in tasca, scosse la testa e lanci un breve saluto a Piero. Una parte del mistero di Rosa forse era risolto, ma sarebbero state meglio le corna.

XXIII.

CONSUNZIONE, mal sottile, tisi, o pi precisamente tubercolosi, come aveva specificato il professor Viani, che trov a casa. E scopr che in quei mesi Rosa aveva tenuto nascosto a tutti i sintomi della malattia, attribuita inizialmente a un po di stanchezza e, dopo, a unanemia di cui soffrono spesso le donne.
Purtroppo i raggi X non mentono, aveva detto il luminare, giunto espressamente da Pisa. Sua moglie ha bisogno di riposo in qualche localit marina. Suggerirei Forte dei Marmi o anche Livorno. E di mangiare carne, molta carne, per ripristinare la perdita di sangue.
Pietro ripass con la mente tutti gli episodi che nelle settimane e nei mesi precedenti lo avrebbero dovuto mettere sullavviso. Si dette dellidiota per non avere approfondito i mutamenti di umore e quel pallore, che aveva attribuito alle solite ubbie femminili. E al cambiamento di dieta, di cui si era complimentato con Finimola. Tutti quei pasticci di carne, le polpette con poco pane e latte, i filetti al sangue, le fettine di vitellone e i fegatelli, avevano evidentemente uno scopo.
Tu sapevi, vero?, chiese a Finimola.
Gli occhi bassi, strozzando e stropicciando uno straccio, Finimola lo ammise.
La signora mi ha fatto giurare di non dirlo a nessuno, soprattutto a lei, padrone. Non voleva preoccuparla.
E scommetto che ci hai dato anche la carne di cavallo.
La donna sbarr gli occhi e giunse le mani.
No, quello no!, protest. Lo so che lei non vuole e non lho mai cucinato. So che il cavallo per lei  sacro, anche quello vecchio, e non mi sono mai permessa. Glielo giuro, signor Pietro.
Non preoccuparti: se dovesse fare bene alla signora, hai il permesso di cucinare anche quello.
Non avrebbe mai creduto di dire una frase del genere. Il cavallo, aveva ragione Finimola, era davvero una cosa sacra. Aveva mangiato di tutto, dal porcospino marinato nel vino rosso con foglie dalloro e chicchi di pepe nero, allo stracotto dasino fatto a pezzetti e lintingolo profumato con aglio, sedano, rosmarino, chiodi di garofano e cannella, per levargli il selvatico. Non si era fermato nemmeno quando, a casa di Piero, gli era stato servito il cigno allarancia, un agrodolce di cui allinizio si era schifato, ma che poi aveva saputo apprezzare. Ma il cavallo, no, per Dio, si sarebbe sentito come un cannibale. Meglio un pezzo di culo di quel lestofante dello pseudo notaio del Marinucci, piuttosto, e magari ci avrebbe provato anche gusto. Tuttavia Rosa valeva molto pi di un cavallo.
Decisero per Livorno, e si trasferirono a palazzo de Larderel, ospiti del sempre gentile Florestano. I regi Bagni Pancaldi possedevano unattrezzatura che nulla aveva da invidiare a posti pi famosi come Venezia, e un clima pi mite e salubre. Inoltre erano aperti tutto lanno e Rosa avrebbe potuto usufruire dei nuovi bagni idroterapici e di una terrazza allaperto, ma riparata dal vento. La sera si trattenevano spesso al Caff Concerto Olympia, allinterno dello stabilimento, e quando fu annunciata limminente visita del maestro Mascagni, Pietro mand subito un telegramma ad Angiolo. I due colombi, come li chiamava, arrivarono la sera prima dellesibizione dellormai famoso compositore e pianista.
Figlia mia, sei sempre pi rotonda, disse Pietro alla nuora, facendo quasi fatica ad abbracciarla. Ma sei anche uno splendore, e tu invece, si rivolse al figlio, sei sempre pi magro. Diventerai trasparente come il mago Houdini.
 incinta, babbo, sorrise Angiolo, avrete un nipote.
Pietro si volt subito verso Rosa, che seduta sulla poltrona di vimini alz appena le braccia, e fu sicuro che avesse sentito.
Sei stato un buon figlio, gli disse, sarai un buon padre.
Labbraccio dur poco perch Angiolo si avvicin alla madre, inginocchiandosi accanto a lei. Non laveva mai vista con una pelle cos bianca e una macchiolina rossa sulla gorgiera di pizzo lo impression.
Hai mantenuto la promessa, allora, gli disse in un orecchio, volevo diventare nonna, prima di morire.
Macch morire, mamma, lo vedrai crescere, e anche gli altri se Dio ci assister. Per il primo, Neva e io vorremmo che gli facessi da madrina.
Sai, ho voluto io chiamarti Angiolo, perch eri bellissimo, appena nato, e lo sei anche nel cuore. Ti voglio bene e ti ringrazio tanto, ma non potr occuparmi di lui. Non ho pi il tempo, Angiolo mio.
Non importa, Angiolo ingoi la saliva e si sforz di non far salire le lacrime. Nel caso, da lass, veglierai su di lui.
Neva intanto, senza alcuna inibizione, mostrava sorridente e orgogliosa la pancia al suocero, che le chiese di poterla toccare.
Certo, gli prese la mano e gliela poggi sul ventre, non lo sa che il nonno  due volte babbo?.
La mano di Pietro non sent nulla, il bambino doveva ancora svilupparsi, ma fu la sua mente a percepire una sorta di chiamata.
Sai, disse ad Angiolo quando uscirono sulla terrazza a fumare un sigaro, penso che sia giunto il momento di passare il testimonio.
Babbo, ma tu stai bene, non  vero? Che cosa vuoi dire?.
Fisicamente sto benissimo, non preoccuparti. Mi risulta difficile esprimere quello che ho provato, ma con lavanzare della malattia di tua madre e la prossima nascita di tuo figlio, ho come la sensazione di avere compiuto il mio destino.
I raggi di una luna piena donavano al mare, appena increspato, dei riflessi argentei, simili a quelli che ornavano le tempie di Pietro. Padre e figlio, entrambi con un sigaro in bocca, guardavano oltre gli scogli, dove il cielo si univa allacqua.
Vorrei che la mamma guarisse, mi sento in colpa di essere cos felice.
Fuma e stai zitto. Pietro stralun gli occhi per non fare salire le lacrime, e fece un cerchio di fumo con la bocca. Non sapremmo che cosa sia la felicit se non provassimo dolore, qualche volta.
Bella frase, babbo. Chi lha detta?.
Io.
La sera dopo, accolto da unovazione, Mascagni suon al pianoforte qualche pezzo tratto dalle sue opere, e fin poi per giocare tutta la notte a scopone con lamico Targioni-Tozzetti, il librettista di alcune sue opere e da poco anche sindaco di Livorno. Questi per, prima di sedersi al tavolo verde, da buon politico fece ampia pubblicit alla Societ per la Cremazione dei Cadaveri, che aveva da poco finanziato. Invit quindi tutti i presenti a visitare il grande Tempio Crematorio al cimitero della Cigna e a iscriversi alla Societ.
Anche Garibaldi volle essere cremato, concluse. E poi, volete la soddisfazione di fregare i vermi?.
In molti applaudirono e risero, ma non Pietro che, non visto, si infil la mano nella tasca dei pantaloni e si palpeggi lo scroto.

XXIV.

QUANDO seppe che avrebbero battezzato suo nipote con il nome di Adolfo, a Pietro venne quasi un colpo.
Vi ha dato di volta il cervello? Non ho gi avuto abbastanza disgrazie con quel nome? Allora perch non Giulio? Tanto, tra tutti i bischeri di famiglia, ce n da scegliere.
Le ultime notizie di Adolfo lo davano per arruolato o volontario, non si capiva bene, nella Legione Straniera, che aveva mandato i suoi reggimenti a combattere per la Francia, sotto il comando di Peppino Garibaldi, nipote del pi famoso. Il peggio che potesse fare, secondo Pietro, che ce laveva con la guerra, con i Savoia e con Garibaldi, che considerava uno sporco mercenario al servizio della casa regnante. Lunica cosa buona dellunit italiana era laver levato i possedimenti al papato, per il resto non era stato altro che la consegna dei territori italiani ai Savoia: una guerra di annessione, non di liberazione. E con lui erano daccordo non pochi massoni.
Non dire cos, babbo. Magari, sapere che il nipote porter il suo nome, potrebbe far tornare lo zio. Tu hai sempre detto quanto sia meglio portare un unguento a un ferito piuttosto che la corona dalloro al vincitore.
S, ma lui non  ferito,  scemo, e non c unguento che lo possa fare rinsavire. Comunque fai come ti pare, il figliolo  tuo, non mio.
Cos nacque Adolfo, cinque chili di bambino. E meno male che si tratt di un maschio, perch al nome della femmina non ci avevano proprio pensato. Solo Finimola aveva osato pensare a una femmina, viste le sue undici sorelle precedenti, causa del suo nome.
Se fosse femmina, la chiamerei Maria,  il nome che avrei voluto io.
Nessuno per le dette minimamente retta. Lo zio Adolfo non si fece vedere al battesimo, nonostante gli fossero state spedite due lettere e un telegramma, direttamente alla sede centrale della Legione. La guerra, dissero tutti scuotendo la testa. Ma non ricevere neanche un cenno di risposta fece male ad Angiolo, che non aveva mai cessato di volergli bene. Nonostante tutto, continuava a considerarlo lo zio preferito: scelta facile, non perch avesse solo quello, ma perch i fratelli della madre li aveva visti solo una volta, quando era piccolo. Vivevano al Nord, e suo padre aggiungeva sempre tra le vacche. Nella sua fantasia di bambino se li ricordava come dei giganti che le tenevano al guinzaglio come fossero cagnolini.
Per il pranzo di battesimo venne data carta bianca a Finimola, che si meravigli non tanto per la fiducia, quanto per il fatto che la padrona non le avesse dato alcuna indicazione n tantomeno ordini. In effetti Rosa, superata la malattia, sembrava unaltra donna. Non che fosse mai stata grassa, con quel vitino di vespa, ma ora era proprio magra impiccata. Sembrava uscita da uno di quei libri illustrati che il signore teneva sempre aperti in soggiorno, con quelle figure angeliche che non si capiva mai se stessero piangendo o sorridendo. Comunque non era diventata un angelo, si era rimessa, e la malattia laveva trasformata in una donna pi gentile. Un miracolo, forse, come se dal male della malattia fosse nato il bene di un miglior carattere. Non aveva detto cos il prete, che aveva parlato delle infinite vie della Misericordia. Uno di quei misteri di cui Finimola sentiva parlare in chiesa e di cui non capiva nulla: per a messa ci andava lo stesso, dellinferno aveva paura, e tanto riteneva le bastasse per garantirsi un posto in paradiso.
Il tempo, in quella primavera, non prometteva niente di buono e Finimola fu costretta a preparare la tavola in casa. In effetti non cera niente di buono in quel periodo. In quel poco che riusciva a leggere dal giornale che il signor Pietro le lasciava la sera non si parlava altro che di guerra, di come tedeschi e austriaci commettessero le peggiori cattiverie e dei buoni belgi che per venivano sempre sconfitti. Ma il Belgio chiss dovera, bastava fosse lontano.
Il giorno prima aveva preparato una bella terrina di coniglio, con salsicce, prosciutto cotto, carote e fagiolini, con tanta erba cipollina per darle quel gusto un po amarognolo e amalgamata con uova, parmigiano e pane grattugiato. Laveva servita come antipasto, e a quella aveva fatto seguire un brodo caldo di cappone, consegnatogli gi spennato dal buon Nedo Garzella, il felice babbo della puerpera.
Lho castrato io con queste mani, le aveva detto orgoglioso. Bello come un bimbo appena nato e grasso come le belle donne.
Aveva fatto seguire un occhiolino dintesa, al quale aveva risposto, stupita di se stessa, con un bel sorriso, e non si era nemmeno offesa quando Nedo, nelluscire dalla cucina, le aveva tirato una pacca sul sedere. Avrebbero potuto esserci degli altri modi per farle la corte, se di corte si trattava, ma comunque non le era dispiaciuto.
Con quella bella bestia, il cappone sintende, aveva fatto il suo capolavoro: una galantina che a tagliarla a fette sembrava il marmo dellaltare di San Jacopo in Navacchio. Ci aveva messo dentro di tutto, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, sedano e una grattatura leggera di tartufo, che dal novembre prima aveva conservato sotto il riso. Poco pepe e poco marsala, perch lavrebbe mangiata anche la piccola Tecla, ma tanto prosciutto, mortadella e pancetta, che le avrebbe fatto sangue. Per concludere, dopo la sfoglia di cavolo nero e cipolle, servita calda, port in trionfo una torta di pasta di zucchero, con la base di pan di Spagna e farcita di crema al cioccolato bianco.
Alla fine del pasto, con gli occhi a mezzasta dei commensali che denunciavano la saziet, Pietro si alz, dopo aver fatto tintinnare il calice di vino con il cucchiaino.
Brindo alla nuova vita arrivata tra noi, disse, sforzandosi di sorridere, e alla morte.
Le donne sedute a tavola erano la maggioranza, considerate anche solo cinque tra le sorelle di Neva, visto che mancava Renata, partita per gli Stati Uniti, e a quella frase sobbalzarono. Solo Rosa gli prese la mano, ma non disse nulla.
Alla morte, continu Pietro, dei re e dei generali che stanno trascinando tutti in guerra. Che crepino loro, prima dei nostri figli.
Per Dio se hai ragione, esclam Nedo. Evviva lanarchia!.
Non pens nemmeno per un attimo che in casa dei conti Martigli potesse avere esagerato con quel grido rivoluzionario, perch tutte le sue figlie applaudirono. E alla fine anche Pietro alz il bicchiere, imitato da un Angiolo sorridente come non laveva mai visto in vita sua. Giulio, con la bocca che trasudava crema, si un al coro. Nella sua mente, gi offuscata dallalcol, la parola anarchia gli sembr uno dei tanti nomi che veniva dato al sesso femminile, e come sal in camera and a masturbarsi. A causa del vino trangugiato, non riusc tuttavia ad arrivare in fondo, nonostante luso di un paio di mutande di Finimola che aveva sottratto in lavanderia.
Ma qualche cosa di ben pi forte della foia di Giulio stava montando in quei mesi, e in pochi giorni, come una pentola sotto pressione, esplose.
Avvenne tutto nel giro di quindici giorni. Il 7 maggio il transatlantico Lusitania, battente bandiera inglese, fu affondato da un u-boot. Nonostante gli avvisi del comando tedesco agli Stati Uniti di non fare salire su naviglio nemico cittadini americani, la nave ne era piena, e ne morirono oltre un centinaio.
Lo hanno fatto apposta, comment Pietro alla notizia.
I tedeschi?.
No, Rosa, gli inglesi. Cos lAmerica entrer in guerra. E noi a ruota.
In Italia non ci fu bisogno di alcuna provocazione: lindustria pesante aveva gi da tempo convertito la produzione da civile a militare, sapendo gi tutto da oltre un anno. Il 22 maggio il re dichiar lo stato di mobilitazione generale, e il giorno dopo invi un retorico ultimatum allimperatore Francesco Giuseppe.
Senza attendere risposta, meno di ventiquattrore dopo i soldati italiani in Trentino abbattevano le barriere di frontiera con lAustria e lingiusto confine, come chios La Domenica del Corriere. E come scrisse pure Adolfo, dal fronte francese, in una lettera che Pietro volle leggere la sera, a cena, dopo aver invitato appositamente Angiolo e Neva.

XXV.

MIEI cari parenti, vi scrivo queste poche righe mentre intorno, in questa foresta chiamata Argonne, fischiano i proiettili. La natura, che ho sempre amato,  cos devastata che il paradiso  diventato un inferno. Ieri un mio compagno della Legione, non potendo pi resistere ai lamenti dei feriti,  uscito dalla trincea e, incurante del pericolo, ha portato di peso un tedesco vicino alle sue linee perch i compagni lo soccorressero. Poi ha fatto lo stesso con un francese, rimasto intrappolato nel filo spinato. Nessuno ha sparato un colpo. Un eroe, quale io non sono. Se mai dovessi sopravvivere, racconter di questi orrori affinch non debbano mai pi ripetersi.
Seguivano molte altre righe, tutte cancellate dalla censura con un inchiostro marrone, che sembrava sangue secco, e la lettera finiva con i saluti.
Spero che il nipote che porta il mio nome si dimostri un domani migliore di me, per tutti gli errori che ho fatto, con lultimo che voi conoscete. Per ora addio, vostro Adolfo.
Pietro ripieg la lettera nella busta militare e fece per rimettersela nella tasca della giacca.
Me la dai, babbo, per favore?, chiese Angiolo. Vorrei conservarla io.
Dopo avergliela consegnata, Pietro si rivolse agli altri.
Nessuno ha commenti da fare?.
Al silenzio che segu, pos il tovagliolo e indic lo stemma di famiglia, sopra il grande camino.
Visti i tempi che corrono, vorrei annunciarvi che ieri sono stato dal notaio Nardini e ho fatto testamento. No, lasciatemi finire, ho cercato di fare le cose giuste, per cui tutto verr diviso tra i miei due figli, ma lusufrutto  riservato a Rosa. Meno questa villa, che da duecento anni  destinata al maggiore, perch la conservi e ci abiti. Qualcuno ha delle obiezioni?.
Giulio alz la mano, come a scuola.
Posso sposarmi, allora?.
Rosa sospir, mentre Pietro gli dette unocchiataccia tale che se non fosse stata caricata a salve lo avrebbe impallinato con un buco sulla fronte. Rest quindi per un attimo a bocca aperta, prese fiato per parlare e poi si allontan, senza dire niente.
In effetti da qualche tempo Giulio frequentava una ragazza di Cascina, tale Nora, detta Norina per quanto era esile, che aveva gi presentato a sua madre.
Figlia di un commerciante di tessuti, la ragazza si era presentata la prima volta con un vestitino rosa, tutto accollato e lungo fino ai piedi, che contrastava con la carnagione bianchissima e i capelli corvini. Dalle scarpine con la fibbia, si poteva notare lattaccatura delle dita, e un lungo e sproporzionato alluce che impediva al piede di uscire dalla calzatura. Rosa laveva accolta con un sorriso offrendole t e pasticcini, come duso, avvisando tuttavia i due ragazzi che forse erano troppo giovani per un passo cos importante. Mentre la ragazza aveva annuito compita, ringraziando la padrona di casa con poche parole impastate di un profondo accento pisano, Giulio si era messo a protestare vivacemente. Il tono della voce era salito fino a raggiungere acuti impensabili, e Finimola, non potendo resistere, si era messa a spiare. Come i due giovani se nerano andati, si era precipitata da Rosa.
Padrona, non mi piace, aveva detto sicura. E poi non ha visto che po po di baffi? Sembra un soldato con la tisi.
Accortasi di aver pronunciato quella parola, lultima, proprio davanti a chi era per fortuna scampata alla malattia, si era messa il grembiule sulla faccia. Ma Rosa aveva sorriso, senza farle notare lo sproposito.
Hai ragione, Finimola, lho notato anchio. Ma se a Giulio piace, che possiamo farci?.
Le aveva scostato quindi il grembiule dal viso e laveva invitata a sedere accanto a lei. Con un leggero inchino, Finimola aveva obbedito. Certo che la padrona era proprio cambiata, come se la malattia prima e la guarigione dopo le avessero fatto la grazia. Sembrava unaltra, cos gentile, perfino dolce in alcuni casi, e sempre con un sorriso sulle labbra, anche se temperato da una costante malinconia.
Ti riveler un segreto, aveva continuato Rosa. Come Angiolo assomiglia a suo padre, Giulio  spiccicato al mio, un uomo buono e bravo, ma, ecco, bruttino! Comunque, Neva  bella e Norina  appunto bruttina. Fa anche rima. E a proposito di quello che hai detto, quando mi ha baciato sulla guancia per salutarmi, mi sono sentita pungere. Ha i baffi pi duri della barba del signor Pietro!.
Si era quindi messa a ridere e Finimola laveva imitata senza ritegno. Quel giorno segn linizio di un nuovo rapporto tra le due donne, fatto di confidenze, di parole buone, e di suggerimenti. Rosa le compr perfino delle camicette e delle gonne lunghe alla caviglia, alla moda, suggerendole gli abbinamenti. Finimola le svel invece qualche segreto di cucina, come quello del risotto perfetto. Che andava fatto con lo spumante e non con il vino fermo, e che occorreva riaccendere il fuoco e mantecarlo per una seconda volta, dopo averlo lasciato, sempre molto allonda, per un paio di minuti a riposare.
Ma come avviene sempre, se la bilancia pende da una parte, dallaltra si alza, cos  la vita. E a mano a mano che per Finimola il rapporto con Rosa migliorava, peggiorava quello con Pietro. Con tutti, non solo con lei: sempre pi cupo, pensoso, e solitario. Anche con Angiolo, che ne soffriva, e perfino con Neva, che tuttavia non si accorgeva di nulla, salvo piangere se si sentiva trattata male. Ma dopo cinque minuti era allegra e sorridente come quando mangiava le polpette con il pur di patate, il suo piatto preferito. Lentrata in guerra dellItalia contro le sue ex alleate non produsse molti cambiamenti nella vita della famiglia. Se pure i prezzi di alcuni prodotti avevano iniziato a lievitare e si cominciava a parlare di inflazione, la terra continuava a produrre i suoi frutti: di verdura, patate e farina cera sempre una grande abbondanza e le vacche figliavano come prima. Anche gli asini sgroppavano come sempre, ignari che i loro cugini morissero di stenti e di fatica sulle montagne dove le battaglie infuriavano, portando cannoni e mitraglie sulla schiena. Ogni tanto arrivava qualche cartolina da parte di Adolfo, che Finimola leggeva per prima.
Lhanno nominato sottotenente!, annunci una volta, prima di consegnarla.
Nessuno le fece notare quella sua impertinenza, ma ci rimase male quando Pietro alz le spalle e lasci la posta sul tavolo. Le visite a Navacchio di Nedo Garzella, che intanto aveva fatto sposare la fremente Teresa, che era rimasta gi incinta, si facevano sempre pi frequenti. Passava pi tempo in cucina che con i consuoceri, e a Rosa ci volle poco per capire le sue intenzioni. Ogni volta che sapeva della presenza del suo amico Piero, sempre pi occupato con la produzione militare, Pietro andava al Circolo a giocare a carte. In una di queste occasioni, messa a letto Tecla, Rosa invit Finimola a prendere un caff con lei.
Sai che, sorrise, non so quanti anni hai?.
Signora mia, ne ho pi dietro che davanti, ormai non li conto pi.
Quasi le cadde la tazzina dalle mani quando Rosa la tocc dolcemente su un braccio.
Potresti ancora sposarti, no?.
Finimola si irrigid tutta e una vampata di calore le sal dallinguine fino alle guance. Si mise a fissare le frange del tappeto come fossero tentacoli di una medusa. Ne aveva vista una sulla spiaggia di Tirrenia, anni prima, e ne era rimasta impressionata. Ora li sentiva arrampicarsi sul corpo producendole un formicolio che le arriv alla base del collo, e rabbrivid. Avrebbe voluto rispondere alla signora ma la lingua sembrava incollata al palato.
Certo, continu Rosa, Nedo non  pi tanto giovane, per, ammicc, si vede che gli piacciono le donne. Pensa che da quando  rimasto vedovo ha cresciuto le figlie da solo, deve essere proprio un bravuomo. E poi pensaci, se lo sposassi, diventeremmo pure parenti!.
Aveva gi pensato a tutto, Finimola, tutto quello che le aveva appena detto la sua padrona si era gi fatto strada nella sua mente, ed era stato valutato con attenzione. Ma al fatto di essere parenti, quello no, nemmeno nella pi remota controcassa del cervello. E la tazzina le cadde definitivamente di mano. Avvenne cos che mentre sul Carso era iniziata la guerra di trincea e i vecchi della Baggina di Milano erano stati costretti a lasciare lospizio, requisito come ospedale militare, Nedo cominci a entrare in villa non pi come consuocero, ma come fidanzato di Finimola. Lei respingeva ridendo le sue avances, tra pentole e piatti, ma, con il permesso dei padroni di casa, delle volte Nedo rimaneva a dormire nella sua stanza. E mentre i giornali parlavano dei contrattacchi delle nostre truppe, senza accennare agli attacchi del nemico, la prima domenica di dicembre del 1915 Nedo e Finimola si sposarono. Il parroco di SantIlario fu elargito di cento lire da parte di Pietro, che per la seconda volta, dopo le nozze di Angiolo, mise piede in chiesa.
Se quel Dio che non esiste crede di avermi conquistato, sussurr a Rosa, ha sbagliato persona.
Sua moglie lo guard accigliata, mentre lorgano suonava la marcia nuziale e i due attempati sposini uscivano a braccetto sotto una pioggia di petali di fiori, dato che il riso era gi stato razionato. Quello sguardo, tuttavia, dipendeva pi dalla preoccupazione di aver visto il marito claudicante, che non per la salvezza della sua anima. Non aveva mai portato un bastone in vita sua, salvo quello con il pomello davorio, che sfoggiava con il frac.

XXVI.

IL PRIMO problema che sorse allindomani del matrimonio di Finimola fu la sua assenza dalla cucina. Le promesse di venire ogni giorno a preparare il pranzo furono mantenute, anche perch era Nedo ad accompagnarla e a sedersi a tavola con Rosa, Pietro e Giulio. Nonostante la differenza di et e di mole, giacch lo sposino pesava allincirca un terzo meno della sposa, i due apparivano affiatati come se avessero passato una vita insieme. Era lallegria che li univa, la battuta salace, il commento irriverente, la complicit scherzosa, ma mai la mancanza di rispetto.
In fatto di cibo, che Nedo prediligesse la carne bianca al posto della rossa, appariva evidente: nella villa di Navacchio, non si erano mai spennate tante galline come in quel periodo. Si trovavano inoltre ciuffi di pelo di coniglio dappertutto, al punto che lorto sembrava un campo di cotone. Il consumo di olive, inoltre, aument in modo spropositato, anche questo per far piacere a Nedo, che teneva in bocca i noccioli, per evitare di masticare tabacco, che costava molto di pi. Ma gli piacevano anche cotte, e andava pazzo per il baccal con le patate disteso proprio su un letto di olive. Finimola, insomma, per il suo sposo le metteva dappertutto.
Le olive vanno bene, sentenzi Pietro quando si vide portare quel piatto per la terza volta in una settimana, e vivano anche le patate, ma il baccal puzza di piedi.
Dato che non si buttava via nulla, Finimola sinvent anche una specie di torta di pane, a forma di zuccotto, che farc di fontina, provola, dadi di salame e di prosciutto cotto e, naturalmente, di olive nere, che sgusci a una a una, per paura che Nedo, nella foga del mangiare, si rompesse un dente a causa dei noccioli.
Dopo un paio di mesi, tuttavia, una mattina s e una no, grazie al telefono che Nedo le aveva consentito di installare in casa, chiamava in villa, scusandosi di non poter venire, ora con una scusa ora con unaltra. A volte per portava un cestino, con una pentola, una zuppiera o un vassoio, che lasciava a Fiammetta, la ragazza che aveva preso il suo posto in cucina, e scappava via senza nemmeno salutare.
Si sapeva quando veniva nel momento in cui si udiva lo schiocco della frusta di Nedo, in aria, mai sul cavallo, e la sua voce da vecchio felice.
Vai Gina, che si torna a casa!. Gina, naturalmente, era la cavalla.
Il secondo problema riguardava Fiammetta, la nuova cuoca e tuttofare, che aveva suscitato in Giulio una smania che Norina, pi per ignoranza che per leducazione ricevuta, non soddisfaceva.
Signora padrona, disse la ragazza, non so come dirglielo.
Che cosa c, Fiammetta? Non sei contenta di stare qui?.
Oh, s, signora, lei e il padrone siete tanto gentili.
E allora? Siediti e raccontami tutto.
Dopo tre sospiri e qualche lacrima, la ragazza le confess che pi di una volta il signorino aveva cercato di toccarla, un po sul sedere e un po sul seno, e aveva provato anche a infilarle le mani sotto la gonna. Rosa le promise che non sarebbe mai pi successo.
Stai tranquilla, ci penser io.
Grazie, signora. Vede... sono fidanzata, anche se lui non lo sa. Ho scritto il suo nome su una cipolla e questa ha fatto il fiore. Vuol dire che mi ama, ma se venisse a sapere di quanto  successo, magari non mi vorrebbe pi.
Anche se temeva la reazione di Pietro, a Rosa parve non ci fosse altra soluzione che spiattellargli la verit, e magari provare a estorcergli il permesso di fare sposare Giulio, anche se era molto giovane. Assomigliava proprio a suo padre che, come diceva la mamma, quando non toccava si toccava: di questa espressione, che la faceva molto ridere, comprese il significato solo quando glielo spieg suo marito. E non fu la prima volta che le apr gli occhi. Una volta, a Livorno, vicino al Municipio, vide due cani.
Che carini, Pietro, guarda come giocano!.
Pietro ci mise un po a spiegarle che non stavano affatto giocando allurinforzo. Dovette poi spiegarle che cosera questo gioco, in voga tra i maschietti. Chi perdeva la conta, o il pi grosso, si metteva spalle al muro, ben piegato e gli altri, una alla volta, dopo una breve rincorsa e gridando allurinforzoooo!, parola misteriosa di cui non aveva mai saputo il significato, gli saltavano sopra. Passato un po di tempo, vuoi per lo spazio sempre minore, vuoi per il peso, crollava tutto il castello di ragazzi.
Quella stessa sera, a letto, pensando a Giulio e ai cani, poggi a fatica sul comodino Il Circolo Pickwick, una lettura appassionante, anche perch vedeva nel goloso Joe, il cocchiere del gentiluomo Wardle, proprio il ritratto del suo secondogenito. Pure lui, infatti, dopo alcune pantagrueliche abbuffate, si addormentava quasi di colpo. Si rivolse quindi al marito, che sfogliava La Tribuna Illustrata, con le foto dei soldati morti, sempre alla ricerca del nome di suo fratello.
Pietruzzo, sai, Giulio e Fiammetta.
Non si chiama Norina?, rispose senza levare gli occhi dal settimanale.
S, la fidanzata  Norina, per lui, disse tutto dun fiato, mette le mani addosso a Fiammetta.
Porco di un porco Giuda!, Pietro sbatt il giornale sul letto, non c mai pace in questa casa.
Ora stammi a sentire, Rosa si rizz a sedere. E senza imprecare. Giulio non  come Angiolo, lo so anchio, ed  per questo che ho sempre cercato di proteggerlo. Mi sono sempre sentita in colpa, perch Angiolo  bravo, buono e bello, e non ha mai avuto bisogno di alcun sostegno, mentre Giulio  quello che . Per  pur sempre mio figlio, e anche tuo.
Questo lo so bene, protest Pietro, ma non per questo  autorizzato a comportarsi come una scimmia in calore.
Pietro Martigli,  lora che tu autorizzi il loro matrimonio. Tra laltro Norina, nonostante sia abbastanza ricca di famiglia,  brutta e ha i baffi. E come donna, ti posso assicurare che non trover mai uno come Giulio.
Non nascose il sorriso e guard Pietro negli occhi.
Su questo ci puoi giurare, ammicc lui.
I genitori della ragazza si presentarono ufficialmente per fare la richiesta, come pretese Pietro, anche se sarebbe toccato a quelli del promesso sposo. E fu subito antipatia al primo sguardo. Solo Rosa cerc in tutti i modi di rendere gradevole quelle due ore nella quali vennero decise data, spese e dote in biancheria e denaro. Tutto molto esagerato, come si conveniva a chi si era arricchito di recente.
Linverno in Toscana pass in fretta, non cos sulle Alpi: nevic come mai in precedenza e ogni giorno si udiva il tuono delle valanghe. E quando non era la natura, il vento o il sole a provocarle e far precipitare le creste di neve, ci pensavano i colpi di cannone. Per tutta la stagione fredda, i giornali parlarono con spirito entusiasta delle prossime riconquiste italiane in Trentino, un modo patriottico per tacere delle conquiste da parte delle truppe austroungariche. E si taceva anche dei continui richiami a nuove leve militari, che occorrevano agli alti comandi per sostituire i morti, e diminuire le probabilit di una sconfitta disastrosa.
Cos, nella primavera del 1916, a pochi giorni di distanza luno dallaltro, arriv ad Angiolo e Giulio la temuta cartolina precetto, ovvero lordine di presentarsi al comando militare di Pisa.
Il 4 aprile, giorno di Pasqua, tutta Navacchio si dette appuntamento in chiesa per la santa messa, durante la quale il tenente cappellano militare di Pisa invoc la benedizione sui giovani militari in partenza il giorno successivo. La conclusione fu contorta come una radice di ulivo.
Compite il vostro dovere, cari ragazzi, perch lamor di patria  come lamor di Dio. Come soldati del re e di Cristo, non abbiate scrupoli a uccidere il nemico, come fece san Giorgio con il drago. Siete gi assolti in partenza.
Rivolto lo sguardo alla Madonna con il Bambino in braccio, Angiolo si chiese se il cappellano austriaco avesse detto le stesse cose a chi sparava contro gli italiani. E come Dio facesse allora a essere daccordo con tutti e due.
Guardando laltare, cui il prete dava le spalle, a Pietro venne invece in mente che razza di Dio fosse quello che permetteva di vivere a un generale con gli stivali di cuoio e le decorazioni sul petto, ognuna per migliaia di giovani che aveva e che avrebbe mandato a morire.
Gli sembr quindi di vedere Cristo scendere dalla croce, e dare uno schiaffo in viso al cappellano militare che aveva appena invocato la sua benedizione per chi sarebbe morto per la patria. Lo vide poi invitarlo a fumare un sigaro con lui, alla faccia di tutti quei sepolcri imbiancati, impettiti davanti allostensorio come fosse laquila romana, e non un segno di pace. Sorrise a quelluomo giusto, che non avrebbe voluto essere un Dio, e con quello stesso sorriso Rosa lo vide accasciarsi a terra, senza un lamento e senza darle il tempo di soccorrerlo.

XXVII.

ANCORA una volta nel giro di pochi giorni tutta Navacchio si raccolse in chiesa. Stavolta non per la messa di Pasqua ma per una funzione funebre. E anche dai paesi vicini, Cascina, Titignano, Buti e Calcinaia perfino, giunsero rappresentanti delle autorit e gente comune, chi per sentito dire, chi perch aveva davvero conosciuto il signor conte Pietro. In pi arrivarono tutti o quasi i contadini e i mezzadri della propriet, con le famiglie sopra i carri, quasi fosse la ribotta del primo maggio, per senza canti. Per il feretro, Piero Ginori aveva fatto arrivare appositamente da Firenze una Mercedes limousine, in alternativa alla classica carrozza nera con i pennacchi neri tirata da due cavalli neri, che aveva messo a disposizione il sindaco di Pisa. Troppo nero portava male.
Durante la messa Neva si era messa a singhiozzare e aveva dato il via al pianto di Finimola e delle beghine, in fondo alla chiesa. Stipata al punto che Piero Ginori, colto da una crisi di claustrofobia, e scocciato con il prete che aveva parlato della salvezza dellanima di Pietro, se nera uscito a fumare un sigaro.
Lei  il marchese Ginori, non  vero? .
Annu, senza rispondere, a un omino che indossava una giacca nera di un paio di taglie in abbondanza. In bocca aveva un toscano spento.
Sono Nedo Garzella, marchese, gli disse e tese la mano.
Dopo un attimo di perplessit, Piero gliela strinse con vigore.
Mi ricordo, lei  il babbo di Neva.
Gi, rispose con un sorriso dorgoglio, e anche il marito di Finimola. Gran brave donne tutte e due, sane e grasse.
Una meglio dellaltra, concluse Ginori.
Chi ha potuto chiamare amico un amico, riprese Nedo, che aveva voglia di parlare, ha vissuto da uomo, come lei e il signor Pietro. Io invece ho cresciuto sette figlie, prima di risposarmi, e non ho amici, se non quei quattro con cui ho bevuto ieri alla salute del mio consuocero. Pace alla sua anima, sempre che esista.
Unottima cosa, perch lamicizia che si tempera con il vino, non dura davvero da sera a mattino, sentenzi Piero.
A suo tempo aveva saputo da Pietro quanto Nedo tenesse a parlare per vecchi detti e proverbi, e quella frase sullamicizia e sul vino fece il suo effetto.
Lamicizia  come il sangue, rispose Nedo, con gli occhi che gli brillavano, se  onesta,  nobile.
Nobili si nasce, replic Piero, ma signori si diventa. E lei  un vero signore.
Boia di un, Nedo ferm in tempo la bestemmia che gli stava per uscire dalla bocca. Voglio dire, insomma, sono contento.
Le campane annunciarono la fine della mesta cerimonia, e la gente inizi a uscire. Nedo fece per salutare Piero Ginori con un inchino ma questi gli prese la mano tra le sue e gliela scosse. Quindi si volt e and a dare istruzioni allautista della Mercedes funebre. I presenti lo videro poi allontanarsi quasi di corsa, come dovesse scappare a un appuntamento.
In divisa militare, con gli occhi rossi e lucidi, Adolfo usc tra gli ultimi, con la bara sulle spalle. In molti non lo avevano riconosciuto, per via della barba screziata di grigio, ma in tanti ravvisarono una sua somiglianza, mai notata prima, con il fratello. Lauto procedeva a passo duomo, e in molti, delle prime file, furono costretti a mettersi un fazzoletto sulla bocca per non essere asfissiati dai gas di scarico. Angiolo si caric il piccolo Adolfo sulle spalle, per farlo respirare meglio, e per tutto il tragitto il bimbo non fece altro che tirargli i capelli, e lo rallegr, per quanto potesse. A dire il vero si divert anche al pensiero di un altro funerale, senza il corpo del morto, che si stava svolgendo a Pisa, quello che suo padre avrebbe veramente voluto. E che per unultima delicatezza verso Rosa non aveva inserito nelle clausole della morte.
Cos, mentre in quel pomeriggio appena ventoso nel cimitero di Cascina la bara di Pietro veniva calata nella buca gi pronta sotto una colonna spezzata, unaltra con il suo nome veniva issata sopra un catafalco, allinterno della Loggia Dovere e Diritto di Pisa. La cassa era di acacia, il legno incorruttibile con il quale era stata costruita lArca dellAlleanza, e che aveva per i fratelli un valore sacro. Era ovviamente sempre la stessa, per ogni morte, e fu ricoperta di un drappo nero con le frange dorate, sul quale vennero poggiati due guanti bianchi, il grembiule da Maestro e un ramoscello dacacia in argento.
A basso volume, un grammofono diffondeva la Marcia massonica di Mozart.
Sorveglianti, disse il Gran Maestro, sono presenti solo i liberi muratori?.
S, Venerabile, risposero i due.
E a che ora  consuetudine aprire i lavori funebri?.
A mezzanotte.
E perch?.
Perch questa  lora nella quale le tenebre pi fitte stendono un velo di dolore sulla terra, e la natura attende il ritorno dellastro che la vivifica.
E che ora  adesso?.
Mezzanotte in punto.
Piero Ginori scese quindi dallo scranno di Gran Maestro e con il maglietto in mano si accost alla bara, accendendo i due candelabri posti a Oriente e a Occidente.
Che la forza renda salvo Pietro Martigli, per il bene dellumanit e per la gloria del Grande Architetto delluniverso.
Un fratello cambi il disco e tra le colonne della Loggia si sparse linizio della Messa da Requiem, appena udibile, al punto che il Torrigiani fece un cenno come per dire se il grammofono funzionasse o meno. Poi, quando con piglio deciso partirono i violini e il coro, si tranquillizz. Toltisi i guanti, i presenti si presero per mano e formarono la Catena dUnione intorno alla cassa, fino a quando uno dei sorveglianti non annunci triste che si era spezzata e la parola era andata perduta.
Ciao Pietro, disse Piero Ginori infrangendo ogni regola, mi mancherai. Anzi, gi mi manchi.
I liberi muratori si guardarono luno con laltro, prendendo fiato e aprendo le bocche, chi per domandare, chi per protestare. Poi, la mancanza di guanti sugger a uno di battere una prima volta le mani. Lo segu un secondo fratello, battendole pi volte, e poi a uno a uno tutti gli altri, fino a che un enorme applauso, unovazione, quale non si era mai sentita tra quei sacri muri, termin i lavori funebri pi irrituali di tutta la storia della Massoneria.
Dichiarati conclusi con il solito colpo di maglietto, e riposti i grembiuli, furono aperte delle bottiglie di champagne e si bevve alla salute del fratello Pietro, la cui anima aveva raggiunto lOriente eterno. Ma pi che di questa, di cui molti dubitavano lesistenza, si parl del suo carattere, delle sue barzellette, dellamore per le donne e per i cavalli e dei guai che gli aveva procurato quel suo fratello.
Senza Pietro, concordarono, Adolfo sarebbe stato ancora a marcire in galera, o ammazzato da qualche suo creditore con un colpo di fucile alla schiena. Forse era stata proprio la sua follia a far morire Pietro cos giovane.

XXVIII.

LAPERTURA del testamento non comport sorprese, a eccezione di un lascito di tremila lire a Finimola e di un vitalizio a favore di Adolfo nella misura del dieci per cento della rendita delle terre. Rosa, cui spettava lusufrutto dellintera propriet, stabil con il notaio Nardini di dividerlo in parti uguali a favore dei figli, con una quota del cinque per cento per i nipoti, sia per quelli nati sia per quelli ancora a venire. Una richiesta onesta e semplice per lei, ma complessa per il notaio, abituato a dividere o a escludere, senza tanti problemi.
Negli stessi giorni, grazie allinteressamento di Adolfo, rientrato mesi prima nellesercito italiano con il grado di capitano e che aveva mostrato di avere impensabili conoscenze nelle alte sfere militari, arrivarono ad Angiolo e Giulio le lettere di esenzione dal servizio militare. Per questultimo la motivazione fu di essere figlio di madre vedova, e unico in grado di provvedere al suo sostentamento.
Responsabilit che Giulio assunse comunicando che si sarebbe sposato a maggio e sarebbe andato a vivere a casa del suocero. Il quale, compare di anello del direttore della locale Banca Nazionale, gli aveva trovato un impiego in quellistituto.
Come avesse fatto a far esonerare Angiolo, rimase un mistero, fino a quando, anni dopo, Adolfo fu coinvolto in una scandalosa vicenda insieme alla moglie di un generale dellesercito. I giornali sguazzarono sul torbido vizio del potente militare che amava vedere la consorte posseduta da suoi sottoposti, e che gratificava successivamente con licenze e altre prebende, comprando il loro silenzio. Tutto questo fu interrotto dallarrivo di Adolfo, di cui la donna sbagli a innamorarsi.
Il generale se ne accorse, e la obblig quindi a chiamare lamante, mentre lui si preparava ad accoglierlo nascosto in bagno, con la pistola dordinanza ben salda nelle mani, la solita, affidabile Glisenti modello 1910 di cui erano dotati tutti gli ufficiali. Adolfo, tuttavia, quella sera si trovava impegnato in una partita a bridge: alluna di notte perdeva cinquecento lire, e fu quindi costretto a continuare a giocare. Quando la campana del vicino convento suon il mattutino, si decise ad andare via, dopo aver firmato un assegno di millecinquecento lire, che riteneva scoperto. Ma quandera gi sulluscio arriv al Circolo degli Ufficiali un vassoio carico di ostriche appena pescate.
Voil les belons, esclam lo chef.
Non si potevano rifiutare in alcun modo quei frutti di mare, giunti chiss come, ma che apparivano freschi e profumati, con quel vago sapore di nocciola che solo la variet belon, appunto, garantiva, insieme a una voluttuosa carnosit.
Le battute su come lostrica, che si ritraeva viva sulla goccia di limone, assomigliasse alla vulva, si sprecarono fino al sorgere del sole. Adolfo ritenne quindi che ormai fosse maleducato andare a trovare la donna allalba, poich qualcuno avrebbe potuto vederlo. Cos il generale, convinto che la moglie lo avesse in qualche modo ingannato unaltra volta, concluse vita e carriera uccidendola e suicidandosi. Ma intanto, senza saperlo, aveva firmato lesonero ed evitato la guerra ai due fratelli Martigli.
Alla fine del mese della Madonna, Giulio si spos con Norina. Due sere prima, dopo che i genitori di lei avevano fatto finta di andare a dormire, laveva convinta a masturbarlo. Per tutto il tempo gli aveva dato le spalle per non vedere, perch si vergognava. Almeno fino a quando gli ud fare un verso roco.
Salute!, gli disse, senza smettere, avendolo scambiato per un rutto.
E figli maschi, concluse lui, tutto sudato.
A Pisa, il Royal Victoria Hotel non era per tutti. Al di l della disponibilit di denaro, occorreva essere presentati per poter utilizzare la sala di ricevimento. E la Tessuti Carracci, cos come si presentava il babbo di Norina dando una vigorosa stretta di mano, riusc a ottenere una raccomandazione dal vecchio senatore Buonamici, romanista insigne e poco avvezzo a rifiutare favori che non avessero secondi fini.
Aveva piovuto a sorpresa e in abbondanza, quella domenica di fine maggio. Per fortuna la chiesa di San Michele in Borgo Stretto, scelta perch protettore dei commercianti, era vicina allalbergo. Piero Ginori, in ultima fila, teneva appena aperto Il Corriere. La lettura di un trafiletto lo fece imbestialire.
Leggi, per Dio, Florestano, disse piano a suo suocero, mettendo il dito su una notizia in quarta pagina.
Il marchese de Larderel inforc gli occhialetti e avvicin il viso al giornale.
Gli austriaci hanno occupato Asiago. Me laspettavo. Magari, se lItalia si arrendesse, potremmo ancora cavarcela.
Non quella notizia, laltra, quella sotto. Qui dice che Cadorna ha fucilato dei soldati senza processo, solo perch sono arretrati davanti al nemico. Per dare un esempio. Cos o muori sotto il piombo nemico o sotto quello dei tuoi compagni.
Se  solo per questo, gli sussurr il vecchio Florestano, avrei dovuto essere fucilato cento volte. Dal giorno che non seppi dire di no al matrimonio con mia cugina. Se penso che mi ero appena laureato e avevo la vita davanti a me. Meno male che poi sono rimasto vedovo e.
Vi prego, un po di educazione e di silenzio, gli sposi stanno per promettersi davanti a Dio.
Florestano si gir di scatto per quanto gli consentisse la cervicale: li aveva rimproverati quello a che prima vista sembrava un valletto da cerimonia o un villano rifatto. Alz le spalle e scosse la testa: il mondo stava cambiando e lui non aveva nessuna voglia di assistere a quel mutamento. Poggi quindi il braccio su quello di Piero, che gi stava per rispondere per le rime.
Te la pigli? Ma non stavi diventando socialista?, disse sottovoce al genero.
Luggia di stare in chiesa spinse Piero a uscire, prima che finisse la cerimonia. Per ripararsi dalla pioggia appoggi sulla testa Il Corriere, che poco dopo si inumid, le pagine si attaccarono tra loro, linchiostro si sparse e alla fine confuse le notizie.
Per tutto il pur breve tragitto dalla chiesa di San Michele al Royal Victoria, delle bambine pagate dalla Tessuti Carracci lanciarono sulla sposa petali di fiori. Che si combinarono con la pioggia rendendo il marmo dei sottoportici scivoloso come olio, provocando pi duna caduta tra gli invitati. Ma quando entrarono nel salone dellhotel tutto fu dimenticato dalla maggior parte dei novantasei invitati, venti soltanto da parte dello sposo, considerando anche Finimola e Nedo.
Allaccoglienza i camerieri in giacca bianca servirono canap con acciughe salate e un ricciolo di burro e piccoli aspic di prosciutto in gelatina di brodo di pollo.
Troppo salate, le acciughe, comment Finimola, dovevano ammorbidirle con un po dolio.
Tu hai sempre ragione, rispose Nedo, e questa salsa rosa tutta tremolante che cos?.
Prosciutto, ricotta, panna, ma questa  troppo dolce.
Ai tavoli da dieci si ritrovarono con Angiolo e Neva, e il piccolo Adolfo. Finimola chiese di poterlo tenere un po in braccio e Neva ne fu felice, cos pot gustare in santa pace il timballo di riso con i medaglioni daragosta. Fecero a cambio quando arriv il vassoio dei cannelloni.
Il ripieno  di ricotta e rag danatra, sentenzi ancora Finimola, ma o la bestia  vecchia oppure hanno cotto troppo il rag.
Secondo la formula del servizio alla russa, in cui si porta il cibo al tavolo e da l si serve nei piatti, dopo un sorbetto di agrumi di Sicilia, fu servita una suprema di fagiano alla panna con tartufo nero. Questa volta fu Nedo a fare unosservazione.
Questo nero sa di piedi, esclam, porco di un diavolo! Come si fa a rovinare cos un fagiano?.
I commenti dei due non erano passati inosservati e poco dopo, quando arrivarono dei tournedos di filetto al fondo scuro con champignon di contorno, si present il matre di sala.
Mi preme riferire a lor signori che il nostro chef tiene a precisare, si schiar la gola, che il fondo  ottenuto dalle carcasse cotte nel forno a legna insieme a cipolla, carota, prezzemolo, alloro e sedano. Bagnate quindi nellacqua e brasate per sei ore al fuoco della stufa. Il rappreso  stato quindi colato a mano nel passino, in modo da levargli ogni impurit. Se avete delle critiche da fare siamo entrambi a vostra disposizione.
Neva prese la mano di Finimola e stava quasi per mettersi a piangere, quando Nedo, con lindice piegato, invit il matre ad avvicinarsi.
Se non ti levi dai coglioni, prendo questa broda e te la infilo su per il naso, o non  pi vero che mi chiamo Nedo Garzella.
Forse era lo champagne iniziale o il successivo vino rosso di Bordeaux a dargli il coraggio di parlare in quel modo e in quellambiente, e Finimola divent rossa di vergogna. Ma quando vide Angiolo sorridere complice a suo marito, si avvent con gioia su una fetta della torta nuziale alle quattro creme.
Chantilly, pasticcera, crema al burro e al caff, annunci dopo il primo assaggio, ed  davvero buona.
Squitt quindi di ammirazione per il velo di marzapane al pistacchio e le roselline alle mandorle confettate con marasche alla piemontese. Di queste ultime se ne infil in bocca una fila intera.
Nedo, portami via, rischio di scoppiare.
Non disdegn per la coppetta di fragole al limone, giusto per pulirsi la bocca, e si alz per andare in bagno allarrivo del caff, facendo lo slalom tra i camerieri che lo servivano accompagnandolo con vassoi ricolmi di petit fours e chicche al rosolio. Tutto si concluse quando alle signore fu servito del moscato di Canelli in alternativa a del Madeira, mentre agli uomini venne offerto del porto del Douro Superior. Florestano de Larderel si fece lasciare la bottiglia sul tavolo.
Con quello che costa, sorrise,  un peccato lasciarla ai bifolchi.
Signor marchese, lo apostrof un commensale, lei ci offende.
Mi permetta, replic Florestano, lei  bifolco?.
Nossignore, commercio in maiali.
E allora non ha ragione di offendersi, perch bifolco  chi porta i buoi al pascolo, mentre lei, al limite, si accompagna ai maiali.
Con la faccia coperta dal tovagliolo, Piero cercava di trattenere il riso. Quando suo suocero partiva in quel modo si poteva arrestare solo con un colpo di pistola. Meno male che la sua seconda moglie e la figlia avevano ricusato linvito a causa di uninfluenza di fine stagione, che si erano attaccate a vicenda. Erano quasi coetanee e, contrariamente agli iniziali timori di Florestano, erano diventate amiche. Pi che amiche, probabilmente, ma a lui non interessava.
Mi permetta, continu Florestano, caro commerciante di maiali. La vecchiaia consente di dire ci che si pensa, e quando sar vecchio anche lei, se mai avr formulato dei pensieri, li potr esprimere. Beva con me, che qui olezza di stallatico.
Quando Piero vide quellespressione incerta, quel mezzo sorriso accondiscendente da parte delluomo che in tutta evidenza non conosceva il significato di quelle ultime due parole, si alz di scatto per evitare di sbottare. Vide da lontano il brindisi tra i due e ancora ridendo si avvicin al tavolo di Angiolo.
La fascia al braccio con il lutto lo morse al petto, ma si chiese se potesse mancare di pi un genitore a un figlio o un amico a un vecchio amico. Forse allinizio  pi intenso il dolore del primo, ma sulla distanza lamicizia ha radici pi profonde del sangue stesso.
Il giovane Martigli si alz e lo abbracci, quasi avesse intuito i suoi pensieri.
Dovr fare delle scelte, Piero, e ho bisogno dei tuoi consigli.
Prima che potesse rispondergli, tre colpi di pistola risuonarono nella sala, seguiti dalle grida delle donne e dal rumore delle sedie gettate a terra.

XXIX.

SONO le notizie che pi gratificano i giornali, quando il rosa si mescola con il nero e il bianco con il rosso. Lomicidio del padre della sposa durante le nozze era una notizia di quelle ghiotte, che quasi non avevano bisogno di farciture. E il Gazzettino Toscano, che era riuscito a fotografare il cadavere di Augusto Carracci prima che fosse ricoperto con una tovaglia, aveva venduto pi copie del giorno in cui lItalia era entrata in guerra e addirittura di quando era stato assassinato re Umberto. Lomicida, certo Remo Bitossi, descritto come un mostro sanguinario senza Dio, era scappato prima dellarrivo dei carabinieri, ma tutti i giornali davano per scontata la sua cattura nel giro di qualche giorno.
Sui motivi, le congetture fiorirono come le ciliegie quando a giugno scoppia il caldo. Cherchez la femme, scrisse qualcuno, ipotizzando che la moglie del Bitossi, commerciante di vini, avesse una relazione clandestina con il defunto. In questo caso si consigliava al marito di costituirsi perch, secondo la legge, se la sarebbe cavata con la pena da uno a cinque anni al massimo. Nei bar tra Cascina e Navacchio si mormorava invece che si trattasse di un giro dusura, e che il Bitossi, strozzato dal Carracci, avesse deciso di farla finita.
Mentre gli tagliava i capelli, il barbiere chiese sottovoce ad Angiolo quale fosse secondo lui la vera ragione di quel feroce omicidio, e come lavessero presa il suo povero fratello e la cognata rimasta orfana.
Preferirei non parlarne, fu la prima difesa di Angiolo, ma quello continu a insistere, mentre gli passava sulla gola la lama del rasoio.
La ragione non la so, disse alla fine, per mio fratello e sua moglie hanno rimandato il viaggio di nozze.
Tacque con lui, come con tutti e perfino con i carabinieri, su come lo zio Adolfo gli fosse sembrato il pi sconvolto di tutti, compresi Giulio, Norina e Cristofora, la vedova Carracci. Era stato tentato di parlarne con Neva, ma sapeva benissimo che anche se le avesse detto di non dirlo a nessuno, alla prima occasione sua moglie lo avrebbe spifferato ai quattro venti, raccomandando per a tutti di mantenere il segreto.
Questo magone lo spinse a confidarsi con lunico di cui si fidasse totalmente: Piero Ginori.
Ma che cosa pu avere a che fare Adolfo con Carracci e Bitossi? Non mi sembra si tratti di storia di gonnelle, ma anche se lo fosse, Adolfo  fuori questione.
Non lo so e non riesco a immaginarmelo. Ma lo zio centra in qualche modo. Lo sai com fatto, figurati che cosa gli poteva importare che ammazzassero il suocero di Giulio. Invece  due giorni che  chiuso in casa, non mangia e non esce dalla sua camera. Credo anche gli sia scaduta la licenza. Non ho paura dello scandalo, ma nonostante tutto gli voglio bene: e poi assomiglia cos tanto al babbo adesso.
Solo nel fisico, credimi.
Nei successivi due giorni nessuno riusc a parlare con Adolfo: malgrado le ripetute bussate alla sua porta, chiusa a chiave, nemmeno rispondeva. Rosa, tra laltro, fremeva per partire e raggiungere i suoi fratelli nella bergamasca, che erano gi nonni di nipoti che andavano a scuola. La piccola Tecla sarebbe stata quindi una specie di zia da coccolare, pi giovane dei suoi stessi nipoti, e sarebbe cresciuta in pace e in armonia. Lontana soprattutto da quellatmosfera di abbandono e di decadenza che ormai aleggiava intorno e dentro la villa. Con la morte di Pietro era finita una stagione, e la nuova non sembrava avere la forza di arrivare.
Al quinto giorno di silenzio, quando si decise ad aprire con laiuto di Nedo, Rosa rimase sbigottita: la camera di Adolfo era vuota. Non un biglietto n una spiegazione. Se nera andato, nottetempo o dalla finestra, conclusero i carabinieri, e venne denunciato per diserzione.
* * *
Con la partenza di Rosa e di Tecla, la villa di Navacchio venne chiusa e la gestione dellusufrutto delle case coloniche dei terreni fu data ad Angiolo. Di Adolfo si erano ormai perse le tracce da tempo, e si seppe solo della sua condanna a morte in contumacia. Norina e Giulio si erano ormai installati nella villetta del padre di lei, alla periferia di Pisa, e dal giorno del matrimonio Angiolo era stato il solo a fare qualche telefonata per sapere come stessero, mentre Rosa aveva scritto diverse lettere senza ricevere alcuna risposta.
Giulio aveva cominciato il lavoro in banca, scaricando sui fattorini il livore che provava nei confronti di Angiolo, al quale era obbligato a rivolgersi per conoscere landamento dei conti delle propriet. Norina e sua madre si davano invece da fare nel negozio di tessuti, e si accorsero presto come fosse davvero facile vendere per fatto a mano del macram industriale, e gabellare la seta per taffet. Lunico cambiamento nel negozio fu il licenziamento di Baffino, il capo dei commessi, che ormai rappresentava solo un silenzioso imbarazzo per tutta la famiglia. A suo tempo aveva sperato infatti di impalmare Norina, che nel retrobottega gli aveva dimostrato in alcune occasioni di non essergli indifferente.
A novembre, Angiolo ricevette la proposta di lavoro che tanto aspettava. In Sicilia, a Palermo, come direttore del costituendo Regio Genio Civile. Unoccasione unica, anche per cambiare aria, che si era fatta un po troppo pesante. Tuttavia non poteva certo partire lasciando tutta la propriet nelle mani di Giulio.
Non che pensi male di mio fratello, diceva spesso alla moglie per ripeterlo a se stesso, ma  troppa la responsabilit per uno come lui.
Tu fai bene come fai, Angiolino, concludeva sempre Neva, basta che tu mi vuoi bene e tutto si risolver.
Luso del congiuntivo le era ostico, e ad Angiolo non importava, pur notandolo. Per la gestione delle terre, si mise daccordo con il Consorzio Agrario di Livorno, che si sarebbe fatto carico di tutte le incombenze, compresa la riscossione degli affitti e la vendita delle quote dei prodotti che spettava alla propriet. Ma una volta davanti al notaio, Angiolo si rifiut di firmare.
Il notaio conosce le ragioni, disse rifiutandosi perfino di sedere al tavolo.
Si era trovato davanti Marinucci, proprio quello che anni prima aveva spinto Adolfo nelle mani degli strozzini, provocato la rovinosa vendita degli appartamenti e forse minato anche la salute di babbo Pietro.
Per carit, Marinucci si alz con fare compito, il padrone  lei ed  libero di scegliere chi vuole, qualcun altro con maggiore esperienza della mia sar di sicuro pi adatto.
Dopo aver raccolto timbri e penne nella sua cartella, il notaio si accomiat dai funzionari del Consorzio, e si tocc il cappello quando pass davanti ad Angiolo. Ma sorprendendo se stesso, questi lo prese per un braccio.
Siete un essere spregevole, spero che il male che avete fatto alla nostra famiglia si ritorca cento volte pi forte contro di voi.
Mi lasci, si lament laltro, e come fu libero gli rivolse uno sguardo carico di odio. Vi date tante arie perch siete nati ricchi, gli sibil, ma prima o poi vi porteremo via tutto.
Il contratto venne concluso tre giorni dopo, con un altro notaio, ma prima di tornare a casa Angiolo pass dalla bottega dei Ciabattari, in via del Fiore, dove compr un prezioso tartufo bianco, grosso come una noce.
Sono arrivati ieri, da San Miniato, trovati con i maiali. Sentir che delizia.
Angiolo si ferm in salotto, soddisfatto della giornata e dellacquisto, a leggere Il Telegrafo. Neva, in cucina, guardava perplessa quella strana patata puzzolente, che poco prima aveva incautamente dichiarato di conoscere bene. Lo cosse, insieme ad altre patate, e ne fece un pur. Angiolo odor il piatto, intu, si mise le mani sulle guance e rivolse uno sguardo stupito a Neva. Che prima gli sorrise, poi cap che qualche cosa non andava e fu sul punto di mettersi a piangere. Ma anticipando lo sgorgare delle lacrime, Angiolo si mise in bocca la prima forchettata.
 buonissimo questo pur, hai fatto proprio bene a lessare il tartufo. Me lo ricorder finch campo. Mi dispiace solo pensare che in Sicilia non se ne trovino.
Alla fine del 1916, Angiolo, con moglie e figlio, si imbarc per la Sicilia, e la diaspora della famiglia era quasi completata. A rappresentarla, tra Livorno, Pisa e dintorni era rimasto, infatti, il solo Giulio, e Finimola, naturalmente.
Nei giorni successivi, sotto le feste di Natale, arriv alla villa di Navacchio una lettera, indirizzata personalmente a Rosa. Il timbro postale francese riportava una testa di moro con una benda in fronte. Il portalettere la riport in ufficio, non trovando nessuno.
Bravo, lo gratific il direttore, hai fatto bene. La conserver io. Purtroppo non c mittente.
Verr dallAfrica francese, sugger laltro. C un uomo nero.
No, questa viene dalla Corsica, ignorante. La testa delluomo nero  il suo simbolo. Avvisami, se la signora dovesse tornare.
Non torn nessuno fino allestate successiva: solo Giulio, ogni tanto, entrava nella villa, raccoglieva qualche suppellettile e se ne tornava a Pisa.
La lettera fu aperta da Rosa solo lestate successiva, e subito la donna rispose con unaltra missiva fitta di scrittura, di parole gentili e di brevi notizie. Che Angiolo si era ormai sistemato in Sicilia, che Tecla stava diventando grande e perfino che le sarebbe piaciuto rivederlo. Il sovrintendente della Legione Straniera, in cui Adolfo era tornato per la seconda volta, lesse la lettera, come duso, prima di consegnarla al suo legittimo destinatario. Solo lui conosceva i veri nomi dei destinatari, che allarrivo alla Legione avevano il diritto e forse anche il dovere di scegliersene uno nuovo.
Di tutte le innamorate, gli disse, questa  la pi melensa. Non mi dire che stai pensando di farti una famiglia?.
Adolfo la scorse rapidamente, davanti a lui. Poi scosse la testa. Magari, rispose,  la vedova di mio fratello. Credevo che la famiglia mi avesse scaricato.
Lo aveva pensato veramente, forse per la vergogna di avere disertato lesercito italiano, forse perch qualcuno aveva intuito qualche cosa a proposito del suo coinvolgimento nellomicidio del padre di Norina.
Ricordati, figliolo, che nella Bibbia c scritto che se tuo fratello muore, sei obbligato a sposarne la vedova.
Non lo avrebbe mai fatto, nemmeno se lei lo avesse voluto: basta rovinare la gente. Erano passati molti treni giusti, e non ne aveva preso nemmeno uno: quello, poi, era dal tutto da escludere. In pi, nel prossimo, quello ultimo che aveva intenzione di prendere, e che passava fischiando tra i proiettili nemici, la carrozza aveva un solo posto.
Tornato nel suo alloggio si guard allo specchio e rabbrivid nellosservare la somiglianza sempre pi stretta con Pietro. Prese allora la macchina fotografica portatile, lappoggi sul petto e si scatt una foto a futura memoria.

XXX.

I PRIMI mesi del 1917 erano stati i pi freddi a memoria duomo e anche secondo le stazioni meteorologiche, a conferma. Che andassero daccordo scienza e ricordi era infatti un caso abbastanza raro. Il gelo aveva ucciso molti soldati delluna e dellaltra parte, non facendo distinzioni tra le divise, che pi o meno avevano lo stesso colore: grigio-verde tendente al luccio per gli austriaci e al panno da gioco per gli italiani, differenza che ben si adattava alle due etnie. Con la foschia, o quando si ricoprivano di neve, era impossibile distinguerle, e a volte si sparava anche a casaccio, cadendo sotto quello che venne chiamato fuoco amico. Ironia involontaria, ma i giornali non avevano tempo di rifletterci sopra. Le veline dei comandi militari incombevano come macigni: la parola dordine, quando si perde,  quella di dire che si sta vincendo. E su tutte le prime pagine si leggevano solo espressioni di gloria, mentre le vignette ritraevano limperatore dAustria, chiamato a spregio Cecco Beppe, nei pi ridicoli atteggiamenti.
Lestate, di converso, fu tra le pi calde, soprattutto in Toscana dove alla penuria di cibo a causa della guerra si aggiunse la siccit. In Sicilia, invece, arrivarono piogge in abbondanza e venti di maestrale, cos che lafa non si sent nemmeno. Non nel caso di Neva, che si lamentava ogni volta che il marito tornava a casa: la mattina no, perch dormiva.
Angiolino, sono tutta un bollore. Non sono neanche uscita a far la spesa, ho persino le cosce sudienti. E Foffo mha fatto dannare.
Per favore, chiamalo Adolfo, senn si abituer male. Angiolo cercava invano di insegnargli a pronunciare bene il suo nome, tutte le volte che lo prendeva in braccio, ma con Neva che continuava a chiamarlo con quel nomignolo, era una battaglia persa, cibo compreso. Eppure lei stava in cucina, ma vi si perdeva, forse era distratta, e magari scambiava il sale per lo zucchero. Ogni tanto ad Angelo tornavano in mente le cene a Navacchio, in famiglia, e quando una sera arriv una telefonata da parte di Finimola, il suo primo pensiero and alle melanzane amarissime che aveva mangiato due giorni prima. Si era persino lamentato con il fruttivendolo.
Le ho dato la violetta lunga, quasi si offese, quella dei miei orti, la migliore che ci sia. Ma lha fatta spurgare?.
Allaggrottare perplesso del naso di Angiolo, quello continu.
La melanzana  amara di per s, voscenza. Prima si taglia a fettine o a cubetti, poi ci si mette il sale sopra e dopo si cuoce in padella per farne sugo o quello che vuole la signoria vostra.
Angiolo si scus e se ne and: le melanzane di Finimola, tenere, saporite e quasi dolci, nel sugo o sottaceto, evidentemente erano sempre state spurgate.
Finimola, che bella sorpresa!.
Angiolino, Angiolino... Quanto mi mancate tutti.
Nedo sta bene?.
Pi in gamba di me. Siamo rimasti soli, lo sapevi? Dopo Maria s sposata anche Vera. Era fidanzata in segreto da tanti anni, ma non voleva abbandonare il suo babbo. Con il mio arrivo  venuta fuori tutta la storia. Sapessi com felice! E tu?.
Ah, qui si sta bene, guard se Neva sentisse e appoggi la bocca pi vicino alla cornetta, ma la tua cucina m rimasta sul groppone. In senso buono, intendo.
Ci fu un momento di silenzio e Angiolo temette che non avesse sentito lultima frase.
Oh, e se venissimo a trovarvi? Qui non si fa nulla, e la gente non  pi la stessa. Quella che rimane, perch gli amici di Nedo se ne stanno andando uno dopo laltro. E poi sai com, avrebbe voglia di vedere la sua bambina.
Andate a comprare i biglietti, Finimola! Penso a tutto io per come sistemarvi. Io ne sarei felice e sono sicuro che Neva impazzir di gioia a rivedere il suo babbo.
Arrivarono un mese dopo, con tanti di quei bagagli che sembrava volessero trasferirsi per sempre, e si sistemarono nellappartamento sopra quello di Neva e Angiolo.
Nedo si trov subito a suo agio. Nel caff sotto casa si giocava a scopone ma soprattutto si beveva del vino bianco aromatizzato alle mandorle, di un colore scuro, ambrato. Veniva servito freddo da una garzona dagli occhi nocciola, sempre scalza e sorridente, e i vecchi la guardavano con rimpianto. Dapprima Nedo si sedette a guardare, bevendo con gli altri e restando in silenzio. Poi inizi a fare solo dei gesti con le labbra, come a dire che era stata una bella giocata oppure che lui avrebbe fatto diversamente. Come al solito vestito di scuro, la faccia grinzosa e abbronzata da sempre per via del lavoro nei campi, in breve tempo si confuse tra quei giocatori. Una volta, a un cenno della testa, fu invitato a sedersi al tavolo: le smorfie le aveva gi imparate, e fece la sua figura. Nei giorni successivi, a furia di parigliare e sparigliare, Nedduzzu, come venne nominato, era accolto ogni volta, il che significava tutti i giorni, con sorrisi e brindisi.
Era nella cucina di casa Martigli che si consumava invece una sorta di tragedia quotidiana. Finimola faceva da madre e insegnante.
Non piangere, bambina, devi solo stare attenta. Non pensare di fare da mangiare, ma solo che stai cucinando per tuo marito.  molto diverso. Quando ero la cuoca del signor Pietro buonanima, mi immaginavo sempre le loro facce quando avrei portato in tavola la roba che avevo cucinato. A quello pensavo, e i piatti mi riuscivano bene.
Pass un fazzoletto a Neva, che si soffi il naso, e ne ebbe tenerezza come fosse stata la figlia che non aveva e non avrebbe mai avuto. Solo che, se fosse stata sua figlia, e non di Nedo, tante mestolate sul sedere fino a che non avesse imparato le regole base, non gliele avrebbe tolte nessuno. Ecco che cosa le mancava, proprio le regole base. Sapeva fare il pur, le polpette di carne con il latte e il pane raffermo, e il rag con tutti gli ingredienti perfetti, dal sedano alla carota, dalla cipolla al rosmarino fino al vino rosso e ai pelati. Ma lo faceva in modo meccanico, pensando ad altro. Infatti il rag le veniva buono perch se lo dimenticava sul fuoco: cos mentre la parte sotto bruciava, quella sopra diventava una delizia, buttando per via un sacco di carne.
Qualche giorno prima, tornata a casa dopo che lei e Nedo erano andati a visitare Taormina, aveva trovato un bel brodo fumante. Il sapore era indeciso, e Neva la guard con ansia.
Buono, disse allora, appena un po sciapo, ma basta aggiungere del sale.
Proprio buono, conferm Angiolo, sa di pesce.
Su queste parole Neva si alz da tavola piangendo e Angiolo, mentre la raggiungeva, si rivolse piano ai suoi ospiti: In realt  brodo di pollo. Non so come faccia, ma il suo brodo di pollo sa di pesce.
Linverno arriv, con la notizia che mamma Rosa aveva trovato un bravuomo, un ufficiale dei carabinieri, vedovo e con una figlia in procinto di farsi suora, con alcune propriet nel padovano. Avrebbe provveduto a lei e alla piccola Tecla, che dalla foto inviata gi sembrava assomigliare alla madre. Rosa raccontava anche di essere stata a Navacchio, ma che Giulio e Norina avevano trovato mille scuse per non ospitarla. Tornata al Nord, chiedeva almeno la benedizione di Angiolo.
Non si ha da stare da soli, disse Finimola a un Angiolo perplesso, guarda me e guarda Nedo.
I due non parlavano pi nemmeno di andare via: Nedo era fisso al caff e Finimola, dallappartamento di sopra, batteva con la punta della scopa sul pavimento. Se Neva rispondeva con due colpi sapeva di poter scendere. Angiolo, alla fine, scrisse una bella lettera, invitando madre e sorellina a venirli a trovare. Beninteso con il cavaliere ufficiale Adelmo Pavan, il promesso sposo.
Anche il portiere del palazzo volle dire la sua.
La madre  santa, voscenza, ma pur sempre donna . E la picciridda ha bisogno di un babbo.
Nessuna meraviglia da parte di Angiolo. Con il bollitore dellacqua Don Ciccio Giammona apriva la corrispondenza e la richiudeva meglio di prima. Daltra parte considerava un suo dovere essere informato sulla vita dei suoi coinquilini, per il bene di tutto il palazzo.
Ah, voscenza, dimenticavo, oggi  san Damaso, il papa. Santo importante, andava in giro per le catacombe a onorare i martiri e a scrivere poesie.
Don Ciccio, avete fatto bene a ricordarmelo. Ecco un soldo per san Damaso.
Ogni volta che passava davanti alla guardiola, il portiere lo fermava e gli ricordava gentilmente il santo del giorno, e gliene raccontava brevemente la storia, tendendo poi il cappello con la visiera. Un andazzo che andava avanti sin da quando si erano stabiliti in quel palazzo. Ogni volta Angiolo si frugava in tasca, e fossero due centesimi o un soldo, non mancava mai di dargli la mancia.
E a parte la difficolt di Neva di imparare a cucinare, tutto fil liscio fino alla primavera del 1918, quando Angiolo dovette andare di persona a fare il collaudo di un nuovo acquedotto. Dalle parti di San Martino delle Scale, avrebbe servito la vicina Monreale.

XXXI.

LA SERA prima della partenza per il comune di Monreale, Angiolo aveva dormito sul divano. Forse aveva ragione Neva e lui aveva esagerato, ma erano giorni che mangiava il brodo di carne che sapeva di pesce, e quella sera aveva richiesto espressamente una pastasciutta, fosse anche fatta allolio e senza nemmeno aglio e peperoncino. Fatto sta che quando si trov di fronte lennesima minestra con i pezzi di verdura, non batt ciglio. Ne prese una cucchiaiata e subito si guard intorno.
Ti serve qualche cosa?, gli chiese Neva.
Un po di sale per favore.
Ne mise un paio di prese belle grosse e riassaggi il brodo.
Mi passi laceto, ti dispiace?.
La donna, perplessa, glielo pass, e lui ne mise qualche goccia. Odor il piatto e scosse appena la testa.
Mi servirebbe un poco di zucchero e un cincinno di burro.
Con i suo dentini piccoli e perfetti, Neva si morse le labbra, e gli consegn zuccheriera e burriera. Lui vers due zollette nel brodo e le osserv sciogliersi insieme al ricciolo di burro. Poi si alz e prese una manciatina di origano dal barattolo, qualche foglia di t e dei chicchi di caff, mescolando poi il tutto sul palmo della mano. Sparse nella scodella quellintruglio e, dopo aver girato bene il cucchiaio, se lo port alla bocca.
Eh, no, disse alla fine, questa minestra  uno schifo, non si pu mangiare.
Quando gett il tutto nella tazza del gabinetto, contrariamente al solito, Neva non si mise a piangere, ma scapp in camera da letto, chiuse la porta, prese Adolfo dal lettino, lo abbracci e si sdrai con lui sul letto grande. Angiolo non os entrare: inizialmente aveva pensato di farle uno scherzo, poi per ci aveva preso gusto, troppo, e lei laveva presa proprio male.
Dopo aver provato a leggere qualche pagina di Mastro Don Gesualdo, si gett sul divano, con la pena nel cuore. Quando fosse tornato da Monreale, in qualche modo si sarebbe fatto perdonare. Perch si amavano, quanto era vero Iddio.
Arrivarono in tre, sotto il suo ufficio, la mattina alle otto in punto, a bordo di una Fiat Zero di un bel nero lucido, con fari e radiatori dorati.
Baciamo le mani, voscenza, disse il pi anziano.
Il giovane in giacca di cuoio e occhialoni che stava alla guida scese con un balzo dallauto e gli apr la portiera posteriore. Sulla faccia scura apparve una dentatura bianca perfetta. Angiolo aveva gi notato che la gente pi povera aveva i denti pi sani e bianchi di quella ricca.
Si accomodasse bene, lo invit, il viaggio  lungo, anche se io guido veloce.
Nella borsa, poggiata sulle ginocchia, aveva infilato tutta la documentazione relativa al collaudo: il progetto dellacquedotto, corredato dei disegni iniziali, i rilievi topografici, alcune foto dei dintorni e della zona dove era sorto il nuovo lago; finalmente Monreale avrebbe avuto lacqua corrente. Si era portato anche un binocolo e una macchina fotografica, la sua personale, perch lufficio del Genio Civile non aveva fondi a sufficienza per potersela permettere.
Dopo quasi tre ore e unultima salita a zig zag, che gli aveva rovesciato lo stomaco, Angiolo si ritrov su uno splendido altopiano. I bassi arbusti, battuti dal vento, consentivano una vista a tutto tondo che laria tersa spingeva quasi fino al mare lontano. Dopo aver inspirato quellaria ricca di ossigeno e di odori Angiolo si volt, e annu rivolto ai suoi accompagnatori, che si erano appoggiati allauto e stavano fumando.
Vi ringrazio,  davvero un paesaggio stupendo. Ma non vorrei si facesse tardi, sar meglio andare a vedere lacquedotto. Con vostro comodo, finite pure di fumare.
Il pi anziano dei tre alz il mento e allung il braccio, come se volesse indicare qualche cosa. Vista la faccia stupita di Angiolo gli si avvicin.
Questo qui sotto  il lago. E da l parte lacquedotto. Vedete?.
Dopo un attento giro sullorizzonte e aiutato dalla mano sopra la fronte, Angiolo si rifiutava di voler comprendere, anche se una vocina al suo interno gli cominci a suggerire di stare attento.
Non capisco, disse.
Eh, rispose laltro, non c peggiore cieco di chi non vuole vedere. Guardate meglio, ve lo chiedo come favore personale. Io vedo lago e acquedotto, e pure questi miei amici li vedono, e si offenderebbero se diceste loro che sono dei bugiardi.
Era solo, in mezzo al nulla, il vento gli fischiava nelle orecchie e gli sussurrava come dietro qualche sasso o qualche cespuglio ci fosse gi una fossa pronta. E la rabbia cedette il posto alla paura, per la sua vita, per Adolfo e per Neva.
Ah, gi, rispose, non avevo visto bene. Possiamo anche andare.
Tutto a posto, dunque?.
Certo, tutto a posto.
Felicit! Possiamo allora andare a festeggiare il collaudo, disse il giovane dai denti bianchi. Qui vicino, a Contessa, c una locanda dove si mangiano le migliori panelle con la milza di tutta la Sicilia!.
Gli avesse sorriso un pescecane, avrebbe avuto meno timore. Perch mentre sorrideva, con gli occhi continuava a minacciarlo. Cap tardi che quello era il vero capo, il capo bastone, come chiamavano i mafiosi importanti, mentre gli altri due, quello anziano e laltro, il silenzioso, non erano che gregari. Ora si trattava solo di portare a casa la vita, e di non fare sciocchezze. Come lauto entr nel piccolo paese, una frotta di bambini si mise a correre e a gridare accanto e dietro lauto.
Non vi preoccupate, disse quello che gli era seduto accanto, se non capite quello che dicono. Questi non sono siciliani come noi altri, sono albanesi e parlano strano. Ma noi mica li dobbiamo stare a sentire, noi siamo qui solo per mangiare, e mangiare bene.
Se non avesse avuto lo stomaco chiuso in parte dalla paura e in parte dalla rabbia, Angiolo avrebbe gustato veramente quel pranzo. Ogni volta che loste arrivava a servirli, i suoi compagni di viaggio, a turno, gli descrivevano e decantavano la composizione e la qualit del cibo.
Carnicini, si chiamano. Ma biscotti sono, ripieni di carne di montone e mosto. Salato e dolce, come la vita, voscenza!.
Riconobbe gli aneletti al forno, conditi con pecorino e uovo sodo, solo perch Finimola si era qualche volta cimentata con la cucina siciliana.
Queste sono le infigghiulate. Come dite voialtri? Incinta, come una femmina. Assomigliano ai cannolicchi, ma sono ripieni di ricotta di pecora. Ah, non potete rifiutarli, troppo buoni sono, e gi pagati. Mi offendereste.
Non fosse mai, e Angiolo mangi anche, se pure a forza, larrosto panato, fritto con la sugna e il pangrattato. E alla fine dovette masticare dellaglio crudo, come gli altri.
 rosso, viene da Nubia, vicino Trapani. Non lo mangerete mai pi cos buono, anche se campaste cento anni, come vi auguriamo tutti e come ora siamo convinti che ci arriverete.
Quando gi lo stomaco aveva cominciato a ribellarsi, arrivarono i dolci: Angiolo li guard stupito, non aveva mai visto niente di simile in vita sua.
Li minni, li minni!, gridava il giovane dai denti bianchi. Che bei minni!.
Era vero: quei dolci bianchi avevano lesatta forma delle mammelle e la ciliegina in cima rappresentava il capezzolo.
Avete visto che belle?, continu. Sono li minni di santAgata, una martire della nostra Chiesa, che non voleva diventare pagana. E per torturarla ce le tagliavano, ma ci ricrescevano pi grosse. Anche a noialtri, se ce lo provano a tagliare, pi grosso ci ricresce!.
Risa, grida e brindisi si accompagnarono a un vino pi nero che rosso, che ad Angiolo ricord il sangue. Tornato a casa che gi era buio, contento di essere vivo, dette appena un bacio sulla fronte a Neva, e vestito comera si abbandon sul letto. Rest a casa il giorno successivo e attese la domenica, quando gli uffici del Genio Civile erano deserti, per scrivere una relazione riservata a Roma. Non parl delle minacce ricevute, ma semplicemente che non aveva potuto effettuare il collaudo in quanto non esistevano n il lago artificiale n lacquedotto, per il quale lo Stato aveva gi speso decine di migliaia di lire. E concluse dicendosi pronto ad agire, anche presso il tribunale, secondo le direttive che la direzione generale gli avrebbe impartito. Nei giorni seguenti, pur tirando sempre fuori il soldo dalla tasca, non rispondeva pi alle spiegazioni di Don Ciccio, il portiere, sui santi del giorno, e attraversava il portone di casa con un sorriso stanco.
Siete stanco o preoccupato?, gli chiese. Se posso esservi daiuto non avete che da chiedere. Voi siete un uomo buono.
Quanto accaduto doveva tenerlo per s, ma, forse perch aveva la coda di paglia, gli sembrava che in ufficio i suoi collaboratori lo guardassero in maniera strana e non gli si rivolgessero pi con la stessa simpatia. Rispetto s, ma a debita distanza. Ubbie, probabilmente, e cerc di smetterla di pensarci fino a quando non arriv la risposta da Roma. Nello stesso giorno, davanti al portone del Genio Civile fu trovata una testa di pecora ancora sanguinante.

XXXII.

DIVENT rosso di vergogna a leggere quello che la Direzione Generale gli aveva risposto, con tanto di timbri e firma. Il vice direttore generale lo incolpava di incompetenza, di non sapere gestire le situazioni, metteva in dubbio le sue qualit professionali e la sua capacit di responsabile dellUfficio di Palermo. Concludeva che in attesa che fosse fatta luce sul suo operato da una commissione interna, sarebbe stato mandato un eccellente funzionario da Roma, che avrebbe provveduto in sua vece al collaudo.
Ad Angiolo tremavano le gambe e rimpianse di non essere un fumatore: tutti dicevano che una sigaretta era un toccasana quando si era nervosi. Sul momento pens di chiederla a uno dei suoi collaboratori, ma pensando che in quel clima avrebbero anche potuto negargliela, si mise in bocca una mentina, per la spezz subito con i denti. Non era ancora lorario, ma usc, salutando a mezza bocca, il cappello sulla fronte, le spalle piegate e la lettera nella tasca della giacca che gli bruciava come fosse brace.
A me, Neva, capisci?, a casa non riusc a non sfogarsi. A me che non ho mai rubato un centesimo. Che ho sempre fatto il mio lavoro con competenza e onest. Che ho ricevuto una lettera di encomi perfino dal ministro. Mi dicono che sono incompetente! E solo perch perch ho scritto la verit.
Hai ragione Angiolino, ma vedrai che tutto si sistemer. Tu sei tanto bravo, ma la vita  fatta cos, di alti e di bassi. Tieni in braccio Foffo, che vuole tanto bene al suo babbo. Io vo con Finimola alla focacceria, qui vicino, a Porta Carini.
Angiolo si trov in braccio Adolfo, che gli sorrideva, come Neva, tutta contenta, con una volpe attorno al collo e un cappellino nuovo, portato sulle ventitr, ingentilito da una piuma di pappagallo su un lato.
Mi porta a mangiare, continu lei, lo sfincione e la cucca e vedrai che se li imparo non ti lamenterai pi di me. Povera Neva, serva di Dio, tutti fan bene, fuori che io.
Spesso ripeteva questa nenia, in genere ogni volta che Angiolo la rimproverava di qualche pasticcio: una camicia bruciata dal ferro da stiro, una spesa troppo elevata o la minestra in brodo con i pezzi di verdura alla sera, che, nonostante le proteste, talvolta veniva riproposta. Pi che il sapore, che pure non gradiva, quello che lo infastidiva maggiormente era sentire sotto i denti i pezzi di sedano, di carota moscia o la patata che si squagliava. O peggio ancora la foglia di bietola che, per non sentire in bocca, mandava gi tutta intera.
Comunque, aveva ragione lei, la vita era fatta di alti e bassi: con la disfatta di Caporetto qualche mese prima sembrava che la guerra fosse perduta e ora, cacciato quel Cadorna che forse portava male, era di nuovo tutto fermo, con le truppe in stallo. Quella guerra sarebbe andata avanti per anni e anni, forse fino a che non fosse morto lultimo soldato: a quel punto generali e sovrani avrebbero magari firmato la pace.
Qualche giorno dopo, Angiolo ebbe quasi la certezza di essere seguito per strada, mentre si recava in ufficio. Un uomo, con la bombetta in testa, faceva di tutto per farsi notare da lui. Lo fissava, lo superava e poi si voltava dimprovviso, e un paio di volte nellincontrarsi gli aveva dato una leggera spallata. Come arriv davanti allufficio ud un colpo, forte, alle sue spalle e sopra la sua testa: dal cornicione schizzarono via frammenti di gesso e cemento, che gli macchiarono di bianco il vestito.
Egregio Signore, gli comunic con un sospiro il capitano dei carabinieri, questi si chiamano avvertimenti. Lei deve aver dato fastidio a qualcuno. A torto o a ragione, non mi interessa. Se vuole un consiglio, provi ad accordarsi con questa persona.
Ma... io non so nemmeno chi sia. O chi siano.
Mafiosi, signore. Da quanto tempo  a Palermo?.
Da quasi un anno.
E non ha conosciuto nessuno di loro? Mi sembra molto strano e anche sospetto, se mi permette. Comunque, se vuole fare denuncia, sono a disposizione.
Non la fece, la consider del tutto inutile. Forse sarebbe stato anche peggio, e sper solo che tutto passasse alla svelta. Intanto da sua madre gli era arrivata la notizia delle avvenute nozze, a Padova, nel convento della figlia dellufficiale suo marito. Una cerimonia talmente privata che non erano stati invitati nemmeno i figli, forse per vergogna. Alla sua lettera non rispose, e scrisse invece ad Adolfo, chiedendogli consiglio su come si sarebbe dovuto comportare, con quei mafiosi. Mentre la imbucava, gli venne da sorridere: chiedere consiglio allo zio era come affidare lanima al diavolo.
Nei giorni successivi prov a dimenticare la rabbia e lumiliazione di quellavventura, ma dalla Direzione del Genio Civile di Roma gli arriv invece un telegramma che lo sconvolse. Il crollo della ragione, il trionfo dellingiustizia. Era stato sospeso dallufficio, dalle mansioni e dallo stipendio fino a nuove disposizioni.
Questa volta, anche a causa di una maggiore attenzione alle spese, non pot fare a meno di raccontare tutto a Neva, una sera cui invit anche Finimola e Nedo.
Boia cane, disse Nedo battendo il pugno sul tavolo, ecco perch non minvitano pi a giocare. Qui tutti sanno tutto ma nessuno parla.
Mi dispiace, non avrei voluto mai coinvolgervi.
La famiglia  famiglia, peggio per loro, mi far dei solitari e proprio in faccia a loro.
I pianti di Neva si fecero sempre pi frequenti e non potevano sfuggire a nessuno, dal droghiere al fruttarolo, dal pescivendolo alla merciaia, e soprattutto non a Don Ciccio Giammona, il portiere.
Donna Neva, ma perch piangete? Il picciriddu sta male, forse? State dimagrendo, e avete un colorito pallido come la luna. Raccontate, e se don Ciccio pu aiutarvi lo far con grande piacere. Ricordate che vostro marito  come un compare, per me.
Non aspettava altro e accanton ogni raccomandazione che gli aveva fatto Angiolo. Don Ciccio le prepar un caff, port un vassoio di pasticcini misti, cannolicchi alla ricotta fresca e canditi, pasta di mandorle e con i pistacchi. La tratt con deferenza per tutto il tempo del lungo racconto. Che and avanti per pi di unora, infarcito dei pi piccoli particolari che Neva si ricordava e anche qualcuno che non rammentava ma immaginava fosse accaduto.
Ho capito, disse alla fine il portiere. La situazione non  semplice, perch vostro marito, anche se non lo sa, ha commesso unimprudenza, e uno sgarro.
Uno sgarbo?.
 lo stesso. Ma non vi dovete preoccupare: Don Angiolo  un galantuomo, e come tale ha diritto di essere rispettato.
Neva cap che la stava salutando e sinfil il bocca lultimo cannolicchio.
Piuttosto ditemi, continu. Io capisco che le regole che abbiamo noialtri sono diverse dalle vostre. Voi venite dalla Toscana, non  vero? Avete propriet, lass al Nord, terreni e case. Dico bene? E non vorreste ritornare l a godervi la vita? Qui non  cosa, qui c povert, qui i nobili fanno e disfanno le leggi, qui lo Stato non  ancora arrivato e dubito che mai ci arriver. Adesso andate e dite una preghiera al santo di oggi, Ladislao. Pensate, fu re e santo, un grande potere quindi, in cielo e in terra. Pregate. Date retta a me.
Nei successivi dieci giorni, in effetti, gli avvertimenti mafiosi cessarono, e Neva ritenne che san Ladislao, cos potente, avesse fatto la grazia. Angiolo continu a dare il soldo quotidiano a Don Ciccio, e passarono vari e importanti santi, Pietro e Paolo sopra tutti gli altri.
Fino al 16 luglio, in cui a Bagheria si festeggiava la fine della novena in onore della Madonna del Carmine. Don Ciccio Giammona quel giorno non era nel portierato ma, come capo della contrada dellUditore, presenziava la processione insieme ad altri mammasantissima. Mentre i picciotti della varie cosche, per quel giorno alleate, si contendevano lonore di portare a braccio il carro, con la statua della Madonna, ricoperta di gioielli, Angiolo torn a casa gridando come un pazzo.
Un telegramma, Neva, un telegramma da Roma! Mi hanno promosso dirigente e a capo dellUfficio di Livorno!.
La donna svenne tra le braccia del marito subito dopo aver deposto Adolfo sul divano. Cos, alla fine di agosto del 1918, dopo la sconfitta dei tedeschi ad Amiens, il volo del poeta DAnnunzio sopra Vienna e le dichiarazioni di guerra di Nicaragua, Costarica, Haiti e Honduras alla Germania, che nemmeno se ne accorse, il piroscafo Umberto I della vecchia linea Florio imbarc quattro passeggeri toscani, con dodici bauli appresso e un bambinetto.

XXXIII.

LA VILLA di Navacchio fu riaperta e Angiolo riprese in mano la gestione della propriet. Il Consorzio present i conti, che apparvero perfetti sotto laspetto formale e sostanziale. Cerano stati dei buoni guadagni, dovuti soprattutto allaumento dei prezzi del grano e delle sementi in generale, e proprio a causa della guerra. Utili in parte temperati dalla scarsezza e dalla mancanza di esperienza della manodopera. Molte donne erano state infatti assunte al posto degli uomini spediti al fronte, ma se la paga era inferiore, lo era pure il rendimento.
Nedo si trasfer subito a Titignano, e ricompr conigli, galline e un gallo, mentre Finimola rest per qualche giorno a Navacchio ad aiutare Neva a sistemare casa, quasi fossero madre e figlia. I segni sui muri mostravano come molti quadri fossero stati asportati, e mancavano vari oggetti dargento, vassoi, alzatine, piatti e perfino un samovar. Finimola fece finta di nulla, tanto gi sapeva chi li aveva fatti sparire, e Neva non se li ricordava, meglio cos.
Con le trentaduemila lire di utile netto, da dividersi in parte con Giulio e Rosa, Angiolo, tutto felice, si compr una Fiat 70, detta cos perch raggiungeva la ragguardevole velocit di settanta chilometri allora. Avrebbe preferito una Fiat Zero, ma gli ricordava troppo la terribile avventura siciliana con i tre mafiosi.
Il tempo era ancora mite, le notizie sullapprossimarsi della fine della guerra si rincorrevano gaie come le ultime rondini al tramonto, e fu cos deciso di organizzare la festa di rientro per lultima domenica del mese.
Mamma ha scritto che viene, disse Angiolo, e vengono anche Giulio e Norina, aggiunse con aria indifferente.
Nonostante Adolfo avesse passato i due anni, Neva continuava ad allattarlo. Chiusa la camicetta si rivolse al marito.
Di zio Adolfo non si nulla?.
Non pu venire, se torna in Italia lo fucilano per diserzione.
Mi dispiace tanto.
Come si zitt, inizi per a ridacchiare.
Perch ridi?, le chiese Angiolo aggrottando il naso.
Gli piaceva tanto quando la vedeva allegra e gli piacque ancora di pi quando sbott in una delle sue risate a tutta gola, cui segu per imitazione quella gorgogliante di Adolfo. A Neva venne perfino il singhiozzo e si port una mano al petto. Piano piano riusc a smettere, continuando per a guardare il marito con aria sorniona.
Ora mi devi raccontare che cosa ci sia da ridere sullo zio Adolfo.
Perch mi immagino quanto dispiaccia a quella.
Quella chi?, Angiolo aggrott anche le sopracciglia.
Quella, suvvia, la moglie del Bitossi, quello che ammazz il babbo di Norina. Col marito in carcere magari lo avrebbe visto volentieri.
Fu come se qualcuno avesse infilato ad Angiolo un pezzo di ghiaccio sulla schiena.
O che cosa ci combina?, chiese, gi temendo la risposta.
Ci combina, ci combina, sorrise Neva, lo zio Adolfo e la moglie del Bitossi insomma hai capito, no? E quel minchione credeva che le corna gliele avesse messe il povero Carracci. Che invece era solo quello che gli prestava i soldi. Che brutto mondo, Angiolino.
Su quellultima rivelazione, Angiolo si mise le mani tra i capelli. S, aveva capito, e se fosse stato tutto vero, allora lo strano comportamento di Adolfo avrebbe avuto una giustificazione. Avrebbe dovuto essere lui la vittima, ed era possibile che la donna, una volta scoperta, avesse rifiutato di rivelare al marito il nome del suo amante. E quello si era immaginato fosse il Carracci, visto che frequentava spesso la casa. Logico. Avvenuto il fattaccio, anche se dopo Adolfo avesse parlato, se avesse detto la verit, non avrebbe riportato in vita il Carracci n tolto dalla prigione il Bitossi. Il quale, anzi, avrebbe magari avuto una maggiorazione di pena, per avere ammazzato il rivale sbagliato.
E cos Adolfo se nera andato, perch magari la verit un giorno sarebbe venuta a galla, o perch non ne poteva pi di tutte queste storie di donne, o perch sentiva sulla coscienza il peso di quellassassinio.
E tu da quando sai la storia?.
Non lo so Angiolino, ma la sapevano tutti.
Gi, tutti la sapevano, e tutti avevano taciuto. Anche lui, in qualche modo, pur trovando strano il comportamento dello zio, non aveva detto nulla a nessuno. E poi parlavano dellomert siciliana: no, il fatto  che ognuno ormai si faceva i fatti propri, un brutto mondo dove fare crescere i figlioli.
Nonostante tutto, qualche sera dopo, i lumini splendevano nel giardino, e con i loro colori rendevano latmosfera quasi magica.
Nelle notti come queste, raccont Nedo, le fate si accovacciano dietro i cespugli e senza che nessuno le veda o se ne accorga, toccano le pance delle donne e scappano via ridendo. E quelle rimangono incinte. State attenti voialtri, aggiunse indicando Giulio e Norina.
Io lo vorrei, disse lei, ma  Giulio che  pigro.
Alla Certosa di Calci, intervenne il nuovo medico condotto di Cascina, consigliano lestratto di tribolo. Per questo andare con le donne significa tribolare.
Non furono in molti a capire la battuta, ma il notaio Nardini, esperto di storia romana e piuttosto allegro per non aver mai lasciato vuoto il bicchiere, ne aggiunse una della sue.
La cura migliore  un pene dasino intriso dolio: miracoloso come la grazia!.
Rosso in viso, Giulio si allontan e, non visto, prese a calci un vecchio orcio mezzo sepolto, fino a che non si sfond la scarpa. Tecla e Adolfo, zia e nipote, giocarono invece insieme tutta la sera, ma fu anche lultima.
Passarono altri tre anni prima che, in una sera simile a quella, le fate toccassero la pancia di Neva. Nel frattempo non era successo niente di particolare: lItalia aveva vinto la guerra contro gli ex alleati tedesco-austriaci e perso quella con linfluenza spagnola, che fece pi morti del conflitto stesso, ma non uccise nessuno dei Martigli. Furono fondati i Fasci di combattimento e la Societ delle Nazioni, un imbianchino tedesco, certo Adolf Hitler, divenne presidente del Partito Nazionalsocialista in Germania, mentre in Russia tale Iosif Stalin fu eletto segretario del Partito Comunista.
Neva non si accorse per di essere incinta fino a quando Angiolo non not una particolare rotondit della pancia, e la sped dal medico. Nel giugno del 1922 nacque cos Walter, il secondogenito: cinque chili e duecento grammi di bambino, superando cos di due etti il peso alla nascita di suo fratello.
Ovvero nacque mio padre, il quale sopravvisse alla Seconda guerra mondiale nel modo pi assurdo. Era iscritto alla FUCI, la federazione degli universitari cattolici. Ma dopo il luglio del 1943, caduto Mussolini, quando tutti divennero antifascisti, si offese per tanta ipocrisia e divent fascista. Era poco pi di un ragazzo e, per essere coerente con tale scelta, si arruol nel Battaglione San Marco. In quellambiente conobbe il capitano Junio Valerio Borghese e ne fu affascinato. Come volontario, non avendo mai fatto il militare per motivi di studio, fu mandato in addestramento in Germania, dove rimase sconvolto dallideologia nazista. Tornato in Italia, la sua coscienza cattolica prese il sopravvento, e scelse di disobbedire alluomo per restare fedele a Dio: di nascosto prese quindi contatto con la Resistenza, i fazzoletti bianchi. A Cairo Montenotte, in Liguria, mentre era di guardia a un treno carico di munizioni, aiut invece i partigiani a farlo saltare in aria. Il plotone, per punizione, fu spedito in un campo di prigionia in Germania, vicino Norimberga, dove sub la decimazione. L, nel 1944 vide un razzo salire in cielo e poi esplodere allaltezza dei bombardieri alleati, che caddero in massa, tutti insieme, come zanzare. Pat la fame quasi a morirne, fino a quando il comandante del lager, un violinista che aveva perso un braccio in Russia, seppe che sapeva suonare il suo strumento preferito. Cos, mentre cenava, mio padre eseguiva i pezzi che si ricordava a memoria, e alla fine poteva mangiare gli avanzi dellufficiale tedesco: in questo modo riusc a sopravvivere. Con laiuto del cappellano militare rub poi un cavallo e fugg in Italia, attraversando la Foresta Nera: come si sent al sicuro, mangi il cavallo insieme ad altri sbandati. Si rifugi quindi sui monti toscani tra gli amici partigiani cattolici, i cosiddetti bianchi, ma verso la fine della guerra fu catturato dai rossi e condannato a morte. Durante quella che avrebbe dovuto essere la sua ultima notte, arriv un plotone di inglesi che tratt con la brigata Garibaldi, e fu liberato. Dopo la guerra, fino alla met degli anni Cinquanta portava una barba cos spessa da essere irriconoscibile, perch temeva di essere identificato dai fascisti e dai comunisti, avendo in qualche modo tradito entrambi.

XXXIV.

ADOLFO sopravvisse a tutto: alle guerre, alla spagnola, ai mariti traditi, alle fatture di donne innamorate e abbandonate e perfino alla miseria, quando Giulio si impadron di tutte le propriet. Avvenne subito dopo la partenza di Angiolo per la Seconda guerra mondiale. Giulio appariva cambiato, aveva anche avuto una figlia, Franca, il ritratto impietoso di sua madre Norina. In banca non aveva fatto una grande carriera, perch si era occupato soprattutto di seguire leredit paterna e quella del suocero. Non aveva battuto ciglio nemmeno quando Angiolo gli aveva chiesto se avesse voluto contribuire alla dote di Tecla, rimasta orfana di madre e di patrigno, e vers la sua met senza porre alcuna obiezione.
Sai, aveva detto Angiolo a Neva prima di partire per la guerra, non mi fido pi di nessuno. Il Consorzio  in mano ai fascisti e sono tutti alla ricerca di mettere qualche cosa da parte prima dellapocalisse che verr. Vorrei affidare le terre a Giulio, con una procura a operare, perch non credo che te ne voglia occupare tu.
In realt avrebbe voluto dire che quella santa donna non sarebbe stata assolutamente in grado di occuparsene, e avrebbe forse fatto pi danni di quel che avrebbe procurato lasciare la propriet in mano alla Divina Provvidenza.
Per carit, Walter  bravo e non mi fa mai dannare, ma Flavia Maria, da quando  nata, non mi lascia un attimo di pace.  una vera peste. Oh, da chi avr preso?.
Non poteva avere un carattere cos, per proprio conto: era necessario che la sua colpa fosse attenuata dallavere preso dei geni negativi da qualche antenato.
No, no, aggiunse, voglio dire che fai bene come fai, Angiolino. Te lho sempre detto, basta che mi vuoi bene e tutto il resto andr a posto da solo.
Di pi: lui non aveva mai smesso di amarla, anche se, gli scocciava ricordarlo perfino a se stesso, non era riuscito a rimanere insensibile alle grazie di alcune donne. Tutto era cominciato allindomani della morte di Foffo: una meningite fulminante, aveva detto il dottore. Di l dal dolore straziante che aveva provato e oltre a quello che aveva visto negli occhi di Neva, qualche cosa era scattata nel suo animo. Una voglia di trasgredire, di scendere in una sorta di abisso, di volersi perdere.
E dopo il primo tradimento, ne erano seguiti altri, quasi senza accorgersene. Con una facilit disarmante, che gli fece conoscere un lato della natura femminile che non aveva mai sospettato che esistesse. Che fosse anche bello, poi, lo sapeva da solo, e pi di una donna gli aveva detto che assomigliava da morire a quel giovane attore americano, Henry Fonda, di cui ogni tanto usciva un film o qualche foto sui giornali.
Su questi temi scherzava spesso con gli amici, e perfino con Neva, quasi fosse un alibi.
Un uomo ha il dovere assoluto di essere fedele alla propria moglie, ripeteva, ma, aggiungeva ammiccando, entro trenta chilometri di raggio.
E lui spesso viaggiava. Ma mai nessuna gli prese il cuore e tantomeno il portafoglio.
Non ti preoccupare, gli disse Giulio, una volta firmata la procura. E se per caso non dovessi ritornare, penser io a Neva, a Walter e a Flavia Maria.
Angiolo lo abbracci, ma una volta uscito dallufficio del notaio Nardini, recit a mezza bocca un verso apotropaico in latino volgare.
Terque quaterque testiculis tactis, pallegiatoque augello, extracto pilo usque ad dolorem, jactura fugatur.
Tutti quei movimenti li avrebbe poi esercitati a casa, per rendere concreta la controfattura. E se anche la storia dei vari palpeggiamenti lo faceva ridere, quello del pelo da strapparsi con dolore non gli piaceva per nulla. And in guerra, spar perfino qualche colpo di fucile, ma solo contro dei banditi che volevano impadronirsi delle armi della caserma dopo l8 settembre. Stette due anni nel Nord Italia senza avere notizie di Walter, e solo a guerra finita riusc a tornare a casa. E quando lo rivide, magro e spaurito, ma salvo, proruppe in un pianto che super di gran lunga tutti quelli di Neva.
Qualche giorno dopo, con il figlio, and a trovare suo fratello Giulio. Meglio con un pullman, perch le strade erano tutte rovinate. A Pisa, ovunque erano macerie e polvere, sollevata dalle jeep degli americani, che si divertivano a sfrecciare per le vie, zigzagando tra le buche. Le donne portavano in giro carrozzine piene di cianfrusaglie, nella speranza di vendere qualche cosa alle truppe alleate e di riuscire poi a comprare un po di cibo al mercato nero.
Volevo ti vedesse e fosse orgoglioso dellultimo maschio di casa Martigli. A lui  toccata una femmina, ma tu sei suo nipote.
Babbo, che cosa andiamo a fare esattamente da lui?.
Dobbiamo firmare la contro procura, quella con cui riprendo lamministrazione dei beni.
Torneremo a Navacchio allora?.
Se Dio vuole, s.
E se Dio non volesse?, sorrise Walter.
Gliene direi quattro.
A chi? A Dio o allo zio Giulio?.
Angiolo prov a dargli uno scappellotto scherzoso, ma suo figlio fu pi lesto di lui e abbass la testa.
In banca Giulio era riuscito a farsi dare un ufficio tutto suo, pur non essendo il direttore. Dicevano che ci sapeva fare con la gente, che laccontentava, che prestava denaro con le giuste garanzie. E che alla fine, se qualcuno si trovava in difficolt, interveniva lui personalmente. Una firma qui, una l, una di avallo di qualche parente o amico, e tutto si risolveva. E se succedeva che chi aveva aiutato si ritrovava a perdere la casa, che poi Giulio rivendeva con il suo giusto profitto, non poteva certo sostituirsi alla Divina Provvidenza.
Certo che ho capito, Giulio, Angiolo non era affatto sicuro di averlo fatto, ma basta fare un documento opposto e cos mi restituisci la mia parte. Io non sono molto esperto, ma ti avevo dato solo una delega a occuparti delle mie cose, non a intestartele.
Vedi fratello, non  cos semplice. La legge  legge, e occorre stare molto attenti quando si firmano i documenti. E poi io ho sostenuto delle spese, ho fatto investimenti e ho cos ampliato la propriet. Se ti restituissi la tua parte, ci andrei a rimettere. Ho moglie e una figlia da mantenere. Qui  tutto nero su bianco, firmato e bollato.
S, aveva visto. Su quei documenti che gli aveva mostrato, spiccava la firma pi che riconoscibile del notaio Marinucci, quasi una linea piatta, cos differente dagli svolazzi dei suoi colleghi. Ancora lui, quello che aveva messo lo zio Adolfo in mano agli usurai. Ma gli sembrava ancora impossibile che suo fratello, con la complicit di quelluomo maledetto, avesse tramato per portargli via la sua parte di eredit.
Daccordo, allora mettiamo nero su bianco che mi ridai tutto e io ti restituisco fino allultima lira, interessi compresi, per tutte le spese che hai sostenuto.
Mordicchiandosi le unghie, Giulio annu e Angiolo tir un sospirone. Guard suo figlio, che per pareva del tutto distratto da quella discussione, come se non gli importasse per nulla. I giovani.
Daccordo, esclam finalmente Giulio con un bel sorriso che riscald il cuore del fratello. Faremo cos. Ma tu che garanzie puoi darmi che mi restituirai i miei soldi?.
Come suo solito, Angiolo aggrott naso e sopracciglia insieme.
Ma io non ho pi nulla, mi hai preso tutto, protest. Ridammi le case e la terra e avrai le tue garanzie.
Oh bella! Non sono mica bischero. Non pensare pi di potermi fregare perch sono il fratello minore.
E quando mai lho fatto?.
Si guardarono in faccia a lungo, sostenendo reciprocamente lo sguardo, mentre Walter, alzatosi dalla sedia, osservava da vicino una testa di bronzo. Era un bambino che rideva, di un certo Medardo Rosso, era scritto sulla targhetta, e lui gli accarezz la testa. Lo stesso movimento immortalato in una foto di nonno Pietro, quando aveva comprato la statuetta.
Non toccare!, gli grid lo zio, ma lui o non sent o si disinteress di quel rimprovero, minaccia o avvertimento che fosse.
In silenzio, padre e figlio, presero un pullman per Livorno, e tra il rumore della gente e del motore, le buche che facevano gemere la carrozzeria e landirivieni delle fermate, per parlarsi sarebbe stato necessario gridare, e non era il caso. Walter apr la bocca solo quando scesero dal torpedone.
A Navacchio non ci si andr pi, vero babbo?.
Eh, no, per sono belli anche i Palazzi Rossi, no?.
Erano le nuove case popolari, dove avevano trovato temporaneamente alloggio.
S, rispose Walter, non sono niente male, e poi non avrai pi bisogno dellauto per andare a lavorare. Ma perch li hanno dipinti di rosso?.
Prima della guerra, ai tempi di Ciano, Livorno aveva avuto lonore di essere chiamata fascistissima. Erano tutti fanatici e lo sono rimasti: per questo ora sono comunisti e lo devono mostrare a tutti che adesso sono rossi e non pi neri. Daltra parte tu ne sai qualche cosa, con il casino che hai combinato. Ora pensa solo a studiare e il resto si vedr.
Di Giulio, Angiolo non ne volle pi sentire parlare e anche il suo nome non doveva essere pronunciato. Sper di non vederlo, come avvenne, nemmeno ai funerali di Nedo e Finimola. Li avevano trovati abbracciati insieme, dentro lauto che era finita in un fosso, vicino Vicarello. Lauto che Nedo aveva voluto regalarle e che pensava di essere in grado di guidare. Ma non alla sua et e non dopo quella ribotta memorabile, in campagna, come dichiararono i testimoni di quel pranzo incredibile. Ognuno aveva portato qualche cosa di tipico. Perfino il Bassi, originario di Lodi, si era fatto arrivare per loccasione una preziosa mezza forma di grana giovane, e con una lama affilatissima aveva meravigliato tutti offrendo loro la raspadura, fette di formaggio tagliate sottili come carta velina.
Chi aveva portato il vino, rosso e in abbondanza, naturalmente, chi salsicce e chi pane di farina di castagne, mentre Finimola stup tutti quando aperse un pentolone di acquacotta, che profumava di aglio, sedano, cipolle, cicoria e pomodoro.
La su morte  berla al naturale, cotta non significa calda.
Ma non era da lei una pietanza fatta solo di verdure. Cos, asserirono i suoi amici, tir fuori dal baule della macchina una montagna di lampredotto, con tanta spannocchia, quella parte pi grassa, delicata e tenera dello stomaco bovino.
Morti insieme, dopo aver mangiato e goduto con gli amici. Ci pu essere morte pi bella?, disse Angiolo alla fine del funerale, e Neva annu, soffiandosi il naso per le lacrime.
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Sette anni dopo, durante la messa di Pasqua, Angiolo rimase colpito dalle parole del vescovo Piccioni pronunciate nellomelia.
Non farai Pasqua, aveva puntualizzato il prelato ammonendo i fedeli, se non farai pace con tuo fratello.
E lui come avrebbe potuto santificare la Pasqua se da tanti anni non aveva pi avuto alcun rapporto con Giulio? Non lo aveva denunciato, n lui n quel farabutto del Marinucci che era stato suo complice e anima nera. Chiam Tecla, che si era nel frattempo sposata a Firenze, anche lei con un carabiniere, come del resto era il secondo marito di sua madre. E la sorella gli disse di fare quel che gli comandava il cuore.
Cos Angiolo prese in affitto unautomobile e con Neva e Flavia Maria una domenica and a Navacchio. Quando Giulio lo vide fece per non aprirgli, ma non appena si sent chiamare per nome, con la voce quasi rotta dal pianto, lo lasci entrare e prima ancora di scambiarsi una parola, i due fratelli si abbracciarono e piansero entrambi.
Quando Walter si sar laureato, piagnucol Giulio, gli far un regalo tale che rimedier a tutto il male che vi ho fatto.
Si laure in architettura, qualche anno dopo, ma non ci credette mai, Walter, e fece bene.
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Epilogo.

MIO padre non volle mai nulla, da nessuno, ma non per orgoglio o sicumera, ma perch davvero non gli interessava. Fui io, ai diciotto anni, ad avere due orologi del nonno Angiolo e lanello di famiglia, con lo stemma, insieme ai lunghi racconti di mio padre, quasi a fare veglia, come si dice noi toscani. E anche dei documenti, dei libri, delle foto, che ancora oggi custodisco gelosamente. Per quelle storie mi rimasero sul gozzo e pi mi infervoravo per le ingiustizie subite, pi mio padre sorrideva sornione. E non perch mi stava manipolando, ma perch si divertiva davvero a vedere quel figliolo cos sanguigno, cos attaccato alla vita terrena, quando lui, con la sua musica e con la sua fede, viaggiava talmente in alto da vedermi sempre piccino, pur essendo diventato pi alto di lui.
Per, quando tornai a casa e gli feci vedere lo stemma che avevo staccato dal camino della villa di Navacchio, davanti a un costernato e impaurito Giulio, mi abbracci, e non lo faceva spesso.
Hai fatto bene, mi disse, ma non per me e nemmeno per te, ma per i tuoi figli, che cos sapranno, e anche i loro. Tante cose che ti ho narrato, me le raccont mio padre. Purtroppo, a ogni generazione qualche cosa si perde, ci si dimentica, magari si considera non importante come lo era per chi ci ha preceduto. La vita  cos, per il legno di questo scudo, con i tre artigli rampanti, la torre e i monti e questi lambelli donore, rimarr per altri secoli. E magari un giorno qualcuno, con il nostro cognome, chiamer suo figlio Adolfo, come da tradizione, senza sapere nulla del tuo folle prozio. In fin dei conti significa nobile lupo, ed  un bel nome, ed  quello che porti anche tu, dopo Carlo.
A proposito: lo zio Adolfo, prima di morire, nel 1939, ne combin unaltra delle sue. Prese una foto di quando era giovane e se ne fece stampare un centinaio. Attraverso una rivista di cuori solitari, le sped ad altrettante giovani donne in cerca di marito, dando loro appuntamento alla Baracchina Rossa di Livorno. Ne arrivarono una trentina, e lui si present a ciascuna di loro, ma non ce ne fu una che ravvis in quel vecchio il giovane bello e aitante che era stato un tempo.
Aveva giurato a se stesso che avrebbe donato lultimo brillante alla prima che lo avesse riconosciuto. Cos non fu per nessuna, e quando lasci il locale e le deluse donne, prese lanello e lo inghiott. Due giorni dopo mor nel suo letto, da solo, e non si seppe mai di che cosa. Nel testamento, nomin Angiolo erede universale, ma senza lasciargli nulla, se non quellanello e la relativa storia, compreso il finale. Il nonno per lo fece seppellire con quello dentro, se cera davvero, ma non so dove. Se mai riuscir a trovare la sua tomba lo cercher io: daltra parte una vena di follia, in famiglia, c sempre stata.
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FINE.
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Dramatis Coquinaea.
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GI dalle prime pagine si comprende come la cucina, la cuoca Finimola e le ricette siano state parte integrante della storia della mia famiglia, in un percorso dalle stelle alle stalle. Ma  pur vero, per inciso, che lodore della stalla  rassicurante, mentre quello delle stelle sa di solitudine. Le ricette che seguono sono quindi parte integrante di questo romanzo, vere come lacqua che esce dal rubinetto, ritrovate su vecchi appunti di famiglia, sentite oralmente o vissute sulla mia pelle di ragazzo. Gli esperti andranno felicemente a caccia di errori, ma di questi  piena anche la storia, non solo quella dei Martigli. E meno male: senza di loro, gli errori intendo, il mondo non sarebbe migliorabile.
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Ribollita.
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Vi sono molte versioni, ma tutte richiedono che questo piatto sia cotto due volte, altrimenti non sarebbe ri-bollito.  una zuppa composta principalmente di pane vecchio e verdure, nata nelle campagne pisane. Fondamentale  il cavolo nero, meglio quello ghiacciato perch risulti pi morbido. Poi ci vorrebbero i fagioli, ma in questo caso il legume  la cicerchia, quasi scomparsa dai nostri deschi. E non a caso: infatti lassunzione ripetuta pu provocare sindromi neurotossiche, stati di alterazione nervosa, convulsioni e paralisi. Succedeva, un tempo, perch questo legume resiste e prolifera in caso di malattie delle piante e di siccit, e quindi il popolo contadino non poteva mangiare altro. Ma un po, come tutto del resto, fa bene, ed  un gusto antico. Quindi: facciamo bollire verdura (porri, patate e cicerchia con un po dacqua o, se si  ricchi, di brodo) in un pentolone di coccio su strati di pane, e poi ribolliamo in un altro di rame, con un bel fondo spesso, per evitare che si attacchi. Un filo dolio a crudo, erba cipollina tagliata fine o fettine di cipollotto bianco. Ora conviene aspettare perch la ribollita  pi buona tiepida.
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Crostini aglio e lardo.
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Sono una bomba che fa per met bene e per laltra pure, se presa in modica quantit e una tantum. La preparazione  semplice e gustosa e, se fatta in compagnia, anche divertente. Per i crostini occorre tagliare a fette sottili il pane toscano, ovvero quello sciapo di grande forma. Una volta abbrustolito in un tegame antiaderente con un filo, ma proprio un filo, dolio, vi si passa sopra uno spicchio daglio (meglio se  quello rosa). A questo punto vi si adagia sopra una bella fetta di lardo, ma guai a farla sciogliere: il lardo sciolto  infatti una colla che si spande nel sistema arterioso. Quello crudo, oltretutto, mantiene meglio quel sapore aspro e dolce che sa di collina toscana in settembre. Quindi pane appena caldo, non troppo, che non faccia sciogliere il lardo, ma che ne spanda il profumo per la casa. A goderne sarete voi e il colesterolo, che vi vorr un gran bene.
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Salsa piccante.
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Una volta, in Tunisia, mi portarono una minestra rossa, che trovai ottima ma un po troppo piccante. Solo al ritorno del cameriere, e a fronte della sua meraviglia, compresi che si trattava di una salsa da accompagnare al couscous e non da assumere a cucchiaiate, come avevo fatto io. La preparazione  davvero semplice. Peperoncini rossi da cui siano levati i semi, in quantit maggiore o minore in dipendenza del piccante che si vuole raggiungere. Pomodorini rossi, pi o meno acquosi a seconda se si voglia pi una broda o una crema rossa. Un po di sale, mezza cipolla di Tropea e una carota. Frullate il tutto e passate al colino, per ottenere la broda. Altrimenti lasciate cos. Dico frullare, e cos pi avanti, ma allora si andava di mezzaluna e olio di gomito.
Coda di pecora
Di questo misterioso piatto, con laltrettanto misteriosa glassa verde, esiste soltanto un appunto del bisnonno. O se l sognata, o ha voluto esagerare, o si tratta semplicemente di uno dei suoi scherzi ad appannaggio dei posteri. Tuttavia, se qualcuno sapesse dellesistenza di un eventuale simile piatto, gli donerei volentieri un mio romanzo a scelta con dedica personalizzata. E in pi contribuirebbe a colmare unimportante lacuna culinaria.
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Cacciucco.
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Lantico nome  kk, parola turca, moresca e piratesca. Il rinomato piatto fu introdotto in quel di Livorno dai marinai arabi che frequentavano il porto labronico.  un piatto di cucina povera, fatto un tempo con i pesci che non si potevano vendere al mercato, insieme ai molluschi che restavano impigliati nelle reti. Insomma, di tutto un po, da bollire e da adagiare su delle fette di pane abbrustolito, grattato daglio, e dal XVI secolo in avanti con laggiunta di pomodoro. Attenzione per: in teoria niente olio, che ai tempi costava troppo, e niente vino bianco, perch sul cacciucco ci va il rosso. Comunque, se proprio ci tenete a sapere come si fa: si scalda in una padella dellolio, vi si gettano 4-5 spicchi daglio schiacciati anche vestiti, che si gode di pi. Quando sfrigola si mette del peperoncino al posto dellaglio, e si aggiungono dei pelati schiacciati a forchetta. Dopo una quindicina di minuti, si buttano i pesci, che sono piccini e quindi cuociono in meno di un quarto dora. Se serve, aggiungete acqua, poca, perch il cacciucco non  una broda. E terminate quindi la cottura andando di pepe a velo quanto se ne vuole.
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Tordi.
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Vegetariani, vegani e fanatici saltino questa ricetta, oppure la leggano come monito per le future generazioni di un perverso scrittore toscano dedito ai pi biechi piaceri della carne. In questo caso dei tordi. La loro morte, ovvero, il massimo del gusto,  di una semplicit monacale: alla scottadito. Aperti come fossero polletti alla diavola e posizionati allinterno della griglia, salateli soltanto sulla schiena e ponete questultima dalla parte della brace. A seconda della grandezza e della potenza della brace ci vorr meno di un quarto dora. Baster aggiungere un goccio dolio doliva toscano spremuto a freddo e raggiungerete le vette estetiche della genuinit. Berci qualche sorso di Brunello o di un Nobile di Montepulciano sarebbe lideale, ma un robusto Sangiovese  pi che sufficiente.
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Tagliata.
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Se non  alta minimo tre-quattro centimetri non  tagliata doc. E, senza esagerare, se non  di razza chianina, si perde la met del piacere. Tuttavia limportante  la cottura, marrone fuori e rossa dentro, senza il sangue che scivoli nel piatto come un omicidio appena consumato. Che si faccia alla brace, sulla pietra o al limite perfino in padella (di quelle con la piastra di almeno un centimetro, altrimenti mangiate le fettine di vitella che  meglio), si deve salare con il sale grosso, sempre e soltanto alla fine della cottura, e guarnire con del rosmarino, ciuffetti di rucola e grani di pepe nero. Se al ristorante la vedeste accompagnata da pomodorini o sentiste odore di aglio, respingete il piatto con sdegno da intenditori, prendendo finti appunti su un libriccino nero, come se foste funzionari della Guida Michelin in incognito. Mangiarla a casa  meglio, ma Se stava in frigorifero, toglietela almeno un paio dore prima di cuocerla, tre minuti per lato. Infine il trucco magico perch sia tutta morbida: dopo cotta, lasciatela qualche minuto a riposare in modo che i succhi interni si riposizionino per tutta la carne, e non al centro dove si sono rintanati per fuggire il calore.
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La sosta alcolica.
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Di Brunello di Montalcino sono piene soprattutto le biblioteche dei ricchi americani. Il bisnonno amava il Paccagnini, non so per quale motivo. Forse perch aveva trionfato allesposizione di Bordeaux nel 1904. Ma allepoca cerano gi il Biondi Santi, il Barbi, il Franceschi, tanto per nominare i pi famosi. I Barolo, agli inizi del XX secolo, erano pi famosi, forse perch vicini geograficamente alla Francia, che dettava legge in campo vinicolo. Cos avevamo i Marchesi di Barolo o i Fontana Fredda (si scriveva proprio staccato) e quello dei nobili Falletto, considerati i primi vinificatori di Barolo. Per la curiosit dei non intenditori, il Brunello  monovitigno sangiovese della zona di Montalcino, il Barolo  monovitigno nebbiolo, delle zone di Barolo e Barbaresco. Del Nebbiolo si trova anche in Valtellina e, con il passito, ci si fa lo Sfursat, secco come una schioppettata. Quindi non  bestemmia il Nebbiolo fuori dal Piemonte: non  come il basilico coltivato in Toscana, che, vattelappesca, sa per di mentuccia e non  buono per il pesto.
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Polpo briao.
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Difficile non sorridere nellimmaginare le movenze di un polpo ubriaco, briao in livornese. In realt il povero polpo  tagliato a pezzettini, pi piccoli sono e meglio . Dopo aver fatto rosolare laglio in un po dolio, si aggiungono un paio di foglie di alloro e dei bei pezzettini di peperoncino. E ora, gi con il polpo che si fa affogare in una mezza bottiglia di vino rosso, per poi mettere il tutto a bollire per qualche minuto. Quindi si tappa la padella con un coperchio di cotto, che tiene meglio, e si abbassa il fuoco fino al minimo, lasciando gorgogliare il composto per un tempo che va da mezzora a unora (meglio): dipende da quanto grossi sono i pezzetti di polpo. Spruzzate quindi soltanto ora del prezzemolo fresco tritato (mai cuocerlo, a mio avviso) e lasciate che si raffreddi, perch quando la roba  troppo calda i sapori si perdono. Il massimo del gusto, in genere, si ottiene con quel tiepido da risveglio al mattino sotto una trapunta con qualcuno da coccolare.
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Pasticcio di fegato di cinghiale.
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Facile da cucinare, difficile farlo venire bene. Comunque, vale la pena di provarci. Dopo aver tagliato sottile sottile il fegato, e avere sciolto del lardo in padella unito a cipolla, basilico, rosmarino, maggiorana e scalogno, fate rosolare il tutto a fuoco lento e vi aggiungete sale, pepe e qualche foglia di alloro. Bagna quindi bene con del marsala, e poi prendete il composto e gettatelo nel tritatutto. Non  mica finita. Unite il lardo avanzato da prima, passate allo staccio e mettete a cuocere in padella a fuoco lento come una lumaca, aggiungendo del cognac con delle uova sbattute insieme al parmigiano, quasi voleste fare unomelette. Questintruglio, gi buono e saporito di per s, tanto da poter essere spalmato sul pane, alla vista appare volgare. Per arrivare al pasticcio, dopo avere bene mescolato il pappone, inseritelo in una pentola a fuoco sempre lento e a bagnomaria per due ore abbondanti. Ma non  finita ancora. Prima che si freddi aggiungete negli stampini o nello stampo del lardo fuso che sembrer un collante. E alla fine, se non avete pi voglia di mangiarlo  comprensibile, ma avrete fatto la gioia dei vostri commensali, sempre che non siano vegetariani.
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Sorbetto di mele.
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Fare lo sciroppo  facile: basta un po dacqua e zucchero, bollite e mettete da parte. Aggiungete una spruzzata di limone alle fettine di mele, frullate, unite lo spumante e frullate ancora. Mescolate lo sciroppo con il frullato in una gelatiera, poi a riposo per circa mezzora. Montato a neve lalbume, incorporatelo alla purea di mele e mettete in frigorifero. Guarnite con petali di rosa, frutta candita e uno stecco di cannella come fosse un biscottino, significa far cadere ogni tentazione ed esaltare la vista, complemento necessario alla degustazione del buon cibo. Ora  facile fare il sorbetto, ma fino agli anni Venti il ghiaccio era un problema. Si portava con i birocci dalle montagne e a spalla fin nelle case. Per il sorbetto e altro si usava quindi una grattugia con contenitore annesso che raschiava e tratteneva il ghiaccio.
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Fette di piadina al sugo.
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Se pure la piadina  un piatto di origini etrusche e se pure il Pascoli in Romagna dice della piadina le quattro quadre mangio ancor del pane rude di Roma, il suo utilizzo come succedaneo degli spaghetti  da non imitare. Eppure si faceva, in guerra, ed era cibo tuttaltro che da disprezzare. Acqua e farina, nasce la piadina: tagliata a fette sottili in modo da sembrare spaghetti e condita con il pomodoro. Eppure, da provare, con un pizzico di peperoncino e di parmigiano. Non va dimenticato che, nella mia terra, piadina si diceva un tempo bico, e in certe zone si dice ancora.
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Filetti di baccal.
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Non li ho mai graditi, vizio di famiglia. Per se fritti in padella sono pesanti, nonostante siano smorbati dal succo di limone (ebbene s, sul fritto ci sta bene); al forno, con delle fette di patate precotte e sopra grattugiato del pecorino profumato, e un filo dolio a freddo, senza pomodoro, per favore, i filetti acquisiscono se non una nobilt un legittimo posto. Un paio di spicchi daglio renderanno pi digeribile ancora questo piatto che ha il vantaggio di far fare bella figura al cuoco, con un costo risibile. Io ci berrei sopra uno spumante lambrusco di quelli da esposizione, tipo Cantina della Volta.
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Ricciarelli.
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Ne facciamo ottanta in modo che, anche quando gli ospiti se ne siano andati, ne rimangano per noi? Pesate: cento grammi di farina, sei cucchiai dacqua, un chilo scarso di mandorle pelate e un cucchiaio di estratto, ottocento grammi di zucchero e quattro albumi. Lievito a parte, un cucchiaino. Frullate insieme le mandorle, quasi tutto lo zucchero e mescolate. Intanto il vostro compagno o la compagna, perch  pi bello fare le cose in due, avr versato un po dello zucchero rimasto e lacqua in un pentolino. Appena calduccio, si uniscano i due composti, si mescoli con zucchero a velo e lievito e si lasci risposare per una mezza giornata, coprendo il tutto con uno straccio: non mettetelo al sole. Passate le giuste ore, montate gli albumi a neve e mescolate ancora con lo zucchero che avete avanzato, e lavoratelo con le mani come se doveste massaggiare un gatto. La pasta non superi il mezzo centimetro di altezza, quindi tagliatela, non nella solita losanga, usate la fantasia, e mettete i biscotti sopra la carta da forno nella leccarda. Dopo circa dieci minuti a 100 C gi preriscaldato, saranno pronti. Ma occhio, perch ogni forno ha una sua anima e una sua personalit: quindi vige la regola dellocchio. Mai farli scurire, meglio un filo pi crudi che un filo pi cotti.
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Pasticcio di piccioni.
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Siamo punto e daccapo. Come nel caso dei tordi. Lho mangiato forse pi di trentanni fa e mai pi, ma fa parte delle ricette di famiglia. Per i contenuti, la lettura di questa ricetta  sconsigliata. Lintingolo  preparato a base di tutte le interiora che abbiamo levato al piccione aggiungendo la parte grassa del prosciutto, quella che al supermercato piange il cuore quando viene tagliata via, ma la legge del colesterolo impone tali sacrifici. Impastate quindi farina e lievito con un pizzico di sale e burro in quantit non economiche. Non si pu non strafare. In una capiente pirofila dalle pareti imburrate adagiate quindi sulla pasta i pezzi di piccione, con linguine di uova sode, lardo meglio del prosciutto cotto, e amalgamate con quel sughetto di interiora preparato in precedenza. Finimola vi aggiungeva pinoli, gherigli di noce, pepe nero e zenzero. Chiudete con un velo di pasta, spennellate di tanto in tanto con un tuorlo, levandolo dal forno per osservarne la doratura, durante unattesa di unora, poco pi poco meno: sappiamo che i forni sono liberi e autonomi come gatti. Ognuno ha la sua particolarit. Non fate bruciare, mai: con la fatica che  costato potrebbe scapparci un pianto senza remissione.
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Tartufo.
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Non si cucina, si compra, se si possiede denaro in abbondanza o se si  folli di questo tubero puzzolente e straordinario. Si conserva in carta da pane, che va cambiata ogni giorno, in frigorifero, nella parte meno fredda. Si pulisce dalla terra solo il pezzo che si usa: il resto aiuta la conservazione. Inutile spendere soldi per le spazzole ad hoc: uno spazzolino da denti, a setole dure, sar perfetto. Il bianco si pu conservare per cinque-sei giorni, il nero anche per un paio di settimane. Il motivo non esiste, ma  cos. Tuttavia, lo stato conservativo aumenta, se tritato e amalgamato con del burro, oppure cotto in un olio che ne conserver laroma anche per tre-quattro settimane, se ben chiuso. Nel riso? No, il tartufo si secca a stare senzaria:  vivo, come un cristiano.
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Rigatoni alla pagliata.
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 un piatto quasi estinto, credo ormai sia semiclandestino. Perch la pagliata  lintestino tenue del vitellino, che non ha assunto altro cibo se non il latte materno. Un cibo crudele quindi, che tuttavia esiste, come il Maligno che viaggia per la terra, e ignorarlo non significa annullarne lesistenza. Il piatto  tanto semplice quanto popolare, perlomeno nella tradizione romana. Compagni indispensabili sono i rigatoni, possibilmente cotti in mezzacqua per poi saltarli in padella, insieme alla pagliata tagliata in salsiccette, quindi condite con aglio tritato, prezzemolo, rosmarino, noce moscata, sale e pepe. Tutto cotto poco, e senza levare il chimo, che d al condimento quel sapore forte e asprigno. Aggiungerci il pomodoro  una scelta, che d colore ma altera il sapore. Mentre innaffiare la scodella fumante di pecorino  un dovere.
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2a sosta alcolica.
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Lassenzio  un distillato nato in Francia alla fine del XVIII secolo, composto per lo pi da fiori, erbe e foglie di una pianta, lartemisia absinthium, con semi di anice verde, e per il suo colore venne appunto chiamato La Fata verde. La sua fama  dovuta allambiente bohmien della fine dellOttocento, tra il Decadentismo e la Scapigliatura; quando venne proibito (forse perch dava fastidio ai grandi produttori di whisky e cognac), la sua sinistra nomea aument. Si mormora che contenga un principio, il tujone, in grado di produrre risultati simili alla cannabis. Provare per credere. Sa di anice e di mentuccia, e ancora oggi offrirlo, pi che berlo, sa molto di cultura alternativa ma politicamente scorretta.
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Tagliolini allastice.
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Per lastice occorrono tanti soldi. Una volta trovati, fatto lacquisto, si spezza in due e si estrae la polpa. In un tegame si scaldano 3 cucchiai di olio extravergine (ai tempi non era necessaria la precisazione) con aglio, scalogno e peperoncino, e si lasciano appena colorare. Vi si aggiungono le chele e la testa, rotte con il batticarne. Si sfuma con vino bianco e 1 bicchiere di brandy (anche di cognac, ma siamo in Italia, viva il brandy). Si copre il tutto con acqua bollente e si lascia sobbollire per circa mezzora, finch la salsa non risulti addensata. Poi con un passino si filtra il composto ottenuto e si condisce la pasta, aggiungendo la polpa intera, precedentemente bollita, in bella vista. Abbiamo finito, anche se il solito fanatico ci aggiunge il pomodoro. Al massimo 2 cucchiaini di passata tanto per fare un po di colore. Finimola, invece del pomodoro, alla fine condiva i tagliolini al dente con un filo dolio e del limone.
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Fois gras.
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Da non confondere con lomonimo pat. Si compra a carissimo prezzo, ma il miglior rapporto qualit prezzo appartiene a quello prodotto in Ungheria dai Frstenberg. Ma mi viene il voltastomaco a pensare come viene prodotto. Comunque si taglia a fette, si mette in un tegame antiaderente a fuoco medio per pochi minuti. Se proprio si vuole, nel piatto, un po di pepe e due gocce di limone.  il paradiso che nasce dallinferno.
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Filetto alla ruchetta.
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Il filetto  filetto quando, come per la tagliata,  alto fra i tre e i quattro centimetri. Marroncino fuori, dentro rosso ma senza sangue che cola. Sulla brace cinque minuti per parte  il tempo corretto. La ruchetta selvaggia si distingue dalla coltivata perch questa ha le punte delle foglie arrotondate. La selvatica  oh, meraviglia   perenne e si riproduce per anni, sopportando il gelo e il caldo pi atroce. Niente ristagni dacqua, per: con questi si accascia, si scurisce e avvizzisce come una vecchia, magra e cattiva megera.
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Ciccioli di maiale.
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Meglio comprarli che farli i ciccioli. Comunque la preparazione  semplice: tagliate il grasso di maiale e cuocete a fuoco lento. Quando diventa color ocra mettete in uno straccio per levargli i residui dacqua e aromatizzate con quello che si vuole: noce moscata, chiodi di garofano, sale, pepe, cannella e perfino mentuccia o buccia di limone. Si conserva allasciutto dentro un sacchetto di lino o di iuta, di quelli che traspirano.
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Bocconcini di cinghiale fritti.
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Non c niente da spiegare. Si prendono dei bocconcini di cinghiale, grassi e magri non importa, e si friggono in poco olio. Si tirano su con un passino e si adagiano sulla carta da cucina spruzzandoli con un po di sale. Prima che si siano intiepiditi, se li avete cotti, li avrete gi mangiati. Nella cucina moderna, mi suggerisce la mia personal cook, per rendere pi morbido il cinghiale, ma anche il maiale o qualunque pezzettino di carne men che duro, lo si deve mettere in un tegame con dellolio a 60 C per circa unora.
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Babb.
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Ci vorrebbe un intero libro per parlare (non per scrivere, che  pi freddo) di tutte le varianti del babb, della sua storia secolare e delle leggende nate intorno a esso. Posso dire solo che limpasto, cui si  aggiunto il lievito di birra, va tenuto nello stampo e sotto un canovaccio per mezza giornata. Va poi cotto nel forno gi caldo per un tempo indeterminato a una temperatura indeterminata, fino a quando non avr assunto un colore ambrato. Quindi va dimenticato per un giorno per smaltire lumidit residua. E ora viene il bello, perch va inzuppato letteralmente nel liquido che preferite  rum, alchermes, limoncello, sciroppo di rosa, genep, anice  a seconda del sapore che volete dargli. Un tempo, nellimpasto si metteva delluvetta. Nel caso vogliate provare a farlo, usatela, non ve ne pentirete. E se lo offrirete, fate dei cuoricini (con quegli apparecchietti buffi che usano i cuochi) utilizzando la scorza di limone. Nessuno/a vi resister.
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Mozzarella.
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Sono un vero esperto nella preparazione della mozzarella, avendone ipotizzato perfino una produzione artigianale dopo aver dato le dimissioni da dirigente di banca e non sapendo se mi sarei potuto mantenere con la sola scrittura. Tuttavia, nessun lettore ha un impianto industriale, se pur minimo, e se lo avesse non avrebbe bisogno di leggere questa nota. Agli estimatori quindi solo alcuni consigli: la mozzarella deve essere gommosa, filare come caucci. Va prodotta e consumata in giornata: se messa nel frigorifero perde le sue qualit organolettiche e gran parte del sapore. Ricordate che si ottiene una doppia quantit di mozzarella con il latte di bufala rispetto a quello di vacca: e ci dipende solo dalla differenza di grassezza. Non sprecate questa bont aggiungendo olio o pepe: se non  buona di per s, non vale la pena di comprarla. Ah si chiama mozzarella perch si mozza proprio, stringendo il formaggio tra indice e pollice.
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Pesce finto.
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Quello di Finimola, riportato nel diario del bisnonno, non  in realt il classico pesce finto che si ottiene mescolando tra loro il pur di patate, il tonno sgocciolato, due capperi, sale, pepe e limmancabile maionese. Dando poi al tutto laspetto di un pesce. Aveva comprato un bel trancio di salmone affumicato, laveva tagliato a forma di pesce, guarnito con rondelle di uova sode, erba cipollina e prezzemolo. Un bel piatto patriottico, bianco, rosso e verde, magari da fare in caso di vittoria della nazionale di calcio ai Mondiali?
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3a sosta non del tutto alcolica.
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Questa citazione non  del tutto corretta: non so di quale champagne si trattasse. Ma quello Mumm, per lItalia, ha un significato particolare. Alla fine della Seconda guerra mondiale, il tenente Ernst Reimers, comandante della guarnigione nazista di Portofino, aveva ricevuto lordine di minare e di fare saltare il monte omonimo e il borgo. La baronessa Von Mumm, ultraottantenne e vedova di Alfons Mumm, uno degli eredi della casa vinicola, lo affront e lo convinse a disobbedire allordine. Andate a visitare la sua tomba, al cimitero protestante sul monte, e la sera bevete alla sua memoria, anche solo unaranciata, perch  grazie a lei se Portofino esiste ancora con tutte le sue bellezze. Il t Darjeeling  qui nominato in quanto era chiamato lo champagne dei t. Personalmente preferisco lEarl Grey, che deve il suo nome al conte (Earl) Charles Grey che, quando era Primo ministro inglese, ricevette in dono un t aromatizzato al bergamotto siciliano.
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Blinis al caviale.
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Non c niente da cucinare, e per capire di che cosa si tratta, basta ricordare che in francese si chiamano crpes, ma blinis  la traslitterazione dal cirillico perch il caviale  russo, e tutto il resto  menzogna. In persiano pare tuttavia che caviale significhi pesce generatore di uova, un termine del tutto appropriato. Il caviale che trovate sui mercatini a venti euro la confezione non  caviale, anche se letichetta e il venditore di lingua slava, persino in casa Russia, asseriscono il contrario. Quello autentico, dal Beluga Grigio allOssietra, preferito da quel folle di zio Adolfo, costa cifre da borse firmate. Per intenderci, mezzo chilo (non siate tirchi con gli amici) di beluga grigio, da Fauchon, costa, al momento, poco meno di cinquemila euro.
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Frittata di uova di quaglia.
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La differenza rispetto alluovo di gallina, dimensione a parte, risiede nella percentuale di colesterolo, che nella quaglia  decisamente inferiore. Una volta tranquilli sulla freschezza, mangiamole senza problemi, facciamone delle frittatine deliziose. Quella con spinaci e porro, oltre a essere squisito il mix di gusti, fa anche bene. Per la quantit vale il rapporto sei a uno con luovo di gallina. E se si bevono fresche bucandole con lo spillo, avremo dei deliziosi sassolini da dipingere, riempire di sabbia, plastificare e utilizzare come rocce in un giardino bonsai da scrivania. In mezzo a tutti questi innocenti passatempi, non va dimenticato il loro deciso effetto afrodisiaco, perbacco.
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Ortolani ripieni.
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Vale quanto gi detto per i tordi, compresa la preparazione. Solo che non vanno aperti, ma limpasto di petto di lepre e fegato doca, frattaglie sminuzzate di pollo, cinghiale e coniglio, lardo, chicche di marzapane, mandorle e fichi secchi va inserito allinterno delluccello. La cui caccia e relativa cucina  proibita, fortunatamente, sin dal 1979: ma qui siamo nel 1911. Quindi, non andr oltre nella ricetta, rimandando alla rilettura dei pensieri di Finimola. Si narra come mangiare degli ortolani fosse lultimo desiderio del presidente francese Mitterand, al cui palato e alla cui cuoca personale si  ispirato il delizioso film La cuoca del Presidente, di Christian Vincent.
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Crostoni alla francese.
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In realt sono una variante di quelli toscani, a quanto dice lo sciovinista bisnonno. Sul pane toscano abbrustolito, appoggiate delle fettine di fegato doca, appena scottate e spruzzate di pepe bianco.
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Timballo di riso.
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 tuttaltro che semplice, anche per me, quindi la far breve, perch ci sono fior di ricettari pronti a dispiegare consigli. Si metta a bollire met acqua e met latte per poi aggiungere il riso che cuocia un quarto dora. Per evitare mappazzoni, preparate a parte una salsa besciamella piuttosto liquida unendola quindi al composto. Alla fine girate con due noci di burro e un po dolio  sissignore, tutti e due , poi mettete nel riso prosciutto cotto tagliato a pezzi e pecorino, sbattete due uova con il sale e rimescolate il tutto. Nello stampo grattate del parmigiano e pigiate il riso con un cucchiaio. Tutto nel forno caldo a 180 C per circa venti minuti, e non voglio responsabilit.
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4a sosta alcolica con inzuppo.
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Ci sono tanti modi per gustare i cantucci: con il vin santo tradizionale, il Picolit o addirittura con un rosso Aleatico, che si fa allisola dElba. Ma il bisnonno preferiva a tutti il Madeira. Piccola curiosit:  stato osservato come luomo che inzuppa il cantuccio nel vino, ovvero pucci il biscotto, nonostante le contrarie apparenze, abbia vaghe tendenze al femminile, quello che se lo mette in bocca e poi ci beve dietro sia invece di testosterone alto.
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Cantucci.
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Per fare i cantucci toscani non ci vuole molto se non un po di pazienza e precisione. Ingredienti: per mezzo chilo di farina, la met delle mandorle, quattro uova, unarancia e trenta grammi di burro, ma la vera e antica tradizione mette lolio al posto del burro. Mescolate farina e uova in una scodellina, e grattateci la buccia dellarancia, senza essere avari, tanto poi larancia va mangiata. Aggiungete allimpasto le mandorle precedentemente tostate in forno e successivamente spezzate in due-tre parti. Il tutto va messo a 180 C per una ventina di minuti, bene avvolto in un foglio di carta da forno. Il composto sar ancora morbidoso, quindi si taglia obliquamente, per creare i cantucci. Separati tra loro e reinfilati in forno per altri cinque minuti, i cantucci sono pronti. Va bene, sento gi le voci che dicono di passarci sopra lo zucchero a velo, ma a me non piace e poi  difficile scrollarlo via dalla camicia, specie se scura.
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Brodo di cappone.
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 semplice brodo di carne fatto con quella del cappone. Niente altro. Per cui dopo aver messo il cappone nella pentola con acqua fredda (cos le essenze passano dalla carne allacqua), cipolla, carota, sedano, alloro e pepe in grani (niente prezzemolo, semmai rosmarino), fate bollire il tutto. Levato il cappone si filtra il brodo e si lascia raffreddare per una giornata in frigorifero. E il brodo  pronto per quello che volete, dai tortellini alla suga per i crostini.
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Polenta.
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Non mi piace, ma  citata, anche se rimasta sullo stomaco. Acqua e farina di quello che volete, dal granoturco alle castagne. Ci sono impastatrici che fanno tutto loro, cos si evita di sudare quando si gira con il mestolo di legno mentre si cuoce. La sopporto farcita con il gorgonzola, o con il sugo del gulasch, anche se per questultimo preferisco il pur di patate.
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Frittata di pasta.
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Non  un piatto povero, piuttosto il piatto del giorno dopo. Piatto corretto, nel senso che  peccato buttare via dellottima pasta al sugo, che per il giorno dopo  scotta. Si mettono in una ciotola da due a quattro uova a seconda della quantit di spaghetti avanzata. Con la frusta si sbattono insieme a dellottimo parmigiano grattugiato, sale, pepe, noce moscata e un zinzinino di burro, ma meglio sempre dellolio. Si compatta la pasta avanzata con questa composta, si aggiunge della mozzarella tagliata a dadini e si mette il tutto in un tegame con un filo dolio. Se viene una specie di mattonella rotonda di pasta, vuol dire che le quantit sono giuste cos come la frittura. E va girata almeno quattro volte, per ottenere quella leggera crosticina dorata. Non fate bruciare mai: non  un avvertimento ma una minaccia.
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Gelatina di pollo.
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 per questo che si dice che gallina vecchia fa buon brodo, e il buon brodo diventa gelatina. Dopo averla svuotata per bene, e messo da parte il petto, buttate il tutto in un pentolone ricolmo dacqua con ogni verdura a disposizione, e lasciate sobbollire per quattro ore. Schiumate pi volte e passate alla fine il brodo in un colino. Aggiungete due chiare duovo per rinforzarlo e ponetelo di nuovo sul fuoco con del vino, che fa sempre sangue. Lasciate raffreddare in frigorifero o, se dinverno, fuori dalla finestra. Alla fine la scodella con la gelatina (gelata, appunto, perch si ottiene dal gelo) profumer e tremer come una colomba desiosa.
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5a sosta post alcolica.
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Secondo il diario del nonno, Finimola aveva un rimedio straordinario per far passare la sbornia: un intruglio a base di acqua salata, cavolo e banana. Se qualche lettore, dopo una notte di bevute, ha trovato conforto da questo rimedio, gli sar grato se me lo far sapere. Come accennato, Pietro era un burlone, anche: magari questa sbobba faceva vomitare, ottenendo comunque un effetto terapeutico sulla sbornia stessa.
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Vellutata di piselli.
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La vellutata  buona sia calda sia fredda e si pu fare con tutto, dai fagioli alle carote, dalla zucca ai piselli, come in questo caso. Era molto apprezzata in casa perch oltre ai pezzettini di pane, il bisnonno voleva nella crema dei dadini di prosciutto saltato in padella. Non necessari ma, per quanto mi riguarda, opportuni. Comunque, patate bollite e piselli in quantit 4-5 e 5-5. Una mezza cipollotta tagliata fine, olio, sale e pepe. Il tutto dentro un buon frullatore, e dovrebbe andare bene tanto brodo quanto la somma di piselli e patate. Se la volete scaldare, alla fine pezzettini di pane abbrustolito e olio a crudo: un po di peperoncino non guasta ma lavo ci metteva il pepe.
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Torta di mele.
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La torta di mele di Finimola pare fosse di unica semplicit e si trattava soprattutto di una crostata. Due etti di burro, poco pi della met di zucchero, tre etti di farina, tre tuorli duovo. Stendete la pasta nella teglia e tenetene un po da parte per fare il graticcio, e alla fine le mele, almeno quattro, tagliate a fettine con altro zucchero sopra, e in abbondanza. E via in forno, per poco meno di mezzora, sempre ricordando che ogni forno ha una sua propria vita e personalit. Sopra, Finimola metteva del mascarpone a freddo, come fosse panna: una goduria senza limiti. Il croccante di mandorle  unantica e ulteriore variante.
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Anatrone al forno.
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Un filo dolio e lanatrone va messo al forno e cotto fino a quando lesterno non appare dorato e brunito, quasi bronzo. Non fatevi ingannare dal rosso della carne: non significa che sia cruda, perch  il colore dellanatra selvaggia. Se avete ricoperto la pelle con delle foglie di pancetta, avrete fatto bene. Ma non basta: allinterno ficcate nellanatra sale, pepe in polvere, rosmarino e salvia, aglio e cipolla, le due coppie della sana cucina. E ancora: ficcate anche dentro il polpettone, che avrete fatto con tutte le interiora, del pane vecchio bagnato di brodo e prezzemolo. Dopo mezzora di forno caldo caldo, tirate fuori lanatrone, aggiungete le patate tagliate a fette e bagnatelo con del vino bianco, per proseguire la cottura per unaltra ora o poco meno, a fuoco basso basso. Ai tempi si festeggiava con lanatrone la fine della mietitura.
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Pane dolce con uvetta.
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Per una buona pagnotta, mettete il lievito in almeno trecento centilitri (non scrivevo centilitri dalle scuole elementari) di latte tiepido, si aggiunge la farina e qualche cucchiaino dolio. Impastate fino a quando le braccia non fanno male e la schiena si  indurita: il dolore aumenter il piacere successivo. Dimenticavo luvetta, nellimpasto. Riposeremo, noi e limpasto, giusto il tempo di cercare e trovare un buon film alla televisione con il quale rilassarsi. Di nuovo al lavoro schiacciandolo e aprendolo per levargli laria fino a dargli la forma preferita. Mettetelo nel forno, spento, e fate lamore per un paio dore. Se sembra troppo, leggete un libro, che non fa mai male. Quindi accendete il forno a 200-220 C, a piacere, e dopo unora circa guardate com venuto il pane dolce. Berci dietro uno spumantino con del solido perlage  la sua morte.
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Stiracchio alla moda di Finimola.
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Si dice che il lesso serva tre volte: come carne, come brodo e come stiracchio, detto anche francesina. In pratica si fa un bel soffritto veloce di mezzo chilo di cipolle, che strabordino dal tegame, con pepe, sale e un quarto di bicchiere dolio. Ci si aggiunge il pomodoro (questa volta ci sta) e si fa cuocere per una mezzoretta. A quel punto si aggiungono le uova, anche quattro, e si d una bella mescolata al tutto, lesso compreso. Un piatto che si pu guarnire con qualche foglia di basilico e un rametto di rosmarino piantato al centro, come una bandiera solitaria in mezzo a un campo di battaglia. Lo sembrer davvero, ma dopo averlo mangiato si potr affrontare un viaggio dinverno in Transiberiana con i finestrini aperti.
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Terrina di coniglio.
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Nel mixer di cucina (ai tempi del bisnonno si andava di coltello o mezzaluna) vanno buttate striscioline di coniglio, pane vecchio, aglio, uova e latte o panna da cucina. Ci sta bene anche un dito di cognac. A questo composto si unisce il solito sale e pepe, la noce moscata, che non deve mai mancare in queste leccornie, e altro olio e una noce di burro per rendere il tutto pi morbido. In pi ci si aggiunge, per renderla toscana, tutto ci che vi  avanzato di prosciutto e salsicce, cui si mescola, per dare ancora maggior sapore, carote e fagiolini (cotti prima) e tanta erba cipollina. Di nuovo il mixer in azione ci regaler un bel composto da mettere in un recipiente di coccio (la terrina, appunto) adatto a essere infilato in forno, coperto da un foglio di alluminio per mantenere lumidit interna. Il forno, gi caldo, andr per unora e mezza almeno. Sfornate, lasciate raffreddare e poi nel frigorifero. A me piace la guarnizione con fettine di uova sode. Insomma, il coniglio  quasi un optional.
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Galantina di cappone.
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Non  difficile, ma per comprenderla occorre amarla, come un uomo un po bizzarro, o una donna, per par condicio. La faccio veloce eppure sar lunga: tagliate a pezzettini carne di vitello e di maiale, prosciutto cotto, spesso mezzo dito, mortadella, pancetta e del lardo. Aggiungete uova, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, sedano e una grattatina leggera di tartufo (se ne pu fare a meno, ma Finimola laveva messo). Frullate il tutto e infilatelo nel cappone disossato, il cui interno sar gi stato salato e pepato, quasi fino a scoppiare. Chiamate un chirurgo che leghi il cappone ben stretto ( fondamentale), avvolgetelo in uno straccio di cucina, richiamate il chirurgo, e rilegate di nuovo. Deponetelo in una casseruola con acqua fredda, grani di pepe e sale e un paio di cipolle. Lasciate bollire per un paio dore, quindi slegate il cappone. Chiamate un operaio di Carrara che porti una lastra di marmo, ponetela sopra il cappone con un disco da dieci chili che avrete sottratto alla palestra. Il cappone, schiacciato per una notte intera, sar quindi pronto per essere tagliato a fette. La galantina viene dal medievale galatina che deriva a sua volta da gelatina: quindi galantina o gelatina sono la stessa cosa, ma la prima fa pi scena.
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Pasta di zucchero.
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Ormai non la fa quasi pi nessuno, ora vanno di moda il cioccolato in mille maniere diverse e la crema alla nocciola. Per la preparazione  dolce e delicata e aiuta a riflettere sui cambiamenti della vita. Disposta la colla di pesce in acqua fredda e sciolta, si mette in un pentolino insieme al miele e a dellacqua. Una volta bello caldo si comincia a incorporare lo zucchero a velo, fino a ottenere una glassa morbida. Si stende poi sul tavolo insieme a dellulteriore zucchero e non deve risultare appiccicosa. A questo punto meglio aggiungere un cucchiaino di glicerina e aromi vari di mandorla o vaniglia. E impastate, impastate, impastate, fino a quando sarete soddisfatti. La pasta  pronta.
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Risotto.
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C un trucco antico, per qualunque tipo di risotto: non usare vino bianco fermo, ma uno spumantino secco. E quando si spegne il fuoco alla fine, lasciare il risotto molto allonda. Dopo un minuto di riposo, riaccendete la fiamma e mantecate una seconda volta. Tutti gli aromi rimarranno maggiormente imprigionati. Provare per credere.
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Baccal con patate.
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A parte lolio fritto, sarebbe un piatto pieno di Omega 3, anche se Finimola non lo sapeva e nemmeno suo marito Nedo. Comunque, dopo aver infarinato il baccal tagliato a quadrotti, soffriggete un po di cipolla, tagliate le patate a rondelle e mettetele a cuocere nello stesso tegame nel quale avete fatto rosolare il baccal per un quarto dora. Dopo una ventina di minuti  tutto pronto e, secondo quanto diceva Nedo, pi si colora il piatto con il nero delle olive e meglio .
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Torta di pane salata.
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Fatta la pagnotta (vedi Pane dolce con uvetta) basta aggiungere, nellimpasto stesso, quello che si vuole, purch sia salato. Io ho provato quello trascritto con grafia incerta dal bisnonno: cerano dentro fontina, provola, dadi di salame e di prosciutto cotto. E pure delle bucce (cos le chiama) di olive nere snocciolate. Da portare in gita nei boschi: sfama e soddisfa.
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Ostriche.
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Preferisco quelle della Normandia, e guai a parlare di ricette. Si gustano con il limone e basta, se si vuole con unombra di pepe nero. Una volta, a Parigi, decisi di farla fuori dal vaso. E per colazione, anzich il classico croissant, andai in una charcuterie e ordinai, alle otto e trenta di mattina, ostriche e champagne. Al momento mi sentii fiero, per il resto della giornata un bischero, tra quello che avevo speso e i dolori di pancia.
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Fondo scuro.
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Dopo la morte del bisnonno, pi mani aggiunsero ulteriori note. Una di queste riguarda il fondo scuro o fondo bruno, che non , come credevo, quello che avanza nei tegami o nelle pentole, ma una sorta di base con cui condire carne pregiata. Oggi si trova gi preconfezionato e basta scaldarlo. Ma la ricetta antica che parla di pollame e selvaggina, vuole che le carcasse siano messe in acqua a brasare nel forno (a legna) con prezzemolo, cipolla, carota, alloro e sedano per sei ore. Ci che rimane va quindi passato nel colino per levare ogni impurit e residui. Il liquido ottenuto sar prezioso non solo per condire la carne ma anche i risotti. E ne baster un cucchiaio per scodella per rendere nobile anche il brodo di pollo. Tuttavia, se proprio putacaso non doveste avere per accidente il forno a legna, non usate quello elettrico, ma la pentola sul gas.
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6a sosta alcolica.
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Un vino moscato bianco nella zona di Canelli era conosciuto gi nel XIV secolo. Moscato sta per profumato di muschio, e la noce moscata potrebbe tradursi in noce muschiata. Anche il porto del Douro Superior (che si riferisce al Nord della zona, non alla bont del porto)  conosciuto almeno dal XVI secolo e la zona del suo vitigno  dallUnesco considerata patrimonio naturale dellUmanit.
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Melanzane.
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Nel Novellino, raccolta di storie popolari del XIII secolo, si racconta di Taddeo Alderotti, allepoca il pi grande medico conosciuto. Costui spieg ai suoi scolari come chi continuo mangiasse nove d petonciano, diventasse matto. Il petonciano  la melanzana, cos detta per leffetto dei peti che provoca. Un suo scolaro, poco convinto, mangi la melanzana per nove giorni e il decimo torn dal suo maestro. Davanti a tutta la scolaresca disse: Maestro, il cotale capitolo che leggeste non  vero, per chio lhoe provato e non sono matto  e pure alzasi e mostrolli il culo . Scrivete, disse il maestro, che tutto questo  del petonciano e provato , e faccio sene una nuova chiosa. Insomma la melanzana non  pericolosa, a parte il noto effetto. Va solo saputa spurgare, il che vuol dire sbucciarla bene, tagliarla a rondelle, metterle con acqua e aceto in un pentolino. Lasciatele cos per una decina di minuti e sballottatele ogni tanto. Quindi sciacquatele, perfetto metterle a strati in uno scolapasta aggiungendo del sale su ognuno, e lasciatele riposare con un peso sopra, tipo quello che si mette sulle acciughe. Tornati dalla passeggiata, le melanzane saranno pronte per qualsiasi cosa le vorrete utilizzare. Tra le migliori, la qualit violetta lunga.
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La sosta alcolica, ma breve.
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Senza fare nomi di prodotti, in Sicilia  da gustare un vino di tradizione, conosciuto forse sin dai tempi della conquista greca. Un bianco secco, da bere fresco, aromatizzato alle mandorle. Cercate il pi puro, senza tante aggiunte tipo caramello o erbe e agrumi vari. Solo mandorle, e deve essere di colore chiaro, appena ambrato.
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Panelle alla milza.
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Non so se si tratti di pane o di panella vera e propria, fatta con farina di ceci. Chi ha scritto la nota mi osserva dallalto o dal basso, a seconda dei peccati commessi. Ma in quel di Palermo il pane con la milza  ancora una tradizione. Oggi si chiama street food perch lidiota, come specie, deve scimmiottare ogni cosa dallAmerica. Strisce di milza e polmoni restano in attesa su un piano inclinato pronte a essere versate, a richiesta del cliente, nellolio sempre bollente. Pani c meusa, pane con la milza, di medievale origine ebraica.
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Carnicini.
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Questi biscotti, incredibilmente nutrienti, sono di pane salato, vuoti dentro, come un cannolo. Allinterno va stipata la carne di montone, tritata a coltello, e insaporita con il mosto. Un agrodolce che a farlo conoscere manderebbe a casa il pi famoso porco dolce e salato di tradizione cinese.
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Aneletti.
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Gli amanti della pasta, almeno una volta nella vita, devono andare alla Mecca della pasta stessa e assaggiare gli aneletti al forno.  una pasta minuscola, a forma di anello. Fatto un trito finissimo di cipolla, fatelo indorare appena in un grosso tegame con qualche cucchiaiata dolio. Aggiungete quindi la carne tritata di maiale e di vitello e mescolate bene. A quel punto gi con vino rosso in abbondanza, alzando il fuoco, e unite del concentrato di pomodoro, un po dacqua per non fare seccare e del sale fino. Trenta minuti di cottura a fuoco basso, aggiungendo sempre dellacqua. Qui qualcuno ci mette dei piselli: io no. Intanto gli aneletti saranno gi cotti, molto al dente, e si uniscono a questo rag profumato. Potreste anche mangiarli cos, ma ora va messo il tutto in una pirofila carezzata dal burro. Si aggiungono pezzetti di primo sale e vi si gratta sopra del caciocavallo o del pecorino siciliano. Quaranta minuti o anche meno, a seconda del forno, e tirate fuori gli aneletti. Per la vista si potranno mettere sopra delle rondelle di uova sode, ma non  necessario. Come uscir dal forno, tutto si sar fuso in unorgia di sapori veementi, ma in bocca si scioglieranno in un unico virgineo fremito.
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Infigghiulate.
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Infigghiulata non significa fatta per i figli, ma incinta. E il pane  come incinto. Dopo averlo creato con farina, lievito, un cucchiaino piccolo di miele e uno pi grosso di sale, si passa alla farcia, che, scrive il nonno, era fatta di ricotta fresca di pecora. Ci si pu tuttavia mettere dentro dei pomodorini sottolio, e pesce, e salumi vari, e provola. Limportante per  che il pane risulti umido abbastanza per poterlo tagliare a fette.
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Arrosto panato.
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Come se non bastasse quello che stava passando, al nonno tocc di mangiare anche larrosto panato, altrimenti i suoi rapitori o assassini potenziali, mafiosi di ieri come quelli di oggi, si sarebbero offesi. Da preparare in fretta, passando la sugna sulle fettine di vitello: impanatele con il pangrattato e friggetele quel tanto da dorarle appena. Ovvio che occorre sapere che cosa sia la sugna, che si d per sinonimo di strutto. No, questo viene da quella, che  linsieme disomogeneo e meno nobile di tutte le parti grasse, ed  giallastra, non bianca, impura, come una lupa siciliana.
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Aglio rosso.
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Solo per notizia: qui si fa riferimento, molto probabilmente, a quello di Nubia, che non  la regione della Valle del Nilo, ma una localit vicino a Trapani. Detto rosso per il color porporino delle tuniche dei suoi bulbilli,  di antica tradizione. Si vuole che masticare questo aglio a crudo aiuti a digerire anche i sassi, prevenga le malattie e tenga lontano i nemici. Su questultimo punto concordo pienamente, ma aggiungerei alla lista anche amici oppressivi, parenti indesiderati, donne e vampiri.
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Minni di SantAgata.
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Minni o MINNE sono le mammelle. A Firenze, in Palazzo Pitti, Sebastiano del Piombo ha immortalato con intenti sadomaso il supplizio di santAgata: il taglio delle mammelle, che per le ricrescevano subito dopo e i torturatori le tagliavano, in un ciclo continuo. C da chiedersi dove fosse la grazia o il miracolo, perch ogni volta la povera donna soffriva come una pecora al macello. Ad maiorem dei gloriam? Comunque la libidine popolare siciliana ha creato un dolce dalle sue mammelle tagliate. Si tratta di semplice ricotta fresca, lavorata con lo zucchero e farcita di canditi, ricoperta da una forma semisferica di pasta frolla bianca. In cima, una ciliegina rossa come capezzolo, e gli ammiccamenti, le risa e le battute salaci un tempo si sprecavano. Oggi, con lofferta che c in giro sui media, si mangiano e basta.
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Sfincione.
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Se dicessi che lo sfincione palermitano  come la pizza alle acciughe non solo mi tirerei addosso lira funesta di mezza Sicilia, ma forse sarei anche in errore. La differenza con la pizza al taglio  tuttavia di complessa riconoscibilit per un non addetto ai lavori. La differenza pu stare nel maggiore spessore dello sfincione, in quel suo rassomigliare quasi a del pan focaccia. Dal fatto di mettere insieme dadini di primo sale e acciughe sulla pasta da cuocere, a sua volta ricoperta da pomodoro e pepe (oltre al sale). O dal fatto che prima di mettere in forno lo sfincione, vada ricoperto di pane grattugiato.
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Cucca.
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 semplice grano cotto, messo a bollire la sera a mezzanotte al fuoco pi basso che ci sia in un pentolone dacqua con un pizzico di sale. La mattina spegnete il fuoco e lavorate la ricotta con un po di zucchero. Buttateci quindi il grano cotto, bello asciugato, e, a volerlo, un po di granella di pistacchi.  pura tradizione siciliana, di una semplicit monacale e mia nonna paterna, boccalona, ingenua e semplice, ne andava pazza.
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Raspadura.
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Tempo fa, a Lodi, ho mangiato la raspadura, e improvvisamente mi  salito alla memoria un racconto della nonna che credetti, allora, frutto della sua fantasia. Aveva visto una forma di parmigiano intera, fresca e profumata. Un uomo vi aveva appoggiato sopra una specie di lama e, con un movimento rotatorio del braccio, staccava dei fazzolettini trasparenti di formaggio. Lei li prendeva delicatamente con le dita e se li infilava in bocca, raccontava, stando attenta a non romperli, che pure quello era un gioco, anche se il sapore non cambiava. E dietro a berci un vino bianco fresco. Semplicit ancora.
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Lampredotto.
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A fare finta di conoscere lanatomia, premetto che il lampredotto  il nome popolare per labomaso, uno dei quattro stomaci dei bovini. Beati loro, si potrebbe anche dire. E si chiama in tal modo perch la sua forma ricorda quella della lampreda, quelle anguille dalla bocca dentata che si attaccano come ventose alle squame dei pesci succhiando loro il sangue e avvelenandolo. Bocche prese a prestito dai pi trucidi film di fantascienza per fare saltare sulla poltrona il malcapitato spettatore. Tornando al lampredotto, questa parte dello stomaco viene bollita e infilata poi in un panino caldo, secondo la tradizione del cibo da strada. Se siete amici del bottegaio, fatevi dare pi spannocchia, che  la parte pi grassa e pi tenera, e meno gala, che  pi dura da masticare, anche se pi saporita, e ha quel color violetto che personalmente mimpressiona. Per farlo a casa bollite a lungo il lampredotto tagliato a pezzi (a strisce, dicono gli intenditori) con della verdura, ottima la cicoria. Poi mettete in un panino la verdura e il lampredotto ancora caldo, con pepe e sale. Lho assaggiato una sola volta, per cultura e non per fame. Dicono, gli altri, che sia di una bont tale da far vedere il paradiso: il fatto  che spesso preferisco un sano inferno.
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FINE.